Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

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AdlerTS
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Messaggio da AdlerTS » venerdì 23 maggio 2008, 21:38

Sei stata più brava di me: non sono riuscito a trovarlo.
Proverò ad ordinarlo via internet :-)


Mal no far, paura no gaver.

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babatriestina
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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » mercoledì 20 maggio 2015, 20:50

in occasione dela ristampa del libro , leggo una recensione un tantino feroce da parte di uno.. che la pensa in modo diverso, Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, personaggio che ebbi modo di conoscere personalmente in occasione di un viaggio in Egitto. Riporto qualcosa:
Il peggio di tutto è la ristampa, di cui proprio non si sentiva il bisogno, del libello di Lorenzo del Boca, Grande Guerra, piccoli generali, UTET, Torino 2015, del quale non salvo nemmeno una pagina.

Degno figlio di tanto padre (il fustigatore del colonialismo italiano, quello che si scaglia contro il revisionismo… degli altri) da
parte mio non dirò cosa penso di chi è capace di scrivere una cialtroneria come che dietro le fanterie che andavano all’attacco c’erano i carabinieri con le mitragliatrici che sparavano su chi si ritirava.

Le mitragliatrici dei carabinieri vengono piazzate dietro le file destinate all’assalto con la disposizione di aprire il fuoco alla schiena dei soldati che avessero appena tardato a gettarsi fuori dalle trincee.
Idiozia copiata pari pari da quanto avveniva nell’Armata rossa a Stalingrado nel 1942, ma che in nessuna, dico nessuna, testimonianza di reduci della Grande Guerra viene riportata. Anche perché, tranne nei deliri del del Boca jr, non è mai avvenuto, anche per l’impossibilità tecnica di piazzare una mitragliatrice in una trincea; né i Regi Carabinieri avevano un numero adeguato di compagnie mitraglieri. Chi volesse farsi quattro risate, o incazzarsi a morte, può comprare l’opera appena citata, di delbocate ne troverà a bizzeffe.


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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » lunedì 25 maggio 2015, 19:25

e a proposito di Cadorna, sempre il Colloredo ( alcuni degli antenati del quale erano pure stati comandanti presso gli Asburgo..)
Personalmente ci sembra da condividere quanto scritto dallo storico britannico Ronald Seth:

Si è però grandemente esagerato sulla disciplina imposta da Cadorna. La maggior parte dei comandanti a lui subordinati, e in particolare Capello, imponevano una disciplina egualmente dura. Anche sulle fucilazioni si è esagerato: ci furono senza dubbio fucilazioni di disertori e di ammutinati, ma non più che negli altri eserciti alleati .

Per quel che riguarda le perdite subite dal Regio Esercito, Mario Silvestri- che non fu certo un esaltatore del Comando Supremo!- osservava

Di fronte a figuri come Joffre e Douglas Haig, il generale Cadorna e persino Capello appaiono dei cuori teneri (...);
è pura leggenda, di cui gli italiani stessi sono responsabili, che le nostre perdite in combattimento fossero eccezionalmente elevate ed i nostri comandanti più macellatori degli altri: lo erano anzi un po’ meno. Le perdite (in morti, feriti e dispersi) subite dagli Italiani, dai Francesi e dagli Inglesi nei primi nove mesi del 1917- quando i tre eserciti ebbero l'iniziativa delle operazioni- furono le seguenti:

Italiani 450 000

Francesi 460 000

Inglesi 590 000

Se poi si limita il confronto all'esercito italiano e a quello inglese schierato sul fronte occidentale (che avevano uguale consistenza numerica) si constata che le perdite degli inglesi furono superiori del 30% a quelle italiane, e distribuite pressoché uniformemente da Aprile a Novembre, mentre quelle italiane sono concentrate nella X ed XI battaglia dell'Isonzo
e anche
per un po' di revisionismo alla rovescia
Scriveva il giornale socialista francese Crapouillot a proposito della repressione degli ammutinamenti dell'Aprile del 1917, dopo il fallimento dell'offensiva di Nivelle, che

Si fecero allineare gli ammutinati su una fila, poi si ordinò che si contassero: uno, due, tre, quattro, cinque. "Il cinque esca dalla riga" diceva il colonnello. Un uomo su cinque era designato a morire .

Queste decimazioni erano cose ben note già all'epoca, tanto che furono presentate anche interpellanze all’Assemblée National, e vi fu un durissimo intervento di Paul Meunier al Comitato segreto
Del resto anche Gianni Rocca nella sua biografia di Cadorna scrive che dopo l'offensiva di Nivelle,

Petain ristabilirà l'ordine facendo crepitare i fucili dei plotoni di esecuzione: vere e proprie decimazioni in massa dei ribelli .


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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » martedì 22 dicembre 2015, 20:29

il Colloredo Mels ha dedicato un libro a Cadorna, e riporto alcune sue osservazioni di presentazione:
Uno studio obiettivo e assai approfondito della conduzione della guerra da parte di Cadorna porta alla smentita di tanti luoghi comuni spacciati per verità storiche: si scoprirà che l’esercito italiano, unico esercito alleato costantemente all’offensiva dall’inizio della guerra, fu quello che fece le maggiori conquiste territoriali, che le perdite italiane furono inferiori a quelle francesi ed inglesi, che le fucilazioni e gli atti d’indisciplina nell’esercito italiano furono molti meno di quelli avvenuti in Francia, che gli italiani nel 1917 avevano superato tecnicamente l’avversario, cui erano inferiori nel 1915, che Cadorna fu l’unico generale alleato a ragionare in termini di guerra di coalizione e non di guerra parallela. Sotto Cadorna l’esercito italiano inquadrò circa tre milioni di uomini, quanti mai né prima né dopo, e combatté le più grandi e sanguinose battaglie della propria storia arrivando ad essere una macchina militare mastodontica, lenta e possente, capace di rialzarsi senza l’aiuto alleato e vincere una guerra, dopo aver subito una catastrofica disfatta. Viene analizzata approfonditamente la battaglia di Caporetto ed la ritirata al Piave, e sono integralmente riportati gli ordini del 18 settembre e del 10 ottobre 1917 dati ai Comandanti d’Armata alla vigilia di Caporetto, che smentiscono definitivamente la leggenda di un Cadorna sorpreso dagli avvenimenti e incredulo circa l’offensiva nemica: ordini che, se eseguiti, avrebbero cambiato le sorti della battaglia; è poi riportato anche lo studio fatto preparare da Cadorna già nel giugno 1917 sul’eventuale ripiegamento al Piave, che il Generalissimo applicò dopo Caporetto, salvando l’esercito e vincendo la battaglia d’arresto. Anche la figura dello spietato macellaio, del fautore di una disciplina crudele ed ottusa tanto cara alla storiografia progressista viene ridimensionata sulla base della corrispondenza con il governo, riportata in appendice. In questo lavoro la figura di Cadorna è vista come appare dai documenti d’archivio, dalla corrispondenza privata, dai giudizi di amici ed avversari, per restituirne un ritratto imparziale basato su una documentazione spesso inedita, che cerca di ristabilire la verità al di là di apologie e denigrazioni.


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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » martedì 22 dicembre 2015, 20:32

e altre due osservazioni del medesimo
Brutta cosa ignorare la storia. L'Austria chiese l'aiuto tedesco perché come dicono TUTTE le fonti austro-tedesche ormai incapace di sostenere una nuova offensiva italiana. Diaz non ha mai fatto nulla più che mettere la faccia ad operazioni militari preparate e condotte da altri.

e anche questa mi sembra interessante come osservazione, sull'opinione dei generali tedeschi al riguardo:
Ludendorff ricordò nelle proprie memorie come a Spa si temesse che, senza l'intervento tedesco, l'esercito austro- ungarico potesse defezionare (così testimoniò il Quartiermastro Generale stesso) al principio dell'inverno:

Alla fine di agosto era cominciata sulla fronte dell’Isonzo l’11a battaglia dell’Isonzo, su un’ampiezza di settanta chilometri, e aveva portato successo agli Italiani. Al principio di settembre si continuò accanitamente la lotta. Fu un nuovo successo per gli Italiani. Le armate austro-ungariche avevano resistito, ma le loro perdite erano state tanto gravi e il loro morale così scosso che nei competenti circoli militari e politici dell’Austria- Ungheria entrò la convinzione che le armate austro- ungariche non sosterrebbero una continuazione della battaglia e un dodicesimo attacco sull’Isonzo. (...) Si dovette decidere l’azione contro l’Italia per impedire la rovina dell’Austria Ungheria .

Ancora più esplicito fu Hindenburg:

Il nostro alleato austro- ungarico ci dichiarò che non avrebbe più avuto la forza di resistere ad un dodicesimo attacco sulla fronte dell’Isonzo. Tale dichiarazione aveva per noi grandissima importanza militare e politica: non si trattava soltanto della perdita della linea dell’Isonzo, ma benanche del crollo di tutta la resistenza nostra .

Uno dei migliori generali asburgici, il General der Infanterie Alfred Krauss scrisse nelle proprie memorie a proposito di Cadorna che

Se gli Alleati [ossia gli Imperi Centrali] non gli avessero con più forte mano strappato la palma della vittoria, passando essi stessi all’attacco nella dodicesima battaglia dell’Isonzo, egli avrebbe, nel dodicesimo attacco al quale egli avrebbe spinto con forte volontà i suoi Italiani, rotto certamente il fronte e si sarebbe impadronito di Trieste.


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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » martedì 24 ottobre 2017, 13:47

I giudizi dei generali austroungarici su Cadorna:
da La Stampa
L’opinione del nemico su Cadorna
I più importanti comandanti austroungarici ebbero parole di ammirazione per Cadorna, e furono estremamente sollevati dalla sua destituzione. Ecco cosa scriveva il generale austroungarico Alfred Krauss: “Fu il più grande e il più importante nemico dell’Austria. L’uomo che ci aveva martellato con undici battaglie offensive e che, metodico come era, avrebbe continuato a martellarci dopo Caporetto, era eliminato. E ciò costituiva per noi un notevole vantaggio. Se gli avversari non gli avessero strappata la palma della vittoria, egli avrebbe rotto sicuramente il fronte ed occupata Trieste”.

Il maresciallo Conrad von Hotzendorff, che fu il Capo di Stato Maggiore dell’esercito austro-ungarico, giudicò Cadorna con parole ancor più lusinghiere: “Fu un Comandante eccellente e un ottimo organizzatore. La sua opera di organizzazione delle Forze italiane va ammirata. Egli è un tenace e prudente uomo; perciò uomo metodico. Tutto quanto si pone in mente, vuole raggiungere ad ogni costo. I suoi meriti verso l’Italia sono grandi. Cadorna, come un vecchio leone, prima di cadere, ci ha sferrato una tremenda zampata sul Piave. Egli ha saputo rianimare gli Italiani e noi abbiamo assistito ad un fenomeno che ha del miracoloso. Gli Italiani si sono riavuti con una rapidità inattesa e combattono con grande valore”. A proposito di Caporetto, Conrad scrisse alla moglie: “Se Dio vuole, Cadorna è stato eliminato dalla carica di Comandante italiano. Siamo riusciti a rovesciarlo e questo è forse il maggior vantaggio conseguito da tutta l’operazione”.


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Re: Lorenzo Del Boca e la prima guera mondiale

Messaggio da babatriestina » martedì 24 ottobre 2017, 13:49

e ancheL
la tattica delle spallate
L’esercito italiano, tranne la parentesi di Caporetto, fu sempre all’offensiva. Gli attacchi (le famose "spallate") nei quali caddero migliaia di nostri soldati, non erano frutto di un'ostinazione cieca e brutale, erano stati esplicitamente richiesti dall’Intesa nelle Conferenze Interalleate di Chantilly nel quadro di una strategia generale che andava oltre l’interesse diretto dell’Italia: il nostro esercito era infatti obbligato a una funzione secondaria, quella di impedire che le forze austriache potessero travasarsi sul fronte occidentale considerato (dai franco-britannici) il principale.

Ogni volta che i tedeschi attaccavano in Francia, l’Italia doveva attaccare gli austriaci per tenerli impegnati. Fu un accordo svantaggiosissimo: gli austroungarici erano arroccati su delle posizioni naturalmente forti, in un situazione che favoriva la difesa, mentre gli italiani non avevano forze sufficienti. Cadorna doveva eseguire le direttive della politica, anche vista la dipendenza dell'Italia dai suoi alleati in ordine ai rifornimenti. Inoltre, il generale era continuamente incalzato dal Governo affinché gli portasse qualche vittoria eclatante per poter pacificare l’opinione pubblica interna, largamente contraria alla guerra. In una lettera di Bissolati alla figlia di Cadorna si legge: “Dica a suo padre che ci dia una vittoria!”. Anche il Comandante asburgico dell’Armata del Carso, Svetozar Boroevic confermava: “Cadorna possiede in alto grado acume e talento militare, ma le sue decisioni sono influenzate dalla politica e sono subordinate alla considerazione che occorra offrire qualcosa al popolo per accontentarlo”.


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