El boom dei jeansinari

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babatriestina
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El boom dei jeansinari

Messaggio da babatriestina »

Approfitto de unìintervista del presidente dela Serbia oggi sul Corrfiere della sera http://www.corriere.it/esteri/12_ottobr ... c25a.shtml
per riportar questa sua frase:
Perché ha scelto l’Italia per il suo primo viaggio?
«L’Italia con noi ha legami da decenni, la Fiat costruì ai tempi dei comunisti lo stabilimento a Kragujevac, dove sono nato, vidi gli italiani fidanzarsi con le serbe. E tutti noi andavamo in bus a Trieste, a comprare vestiti sul Ponte Rosso o il caffè: Trieste, e l’Italia, erano l’affaccio al mondo
Ecco, cosa vi ricordate dell'epoca?
io incomincio con una data abbastanzaa precisa, fine ottobre, primi novembre di un anno che giurerei fosse il 1966: improvvisamente si videro, in coincidenza con alcune feste jugoslave, tante persone arrivare a Trieste, in Ponterosso a fare acquisti: si notavano anche per gli abiti, a volte c'erano bosgnacche in pantaloni alla turca, altre con gonnelloni lunghi e scialli di lana in testa, le ricordo perchè ne feci alcuni disegnini..
cosa compravano? i famosi jeans di scarsa qualità, e le famose bambole, le cosiddette pùpize erano delle bambole abbastanza grandi, vendute in scatole di cartone , con abiti spumeggianti distesi sul fondo. Si diceva che non tutti le comprassero per sè, ma le rivendessero oltre e la battuta era che finivano fino a Vladivostok! mi piacerebbe ritrovarne una foto..
altri si diceva che comprassero tanti jeans, che poi vestivano uno sopra l'altro per evitare la dogana, e ovviamente buttavano ( si diceva) gli imballaggi lungo la strada che portava al confine, in effetti i rettifili prima di Fernetti e di Pese avevano i lati pieni di cartacce. I signori compravano oro da Darwil... e i negozi di abbigliamento triestini si divisero: quelli da "jugostrazze" , l'equivalente degli attuali cinesi ( e pure nelle stesse sedi) a prezzi e qualità bassa, e le boutiques che invece tenevano su i prezzi, mancava il medio. Dicono che i jeansinari non fossero per la maggior parte triestini, ma italiani di altre regioni, e che si facessero tantissimi soldi facilmente.
Le ragazze trovavano posto come commesse, pur di sapere il serbocroato (allora non facevano tante distinzioni..) e nemmeno si chiedeva tanta cortesia.. il caffè era soprattutto il Minas, che costava molto meno dei soliti Robusta o Arabica, veniva macinato fine per fare il caffè alla turca, lo si trovava e lo si trova tuttora al Cremcaffè di Piazza Goldoni, era Primo Rovis il proprietario di allora? che immagino ci facesse ottimi affari..


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sono piccolo ma crescero
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Re: El boom dei jeansinari

Messaggio da sono piccolo ma crescero »

Il trailer di un film (che si può scaricare a pagamento) dove si vedono piazza Ponterosso e le rive ai tempi dei jeansinari.

https://vimeo.com/ondemand/triesteyugoslavia


Non sono abbastanza giovane da sapere tutto. (J.M. Barrie - The admirable Crichton)

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babatriestina
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Re: El boom dei jeansinari

Messaggio da babatriestina »

Oggi sul Piccolo dicono che i jeansinari si son riciclati nella conduzione di case di riposo


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Piereto
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Re: El boom dei jeansinari

Messaggio da Piereto »

Ricordo anno 72, co lavoravo rente le rive , che un giorno go conta' più de sesanta pulman yugo. In quei ani rivavo a postegiarme in riva, ma co sesanta pulman e auto private iera quasi impossibile. I viniva de mattina presto e anche la de la stazion de le corriere, che no iera ancora tripcovich, iera tuto stiva' de autobus. Co de sera i andava via iera per strada monteroni de scovaze. No iera quella volta cina, e i jeans i li fazeva zo in basa Italia.



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