Placito del Risano

dela Tergeste medieval fin ala proclamazion del portofranco nel Settecento
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Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » venerdì 29 dicembre 2006, 17:35

Nel 804 xe stado tegnuda una riunion, detta el Placito del Risano, fra i messi de Carlomagno e i rappresentanti locali, non solo triestini, che protestava contro le novità introdotte dal duca Giovanni.
Visto che se ghe ne parla, ma spesso senza cognizion de causa, ve riporto el link a una traduzion italiana ( l'original xe in latin). A questo link fa riferimento anche Wikipedia, al riguardo.
http://www.istrianet.org/istria/history ... lacito.htm
ma el xe stado doprado anche per studi sulla situazion local de allora

http://www.zrs-kp.si/SL/Zaloznistvo/act ... 1INDEX.HTM
( se gavè dubbi sula traduzion , domandeve che go el testo latin, no ve lo posto perchè el xe longo, se qualchedun lo trova in rede...
A causa de alcune proteste contro l'insediamento de Slavi pagani nel contado, el xe stado abbastanza strumentalizzado a fin ottocento.
A mi, a leger, me par un poco el solito mugugno dei Triestini " quei che iera prima ne tratava meo", stavolta riferido ai Bizantini, insomma el passaggio dal aministrazion bizantina de stampo roman ( ancorchè me par che i bizantini domandava ssai tasse) a quela feudal de Carlomagno no ghe ga piasso, almeno in principio.
Paressi che, almeno a parole, el duca Giovanni gavessi accettado le proposte e fato i cambiamenti...
Ghe xe anche un famoso quadro del Ottocento, eco el link a una pagina col quadro e un commento
http://web.tiscali.it/chiaranat/storiat ... Risano.htm
a sto ultimo, fazzo una piccola correzion: el numerus tergestinus no iera la marca de confin, ma la milizia territorial locale creada dei Bizantini nelle zone "calde".
Ultima modifica di babatriestina il martedì 9 dicembre 2008, 13:58, modificato 1 volta in totale.



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Messaggio da Kyeldor » martedì 6 febbraio 2007, 12:12

...e con il Numerus Tergestinus, replica di una organizzazione militare-territoriale Bizantina (che secondo me doveva essere simile ai "Temi" che Eraclio istituì su tutto il territorio dell'Impero Romano D'Oriente a fronteggiare l'avanzata Araba) di Trieste si parla e si scrive pochissimo....segno di un periodo tranquillo e relativamente prospero....



...da cui "se stava mejo con quei altri" :-D :-D :-D


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Messaggio da babatriestina » martedì 9 dicembre 2008, 13:56

Presente al Placito del Risano iera un vescovo de Grado nato a Trieste , Fortunato da Trieste. Xe de ricordarse che dei Vescovi de Grado dipendeva la città de Venezia, che solo molto più tardi porterà al sede del vescovado in città. Le due sol versioni de Wikipedia ( italian e tedesco se somiglia, ma ga alcune differenze come aggiunte de particolari- la version francese xe in lavor, no esisiti altre versioni wiki).
La italiana:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fortunato_da_Trieste
Fortunato (Trieste, ? – 826) è stato un vescovo e patriarca italiano naturalizzato veneziano, Patriarca di Grado dall'803 all'820.

Vita [modifica]

Originario della città Trieste e dunque di un territorio allora appartenente all'Impero franco, Fortunato era nipote del patriarca di Grado, Giovanni IV. Nel 777 divenne vescovo di Treviso, trasferendosi in quella città.
Nell'802, però, lo zio e patriarca Giovanni venne ucciso a Grado dal Doge di Venezia Giovanni Galbaio, per aver osato ribellarsi all'autorità ducale. La colpa più grande del vecchio patriarca era infatti stata quella di essersi apertamente schierato col partito filo-franco in un'epoca in cui nel Ducato di Venezia si combatteva un aspro scontro politico tra quanti intendevano mantenere la tradizionale fedeltà a Bisanzio e chi invece aspirava a legarsi al nuovo impero di Carlo Magno.

Il patriarcato

Alla morte dello zio, Fortunato venne quindi scelto per succedergli, insediandosi nell'803 sulla cattedra patriarcale. Schieratosi da subito anch'egli con la fazione filo-franca, ottenne in cambio il pronto riconoscimento da parte dell'imperatore Carlo e l'invio del pallio da papa Leone III. Vedendo così riconosciuta la propria autorità e al contempo desideroso di vendicare lo zio e di far prevalere la propria fazione politica, Fortunato iniziò da subito a tramare per rovesciare il doge Giovanni ed il figlio e co-dux Maurizio.

Scoperta la congiura, Fortunato fu costretto a cercare riparo a Treviso, in territorio imperiale. Con lui erano anche gli altri capi del complotto, tra i quali spiccava Obelerio Antenoreo, tribuno di Metamauco. Sfuggito in tal modo alla reazione del doge, il patriarca raggiunse quindi Salz, per incontrare di persona Carlo Magno e porsi sotto la sua protezione, istigandolo ad intervenire sulla Venezia. L'anno successivo (l'804), comunque, il regno di Giovanni e Maurizio venne rovesciato da una rivolta, a seguito della quale venne eletto doge proprio l'alleato politico di Fortunato, Obelerio Antenoreo.
A quell'epoca il patriarca continuava a trovarsi alla corte di Carlo Magno e vi si tratteneva ancora quando vi giunsero i deposti Giovanni e Maurizio, venuti anch'essi per chiedere la protezione e il sostegno dell'imperatore. Se la loro speranza era quella di trovare nel sovrano dei Franchi un possibile alleato, la presenza di Fortunato nel seguito del sovrano troncò di netto i loro piani.

Nonostante nella Venezia il nuovo doge Obelerio sostenesse il patriarca, l'ancora forte influenza del partito filo-bizantino non gli consentiva di richiamare Fortunato dall'esilio. Dell'assenza del presule approfittarono così il tribuno e i nobili della potente città di Eraclea, ex-capitale ducale e roccaforte dei filo-bizantini, che occuparono le terre appartenenti alla giurisdizione patriarcale di Grado, provocando di rimando la reazione della città rivale di Equilio. La guerra intestina che ne seguì, cui mise termine l'intervento ducale, si concluse con la perdita per il patriarca della potestà secolare sulle terre gradensi, che passarono sotto il diretto controllo del doge, il quale prese ad inviarvi propri gastaldi.

Fortunato, intanto, giunse ai confini del territorio veneziano, stabilendosi nel borgo di Campalto, ai margini della laguna, nella speranza di poter rientrare dall'esilio. Con lui era un altro esule filo-franco, Cristoforo Damiata, vescovo di Olivolo. Vedendo però che la chiamata di Obelerio tardava ad arrivare, Fortunato decise di recarsi in Istria, terra di cui era metropolita e dove poteva contare nel sostegno dei feudatari di Carlo Magno. Qui Fortunato si dedicò, oltre che alla cura delle anime, all'accumulo di ricchezze, investendo in particolare nei commerci marittimi, grazie all'esenzione doganale concessa da Carlo Magno alle quattro navi di sua proprietà[1]. Ottenne dall'imperatore la cattedra vescovile di Pola, allora vacante. Questa doppia condizione di patriarca di Grado e vescovo di Pola, suscitò però le rimostranze del papa, Leone III, che si risolte a riconoscere il titolo vescovile a patto che Fortunato vi rinunciasse poi nel momento in cui fosse rientrato in possesso della propria sede. A Risano venne tuttavia chiamato a rispondere dei soprusi ecclesiastici in un pubblico placito, nel quale si spinse però a propugnò i diritti della provincia istriana, sottomessa e umiliata alle gravezze del nuovo regime feudale. Al contempo propugnò presso l'imperatore la necessità di cacciare gli Slavi da quelle terre, richiesta in parte accolta.

Le lotte intestine tra Eraclea ed Equilio avevano comunque dato modo al partito filo-franco di prendere il sopravvento, consentendo al doge Obelerio di richiamare finalmente Fortunato a riprendere il suo posto a Grado. Tra i primi atti di Fortunato vi fu quello di ristabilire anche Cristoforo Damiata nella diocesi di Olivolo. La situazione favorevole non durò però a lungo. L'arrivo nella Venezia di una flotta bizantina nell'806 e l'obbligata sottomissione del doge Obelerio all'imperatore bizantino costrinsero infatti Fortunato a riprendere la via dell'esilio.

Tre anni più tardi furono però i Franchi, guidati dal figlio di Carlo Pipino, re d'Italia, a portare la guerra nella Venezia. Nonostante la sconfitta franca e la deposizione del doge Obelerio, nell'810 Fortunato poté rientrare a Grado. Qui si diede ad un'intensissima attività edilizia, restaurando la città a le chiese gravemente spogliate dai precedenti conflitti.

Nell'815 intercesse presso Ludovico il Pio per rinnovare agli Istriani il diritto di eleggersi i vescovi e i magistrati, rafforzando il potere della Chiesa locale.

Coinvolto in nuove congiure contro il doge Angelo Partecipazio, nell'820 venne deposto e definitivamente esiliato. Al suo posto venne eletto l'abate dell'isola di San Servolo, Giovanni.

Morì nell'826 mentre si recava a Roma.


Dalla version tedesca, più curta,
http://de.wikipedia.org/wiki/Fortunatus_von_Triest
segnalo l'inizio
Fortunatus stammte aus Triest. 777 wurde Fortunatus zum Bischof von Treviso ernannt, das die Franken kurz zuvor von den Langobarden erobert und zur Hauptstadt ihrer Markgrafschaft Verona erhoben hatten. Fortunatus suchte im Laufe der darauf folgenden Jahre erfolgreich das Bündnis mit den Franken und Karl dem Großen.
perchè spiega, se go ben capido che Treviso iera stado ciolto via dei Franchi cavandoghelo ai Longobardi e fatto diventar capital del Margraviato ( o Marca) de Verona.
El resto, chi che sa tedesco pol controllar se, come che me par a mi, xe più o meno istesso della version italiana, ma più curto.

NNota mia sulla version italiana: el lamento sui Slavi iera semplicemente che ghe pareva che i ghe gavessi dado a sti novi arrivai terre non disponibili,o che i ghe intrigava a qualchedun:
riporto el passo esatto del Placito
li Slavi di cui mi parlate, andiamo un po' a vedere dove risiedono. E se non vi fanno danni, siano liberi di restare o di andarsene dove vogliono; se, invece, vi fanno danni ai boschi, ai campi, agli orti, ai vigneti, o dovunque sia, mandiamoli via; oppure, se lo preferite, mandiamoli a lavorare le terre incolte, dove possano stare senza fare danni, e possano rendersi utili come tutti gli altri. gnente dele interpretazioni nazionalistiche de oltre mille anni dopo.
( fonte:
http://www.istrianet.org/istria/history ... risano.htm)


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Messaggio da babatriestina » martedì 9 dicembre 2008, 14:12

sempre sul Placito , xe questa pagina de commenti
http://www.istrianet.org/istria/history ... -notes.htm
visto che par che ogni tanto i sposti o i modifichi, riporto alcuni passi che me par significativi:
The document of the Rižana (Risano) assembly, which was summoned to the Rižina (Risano) valley in 804 AD, is important because of the information it provides about the settlement of the Slavs in this area and because it describes the complex Byzantine administration and the penetration of the Franks into the area via the introduction of a strict new feudal system which was resisted by the Istrian population. The Franks wanted to use the assembly to pacify the dissatisfied population and at the same time to create conditions for driving the Byzantines out of the northern Adriatic region. The document is preserved by the National Archives in Venice. (Codex Trevisaneus, ff. 21-25).

Dietro questo "placito", tante volte citato dagli storici, vi è una situazione politica e sociale molto significativa. Sul banco degli accusati non vi è solo il duca Giovanni, rappresentante in loco del potere franco, ma anche molti ecclesiastici divenuti potenti possidenti terrieri, nonché strumenti della politica carolingia, tesa a feudalizzare tutti i rapporti di proprietà privata al pari dei rapporti pubblici. Contro questo mutamento di equilibri che si sta delineando insorgono i possidenti Istriani, più ligi al dominio bizantino ed impoveriti dall'interruzione dei rapporti marittimi e commerciali. Usando le parole di Cusin, "l'adunanza del Risano è il documento più prezioso del nostro alto medioevo. Esso ci mostra la società romano-bizantina nel suo estremo tramonto, ormai preda della feudalità franca a cui si son legati gli esponenti ecclesiastici. Dopo l'episodio del Risano, infatti, un fitto velo si stende sulla nostra regione e per molto tempo le fonti permangono mute".

L'originale documento è a Venezia.


Gli slavi in Istria fra la fine del VI e l'inizio del IX Secolo

Janez PERŠIČ, Facoltà di Filosofia, Ljubljana

Da quando esiste l’interesse per la storia dei popoli e dei loro confini, esistono anche le interferenze delle ideologie nazionaliste. Spesso esse influenzarono gli storici e gli altri esperti, indirizzandone le ricerche. Anche oggi il mondo della ricerca storica non ne è immune. I meno esposti sono sicuramente i ricercatori seri, i più soggetti a contenere testi di storia “ideologici” sono invece i libri di testo e i lavori di pubblicisti e dilettanti, come ad esempio i fautori della teoria “veneta” sull’origine degli sloveni.

Per quel che riguarda l’arrivo degli sloveni nella loro patria attuale, va detto che esso fu per le popolazioni autoctone celtico-romane molto più grave delle precedenti migrazioni di Goti e Longobardi. Gli sloveni assimilarono, scacciarono o massacrarono la popolazione precedente, distrussero o lasciarono andare in rovina le loro città e le loro chiese. In Friuli, il limes longobardo impedì l’ulteriore avanzata di Slavi ed Avari verso occidente, in Istria questa funzione fu svolta dalle città fortificate, soprattutto lungo la costa.

La vecchia letteratura storica italiana e, soprattutto, istriana (Benussi, Tamaro, ecc) ha cercato di sminuire l’influenza slava in Istria prima dell’arrivo di Valacchi e di altri profughi, scampati ai Turchi nel XV e XVI secolo. D’altro canto la storia slovena ha lanciato la teoria relativa all’arrivo di sloveni e croati già nell’alto medioevo.

Il Placito del Risano (804) è un documento estremamente interessante sulla società e la storia economica di quel periodo. In questo contesto va visto anche l’insediamento slavo dell’Istria e l’opposizione dagli abitanti autoctoni. Si trattò indubbiamente di un periodo di grandi cambiamenti, fra i quali quello dei confini etnici era sicuramente il meno evidente. In conclusione un monito: lo storico convinto di essere un soldato del proprio popolo, cessa di essere uno storico.


lo ricopio in sloven, cussì chi che sa me pol confermar la correttezza della traduzion
Omembre slovanov V Istri od konca 6. Do zacetka 9. Stoletja

Janez PERŠIČ, Filozofska fakulteta, Ljubljana
Že odkar vlada zanimanje za zgodovino narodov in njihovih meja, se v te zadeve pogosto vmešava tudi nacionalistična ideologija. Dostikrat je le-ta vplivala na zgodovinarje in druge strokovnjake do te mere, da so svoje raziskave usmerjali v skladu z njenimi zahtevami. Zgodovinopisje še dandanes ni imuno pred temi pojavi, tudi v razvitem svetu ne. Manj so jim izpostavljeni resni znanstveniki, bolj pa je ideološko pisanje zgodovine opazno v šolskih učbenikih, publicistiki in pri amaterjih, kakršni so med Slovenci tako imenovani venetologi.

Glede prihoda slovenskih prednikov v novo domovino lahko rečemo, da je bil mnogo bolj usoden za romano-keltske staroselce, kot so bile prejšnje migracije Gotov in Langobardov. Slovani so staroselce asimilirali, izgnali ali masakrirali, uničili ali pustili propasti pa so tudi njihova mesta in cerkve. Obrambo pred nadaljnjim prodiranjem Slovanov in Avarov proti zahodu je na robu Furlanije vzdrževal langobardski limes, v Istri pa obzidana mesta predvsem ob morju.

Starejše italijansko, predvsem istrsko zgodovinopisje (Benussi, Tamaro idr.) je skušalo poudariti nepomembni delež in vpliv Slovanov v Istri vse do prihoda Vlahov in drugih beguncev pred Turki v 15. in 16. stoletju. Na drugi strani je slovensko zgodovinopisje ustvarjalo raztegljive fraze o zgodnjesrednjeveški naselitvi Slovencev in Hrvatov v novi domovini.

Zapis Rižanskega placita (804) je izjemno zanimiv dokument o družbeni in gospopodarski zgodovini tistega obdobja. V tem kontekstu je treba gledati tudi priseljevanje Slovanov v Istro in nasprotovanje staroselcev temu pojavu. Vsekakor je bil to čas velikih sprememb, med katerimi je bila sprememba etnične meje še najmanj izrazita. Zavedajmo se: zgodovinar, ki misli, da je vojak svojega naroda, ni več zgodovinar.


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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » giovedì 30 dicembre 2010, 11:02

Il testo, latino e tradotto in italiano:
http://www.atrieste.eu/Wiki/doku.php?id ... ti:placito


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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » martedì 1 luglio 2014, 22:07

Un quadro tardottocentesco del pittore Barison del Placito del Risano
ne ho trovato solo una versione in bianconero
Immagine


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Re: Placito del Risano

Messaggio da Ciancele » mercoledì 2 luglio 2014, 11:36

PLACITO DEL RISANO
Me vergogno de no saver gnente. Ma par cosa gavemo el forum? Del quale anche Wikipedia si serve? Grazie a tutti coloro che hanno inviato post sul tema.
Podaria sbaliarme (errare humanum est) ma a scola i me contava che nela region iera za popoli slavi e che i Romani li ga scazai co’ i xe vignui a fondar Trieste. SPQR! (*) De quel che legio qua i slavi xe vignudi ani, anzi secoli, dopo. Xe vero? No che sia importante, ma me piazaria saver. El resto, de l’Istria, xe vero parchè za a qualche chilometro dela costa (Sorici, Canfanaro, che xe za più lontan, ecc.) i parlava croato. De là vien le mie conosenze de croato.
(*) SPQR no vol dir Senatus PopulusQue Romanus ;--D



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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » mercoledì 2 luglio 2014, 12:12

Ciancele ha scritto: ma a scola i me contava che nela region iera za popoli slavi e che i Romani li ga scazai co’ i xe vignui a fondar Trieste.
no so che scola che te gabi frequentado, ma vegnissi de dir de una assai nazionalistica slava. Digo slava in general perchè su questo che sia sloveni o croati i iera bastanza dacordo e de metà ottocento i ier a per una armonia panslava del sud o panjugoslava che po se ga perso per strada.
Perchè la quasi totalità dei storici , con l'eccezion de alcuni nazionalisti soprattutto sloveni, no ga dubbi che i Slavi ( in general, quindi dei Russi ai Polacchi, ai Cechi al Slavi del sud ) fin circa al IV secolo dopo Cristo se ne stava in un'area più o meno intorno ala Vistola. Po co in Europa ga cominciado el remitur e soprattutto spostamenti de popoli de est verso ovest, che la più parte disi sburtai dei Unni, un gruppo de Slavi coi Avari se ga spostado verso ovest e xe rivai de queste parti. El raporto fra Slavi e Avari ognidun la conta a modo suo chi disi che predominava i Avari, chi disi in simbiosi, che disi che i Slavi se ga liberado dei Avari, che po a un zerto punto xe sparidi e no se li ga più sentidi nominar.. tuti pagani, naturalmente!
Anche sul Adriatico oriental i xe calai in quei anni, tanto xe vero che la cità de Ragusa disi che xe nata dei profughi de una Ragusa Vecchia scazai d e una distruzion de popoli slavi rivai del interno verso la costa.
Gavemo le testo completo de sto placito nela pagine wiki e la traduzion me par bona, legendo el testo latin a lato

http://www.atrieste.eu/Wiki/doku.php?id ... ti:placito

mi ve riporto quel che me par significativo per capir, po legeve pur tuto..
eco le lamentele principali

V. Capitolo: Dalle vigne mai si prendeva il terzo, come lo fanno oggidì, ma solo il quarto. VI. Capitolo: I famigli della chiesa non commettevano degli eccessi contro un uomo libero o lo battevano con bastoni e non osavano neanche sedersi in sua presenza. Ora ci battono con i bastoni e ci perseguitano con le spade. Noi per timore del sovrano non osiamo resistere affinché non ci arrivi di peggio.



VIII. Capitolo: Nei mari pubblici, dove tutto il popolo pescava in comune, non osiamo addesso pescare, perché ci battono con i bastoni e tagliano le nostre reti. IX. Capitolo: Quanto a quello che ci domandate sui diritti dei nostri sovrani esercitati dai Greci fino a quel giorno quando siamo venuti in potere dei nostri sovrani, diremo la verità come sappiamo: dalla città Pola, monete d’oro 66; da Rovigno monete d’oro 40; da Parenzo monete d’oro 66; unità militare triestina [numerus Tergestinus] monete d’oro 60; da Albona monete d’oro 30; da Pedena monete d’oro 20; da Montona monete d’oro 30; da Pinguente monete d’oro 20; cancellario di Cittanova monete d’oro 12; in tutto fa monete d’oro 344.
Queste monete d’oro si consegnavano ai tempi dei Greci al fisco. Dopo che Giovanni assunse il ducato, adoperò queste monete d’oro per sé e non disse che si trattava dei diritti del fisco



Quanto alle violenze fatte dal duca Giovanni contro di noi delle quali ci interrogate, diremo la verità e quanto sappiamo. I. Capitolo: Ci tolse i nostri boschi, da dove i nostri genitori raccoglievano i diritti sul fieno e sulla ghianda; ci tolse pure le fattorie isolate da dove i nostri genitori, come dicemmo sopra, similmente raccoglievano. Ora Giovanni ce lo nega; inoltre pose gli Slavi sulle nostre terre; loro arano le nostre terre e i nostri terreni incolti, falciano i nostri prati, pascolano sui nostri pascoli e per queste nostre terre pagano l’affitto a Giovanni; inoltre non ci rimangono né bovini né cavalli, se diciamo qualcosa dicono di ucciderci; tolse i nostri confini che i nostri genitori posero secondo l’antica consuetudine.


Adesso il duca nostro Giovanni ha istituito sopra di noi dei centarchi, dividendo il popolo tra i suoi figli e figlie e genero e questa povera gente gli edifica i palazzi. Ci ha tolto il tribunato, non ci permette di avere uomini liberi e ci lascia andare contro il nemico coi soli nostri servi; ci tolse i nostri liberti; non abbiamo più potere nemmeno sugli stranieri che collochiamo nelle nostre case e terre adiacenti. Ai tempi dei Greci ogni tribuno aveva cinque [coloni] esenti e più, ed anche questi ci ha tolti. Mai abbiamo dato foraggio, nelle ville mai lavorato, mai coltivato le vigne [altrui], mai fatto le calcine, mai fabbricato le case, mai abbiamo lavorato nei mattonai, mai nutrito i cani, mai fatto le collette come adesso facciamo; per ogni manzo dobbiamo dare un moggio, collette di pecore mai abbiamo fatto come lo facciamo oggi: ogni anno dobbiamo dare pecore ed agnelli.

go sottolineado el classico " anche questo i ne ga cavado" che xe un leimotiv triestin... :-D :-D :-D

"Al tempo dei Greci raccoglievamo una volta all’anno, se era necessario, per i legati imperiali di ogni cento pecore da chi ne aveva, una; a chi oggi non ha che tre, si prende una e non possiamo nemmeno lamentarci: ogni anno i suoi amministratori le prendono. Tutto questo ha nelle sue mani il duca Giovanni, cosa che mai aveva il magister militum greco, poiché sempre un tribuno aveva cura dei messi imperiali e dei legati all’andata e al ritorno. E facciamo queste collette ogni anno e le facciamo quotidianamente volenti o nolenti. Per tre anni, quelle decime che dovevamo dare alla santa chiesa abbiamo dato agli Slavi pagani, quando li insediò sopra le terre della chiesa e del popolo in suo peccato e nostra perdizione. "


e le lamentele se concludi con

Tutte queste angarie e sovrangarie suddette facciamo per violenza il che i nostri genitori mai facevano; perciò siamo caduti in povertà e ci deridono i nostri parenti e vicini nostri a Venezia e Dalmazia come pure i Greci, sotto il potere dei quali eravamo prima. Se ci soccorre l’imperatore Carlo possiamo salvarci, “se no, è meglio per noi morire che vivere”.

insomma, secondo ste lamentele el passaggio del dominio dei Greci= Bizantini ai Franchi de Carlo Magno e sto duca Giovanni che el gaveva mandado secondo lori xe stado in pezo


e sto duca rispondi più o meno zercando un acordo

Allora il duca Giovanni disse: “Quei boschi e pascoli dei quali parlate, io credevo che da parte dell’imperatore dovevano appartenere al fisco; adesso, se voi lo dite sotto giuramento, io [non] mi opporrò; le collette di pecore non si faranno di più se non di quanto era in uso anticamente; similmente anche dei doni dell’imperatore; quanto ai lavori o alla navigazione ed altre angherie, se questo vi pare gravoso, che non siano più. Vi restituisco i vostri liberti secondo la legge dei vostri genitori; vi concedo di avere uomini liberi in vostro potere, così come fanno tutti coloro che sono sotto i nostri sovrani.
Gli stranieri, che risiedono sulle vostre terre, siano in vostro potere. Quanto agli Slavi di cui parlate, andiamo sulle terre ove risiedono e vediamo: se possono risiedere senza danno per voi, che vi risiedano, là dove a voi fanno qualche danno, nei campi o boschi o terreni incolti o dove che sia, noi li butteremo fuori.


podè leger e controlar..
i Slavi rivai par che iera bravi contadini che ocupava zone incolte, secondo qualchedun, zone za dei abitanti, secondo altri e el duca paressi che disi che in fondo xe posto per tuti.

Per el resto che te citi, diria che no bati ssai: i Romani no ga fondado Trieste perchè la iera za, semai i la gaveva conquistada intorno al 200 avanti Cristo, posso zercare le date, ma xe le guerre cosidette illiriche che xe più o meno contemporanee dele guerre puniche, ma l'Italia romana del tempo prima de Augusto come che sa tuti alora finiva al Rubicone... no i ga scazado nissun no iera pulizie etniche alora e i abitanti iera.. gavemo pagine in forum per discuter, ma un misiot fra Celti, Carni, Illiri ... ma i Illiri andava più zo, tanto che adesso se disi discendenti dei Illiri i Albanesi, che no xe slavi!


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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » mercoledì 2 luglio 2014, 13:41

ah sì, mi el Placito del Risano lo gavevo imparado a scola, el professor ne lo gaveva contado. Chissà se trovo i appunti... semai no gavevo alba de dove che fussi sto Risano.. :lol:


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Re: Placito del Risano

Messaggio da Ciancele » giovedì 3 luglio 2014, 20:53

Placito del Risano
La domanda de far no xe tanto in che scola che iero quanto quando. Ale elementari iero dal 1933 al 1938 in via San Giorgio, scuola Nazario Sauro. No so se la iera assai nazionalistica slava. Probabilmente no, a meno che no te voli tradur el nome in slavo: Nazar Saurić di Kopar. Dal 1938 al 1941 iero ala Rismondo e nel 1943/1944 iero al Carli. Dopo no son più ‘ndà a scola. Mi, nel mio post, go dito solo quel che i me contava a scola coi libri de storia, sensa dar la mia opinion. In un post, probabilmente sula Prima Guera, me par de ‘ver leto che ognidun la conta in modo diverso. Soto testa lustra, che la gaveva coi s’ciavi, i la contava cusì. Go in testa anca el 118 a.C. come ano dela conquista de Trieste de parte dei Romani. Se xe vero che Trieste – Tergeste vien de TRG, TRG o xe una specie de codice fiscale :cheezy_298: o qualche altra roba. In ogni caso no go trovà la parola nel mio Campanini e Carboni. Ma no voio far polemiche, che no podaria gnanca far parchè no go alba. Volaria solo leger con tanto interese quel che te scrivi e far qualche domanda, no coreger, par saver de più. Bona sera e stame ben.



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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » giovedì 3 luglio 2014, 21:47

No, decisamente no me ga de scole nazionalistiche slave... :-D :-D :-D ma le ghe fazeva un regalo al a propaganda disendo che i Romani gaveva scazado slavi che iera qua.. perchè i Romani no ga scazado nissun e slavi no iera ancora...

noi a scola no i ne diseva gnante dela conquista de Tergeste, perchè no la contav a assai alora.. 118 a C no me disi gnente, ma 178 sì, la famosa battaglia che ga perso re Epulo... ma più che legio de ste bataglie più penso come che i se moveva svelti: la prima battaglia Epulo la ga vinta più o meno dele parti de Trieste, ma po i lo ga sconfitto a Nesazio nel cuor del Istria.
per inciso go vardà el Campanini Carboni de mama ( a scola mia i lo snobava e i ne lo sconsigliava , no iera più de moda) e ghe go trovado Tergeste,is spiegado che iera una città del Istria :lol:
trg i disi che xe mercato. Opitergium, Oderzo ga ste consonanti. Mi a volte me par i arabi ( e i ebrei) che scrivi solo le consonanti e le vocali un devi zontarsele per conto suo..


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Re: Placito del Risano

Messaggio da Ciancele » venerdì 4 luglio 2014, 6:18

babatriestina ha scritto:No, decisamente no me ga de scole nazionalistiche slave... :-D :-D :-D ma le ghe fazeva un regalo al a propaganda disendo che i Romani gaveva scazado slavi che iera qua.. perchè i Romani no ga scazado nissun e slavi no iera ancora...

noi a scola no i ne diseva gnante dela conquista de Tergeste, perchè no la contav a assai alora.. 118 a C no me disi gnente, ma 178 sì, la famosa battaglia che ga perso re Epulo... ma più che legio de ste bataglie più penso come che i se moveva svelti: la prima battaglia Epulo la ga vinta più o meno dele parti de Trieste, ma po i lo ga sconfitto a Nesazio nel cuor del Istria.
per inciso go vardà el Campanini Carboni de mama ( a scola mia i lo snobava e i ne lo sconsigliava , no iera più de moda) e ghe go trovado Tergeste,is spiegado che iera una città del Istria :lol:
trg i disi che xe mercato. Opitergium, Oderzo ga ste consonanti. Mi a volte me par i arabi ( e i ebrei) che scrivi solo le consonanti e le vocali un devi zontarsele per conto suo..
Ciao Baba Triestina. Come che go dito, mi go fato le scole nel periodo del fasismo e 'lora no xe de meravigliarse se i libri del ministero iera cusì. Le scole no c'entra, le ciapava i libri e i insegnava su questi. Nel 118 a.. xe stada una bataglia. Goleto in qualche logo, ma 'pena dopo la guera.
Nel 1942/43 a l'Oberdan se usava el Campanini Carboni e mi go fato l'esame de latin a l'Oberdan nel 1944. No lo go mai butà via e lo go ancora, comprado in zitavecia de Missan?, drio la cesa del Rosario, che vendeva libri usai.
Un poco OT, qua i conta che anca el Princip i lo sta studiando con altri oci. Soto Stalin, nela Germania Est, iera libri un poco diversi che in quela Ovest. Tanto per dir.
Vedo che Febo ci bacia. Godesome la bela giornada. Bongiorno.



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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » venerdì 4 luglio 2014, 7:14

Come che diseva .. chi iera, Guareschi? "visto da destra, visto da sinistra"
anche mama mia ale magistrali doprava el Campanini Carboni e ela gaveva fato la matura nel 38... ami Duilio Tagliaferro me diseva No te doprerà miga un Campanini Carboni, no?
118 a C.. ben a quei tempi iera spesso bataglie e sarà stada sicuro qualcheduna, ma co zerco con wikipedia trovo solo che http://en.wikipedia.org/wiki/118_BC e solo la version inglese disi qualcossa che pol eser colegado con noi, la fin dela seconda guerra dalmatica The second Dalmatian war ends with victory for Rome and L. Caecilius Metellus assumes the surname Delmaticus . Chissà dove che i combateva sta seconda guera dalmatica..


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Re: Placito del Risano

Messaggio da babatriestina » venerdì 4 luglio 2014, 9:11

Giusto ogi legio un post sule origini ottocentesche del mito dela slovenità locale:
Per respingere i rimproveri di appartenere a una nazione “senza storia”, i patrioti sloveni iniziarono a rispondere ai sostenitori dell’ italianità di Trieste, che avevano giurato sulle radici romane e sulle origini italiane di Trieste, con un’ampia messe di esempi storici che avevano lo scopo di dimostrare la secolare ed ininterrotta presenza degli sloveni nel centro cittadino e quindi la loro appartenenza ad una nazione “con storia”. La narrazione storica finì per diventare così l’ asse centrale del processo di sensibilizzazione nazionale seguendo per lo più schemi argomentativi standardizzati: gli antenati degli Sloveni si erano trasferiti nella fascia costiera triestina già durante la preistoria; “[….] gli Slavi tra i quali andiamo inclusi anche noi sloveni, o gli illiri nostri antenati, vivevano nel territorio triestino molto prima che Trieste diventasse una colonia romana e cambiasse nome in Tergeste. Già molti anni prima della nascita di Cristo, gli slavi (e gli illiri) abitavano le regioni lungo il mare Adriatico, che stanno qui davanti ai nostri occhi. Là possedevano regolarmente un loro regno [...] ovvero fintanto che non fu conquistato dai Romani con le armi e contro i quali gli slavi combatterono per molti anni impavidamente ed eroicamente per difendere il loro autogoverno ed evitare l' assoggettamento”.
da https://www.facebook.com/groups/1063810 ... 476935301/
"Come si costruì il mito della “Trieste slovena” nell’ Ottocento" el ga rielaborado un testo dela storica slovena Marta Verginella
i patrioti sloveni puntarono a cambiare radicalmente le condizioni politiche della città adriatica. Il mito delle origini slovene di Trieste offrì loro la possibilità di rovesciare la situazione a cui li costringeva lo schieramento politico filo-italiano
Il ragionamento era così sviluppato: se è dimostrato che gli slavi vivevano qui prima dei romani; se è vero che il luogo di un tempo, dove ora sorge Trieste, era come lo è ancora oggi particolarmente adatto per il commercio o “tržtvo” (dal lemma slavo che significa mercato e cioè “trg” o “terg”); se è vero che il commercio si era lì sviluppato già dai tempi antichi, e che lì quindi da allora anche si commerciava; e se di conseguenza è vero che gli slavi, che allora abitavano lungo il mare Adriatico (“gli Illiri del Litorale”) chiamavano il luogo, poichè abitualmente si commerciava (in sloveno “se trguje”), Tržište (Teržište) (cioè mercato) e sicuramente anche Tergište. Non c’ è dubbio che i romani trovarono proprio questo nome nel momento in cui conquistarono questo luogo strappandolo agli slavi e lo trasformarono poi nel latino Tergeste. Esso con il tempo si è guastato e trasformato in Trieste, Triest, Terst (Trst), Trieštje e così via. “[….] Il nome di Trieste è quindi di origine slava, nemmeno i Tedeschi lo negano, si legga ad esempio il racconto di Lowenthal sulla nostra Trieste”.
(Testo liberamente tratto da un saggio di Marta Verginella)
se gavemo alontanado dal Placito del Risano per andar un pochi de secoli prima.. ma xe quel che go pensado legendo alcune frasi scritte de Ciancele più sora.. giusto ogi legio sto post su Facebook..


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