Stendhal a Trieste

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babatriestina
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Stendhal a Trieste

Messaggio da babatriestina »

in collaborazione fra babatriestina e ClaireS, ecco la prima parte delle traduzione dell'articolo francese citato nel topic Trieste francese: Si tratta di un articolo di René Dollot del 1927

Stendhal a Trieste

Riassunto:
Stendhal è venuto via mare a Trieste. Ha goduto di quella visione grandiosa che si offre al viaggiatore che arriva da Venezia: la città distesa a semicerchio sul fondo dell'Adriatico sui primi versanti del Carso. Nulla di essenziale si è modificato da allora. La vecchia città risale sempre i pendii della collina sacra di san Giusto e la basilica innalza ancora il blocco tozzo della sua torre quadrata vicino ad un castello che vide i Francesi del colonnello Rabié coprirsi di gloria nel 1813


testo:

Curiosa corrispondenza in realtà, fatta di materiali disparati che si possono spostare senza modificarli per raggrupparli di nuovo a piacere variandone le architetture. Qua delle osservazioni sulla musica, là una caratteristica dei costumi, riflessioni politiche o letterarie, tutto questo, buttato giù con la penna, seguendo la fantasia o la pigrizia, e con stile trasparente. Nessuna descrizione generale. Nulla era più contrario alla maniera di Henry Beyle (1). Eppure a volte, su una frase, un'istantanea, la bozza di uno schizzo, ma con un tono così giusto che dopo cent'anni è ancora vero.

Eppure come non meravigliarsi che fra tanti ricordi francesi ancora recenti evocati da una passeggiata per Trieste, nessuno abbia colpito la sua attenzione. Non una riga da parte di questo apologista di Bonaparte per ricordare il suo soggiorno a Palazzo Brigido, le tre occupazioni francesi, l'esilio dei Napoleonidi o la morte di Fouché (2). Ancor più sorprendente, l'assenza di allusioni a quel Winckelmann la cui città natale gli ha fornito lo pseudonimo e che, l'8 giugno 1768, perì miserabilmente assassinato nella Locanda Grande, il miglior albergo del tempo. Accontentiamoci dunque dei troppo brevi passaggi che ci ha lasciato.

Si sarebbe però desiderato ritrovare sotto la sua penna, in mancanza di una descrizione minuziosa come quelle che ci ha tramandato Desaix nelle sue note del 1797, qualche tratto che evocasse la fisionomia del paesaggio. Stendhal è venuto per mare a Trieste. Ha goduto di quella visione grandiosa che si offre al viaggiatore che arriva da Venezia: la città distesa a semicerchio sul fondo dell'Adriatico sui primi versanti del Carso. Nulla di essenziale si è modificato da allora. La vecchia città risale sempre i pendii della collina scabra di san Giusto e la basilica innalza ancora il blocco tozzo della sua torre quadrata vicino ad un castello che vide i Francesi del colonnello Rabié coprirsi di gloria nel 1813. A sinistra, su terreni strappati alle saline e alle paludi, da una parte e all'altra di un corto braccio di mare, ambiziosamente denominato Canal Grande, lo scacchiere dei quartieri della città nuova; a destra strade contemporanee alla Restaurazione allungano le loro arterie parallele fra le rive e i colli lussureggianti di s Andrea. E, dietro, il vasto emiciclo del Carso che descrive attorno a Trieste una cintura di rilievi il cui biancheggiare calcareo si stacca fra tenere verdure e masse cupe di pini. A Est, la cima triste dei monti, mentre alla base della baia di Muggia che si insinua graziosamente fra Trieste e l'Istria, il castello di san Servolo, su una cima scoscesa, sembra una casbah marocchina. Verso Mezzogiorno , la costa istriana avvolge pigramente, con le sue molli ondulazioni, quei fiordi del sud dove riposano, appena collegate alla terraferma, racchiuse nella loro cintura d'acqua, Capodistria e Isola e va a morire a Punta Salvore dopo un ultima deviazione fra gli olivi e i giardini di Portorose; mentre, su un promontorio allungato, il campanile di Pirano, alto sull'orizzonte, appare come la sentinella lontana della città.

(1) Pertanto scrive a Virginie Ancelot (Correspondance de Stendhal, éd. Paupe et Chéramy, Paris, 1908, 3 vol. : t. III, 1er janvier 1831, no 503, p. 11) : «Se rimango qui, vi darei una descrizione dei miei scogli. Tutto è schietto, anche la cucina, di ché ben mi arrabbio»
(2) Dopo la caduta di Napoleone, il re Girolamo e la regina Carolina si erano ritirati a Trieste come Elisa Bacciochi, in seguito installata à Villa Vicentina dove morì il 7 agosto 1820. Fouché, rifugiato pure lui a Trieste, vi morì il 26 dicembre 1820.

(segue..)


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(parte seconda)

Se i velieri hanno abbandonato il gran canale chiuso dalla facciata neoclassica di Sant'Antonio Nuovo iniziata ai suoi tempi, Stendhal ci ritroverebbero le barche d'Istria, piene di angurie in autunno; riconoscerebbe alcune facciate vicino a Piazza Ponterosso dove le carrozze da nolo hanno cessato di raccogliersi; i colonnati della Borsa e del Teatro evocherebbero per lui le passeggiate del Corso e le serate di una volta; nella città nuova e la città vecchia, tante facciate familiari delle case del XVIII secolo e dell'Impero, il palazzo episcopale dove invecchiò Fouché, la Villa Necker (4) che vide la miseria del re Gerolamo, gli ricorderebbero le passeggiate solitarie dell'esiliato, e se, desideroso di rivedere san Giusto, salisse con passo faticoso le vie Felice Venezian e san Michele, la Trieste del 1830 risusciterebbe ai suoi occhi.
Delle sue note di allora, segnaliamo ora quelle che, dalla sua corrispondenza, ci sono state conservate: sulla città, per cominciare:
"Tre magnifiche strade allineate lungo il mare, delle case enormi, molto alte eppure solo a tre piani, ma senza il minimo ornamento di architettura. Quando questo paese ha fatto fortuna, verso il 1818, l'architettura non era alla moda ( 5)."
Ci sono i doppi vetri dappertutto qua, a causa dell'abominevole borra
[sic] che mi mette di cattivo umore stasera. Tutte le strade sono la Via Larga di Firenze; non ci sono nè imposte, nè persiane; tutti hanno un lumino da notte, a quanto sembra; lo mettono fra i due vetri in modo che di notte, dopo le ore dieci, la città ha l'aria illuminata. Marciapiedi dappertutto separati dalla strada da colonnette. Mare e colline magnifici. I primi giorni di primavera rendono questa città deliziosa." (6)
altrove:
"La pavimentazione delle strade è la più bella d'Europa: grandi pietre tagliate, di un piede di larghezza e di due, tre, quattro di lunghezza, la pioggia lava questa pavimentazione, impossibilità di fango (7)."

Di queste finestre senza imposte nè persiane che meravigliavano Stendhal, molte sussistono ancora oggi; danno alle case un'aria di perpetua insonnia. E l'Italia, padrona di ieri, non ha rinunciato ai magnifici blocchi del Carso che vengono intaccati per renderli meno scivolosi per i pedoni.
Ecco adesso un quadretto che anche oggi, come nel 1830, può contemplare un viaggiatore che si fermi al mercato del Ponterosso:
"Una contadina arriva, stende un pesante tappeto per terra, dispone sopra otto o dieci pani e si siede all'altra estremità ( 8 )".
La sola differenza, è che le donne di Capodistria che portano ancora in città questi pani ricercati li offrono ora in cestini "questo paese ha del tutto la fisionomia dell'Oriente" dice Stendhal e ancora:
" A Trieste si sente la prossimità della Turchia: arrivano uomini con pantaloni larghi, senza alcun legaccio al ginocchio, calze e il basso della gamba nudo; un cappello che ha due piedi di diametro e una calotta di un pollice di profondità. Sono belli, veloci e leggeri. Ho parlato a cinque o sei, ho pagato loro del punch, sono dei semiselvaggi amabili; ma la loro barca puzza terribilmente di olio rancido, il loro linguaggio è una poesia continua (9)".
Questi Dalmati che frequentavano anche la Riva degli Schiavoni a Venezia, le raccolte francesi di costumi li avevano resi popolari da noi. Sfogliando le stampe antiche, si ammira l'esattezza delle descrizioni di Stendhal.
Per la verità, queste istantanee sono rare nella corrispondenza di Beyle. il suo leitmotiv, se si può dire, riguarda la borra, questo mistral triestino (10) " abbiamo qua il più bel sole e il più gran vento. Questo clima è l'opposto di Parigi" (11) Non si potrebbe caratterizzare meglio. In un'altra lettera:
" Fa borra due volte alla settimana e gran vento cinque volte. Chiamo gran vento quando si è sempre occupati a trattenere il cappello e borra quando si ha paura di rompersi un braccio. Sono stato trasportato l'altro giorno di quattro passi. Un uomo saggio, l'anno scorso, trovandosi ad una estremità di questa città, che è piccola, ha dormito in albergo, non osando, a causa delle borra, tornare a casa sua. Ci sono state, nel 1830, venti gambe rotte. Non me ne curerei per nulla visto il coraggio che ho mostrato contro i ladri di Catalogna, ma Monsieur, il vento mi fa venire i reumatismi nella pancia (12)."

Nessuna esagerazione in questa descrizione. ricordiamoci il carro funebre rovesciato mentre portava Fouché al cimitero.

Opera, letture, relazioni, passeggiate, scenario superficiale della vita di Stendhal che non deve dissimulare la miseria intima dell'esiliato. Durante le prime settimane del suo soggiorno a Trieste, vive nell'attesa ansiosa dell'exequatur che deve venire da Vienna. Quando sa che non rimarrà in Austria, scrive al barone di Mareste:
" Ero pietrificato dalla meraviglia di esser riuscito; ma il porto dove contavo di trovare un rifugio assicurato è accessibile al vento del nord (13)".

Deve sollecitare un'altra destinazione che è incerto di ottenere. Così due angosce si alternano in lui fra la fine del 1830 e i primi mesi del 1831.
Su questo fondo di cupi pensieri, le meschine angherie di una censura, forse pericolosa, quando spera ancora di essere approvato, sempre fastidiosa, quando ha cessato di essere nociva:

"La" Rue de Jérusalem" di questo paese ha fatto copia della lettera della ragazza, e per questo l'ha trattenuta tre giorni. Non mettete mai nomi propri; a parte questo, dite tutto, assolutamente tutto, e riceverò le vostre benedette lettere tre giorni prima (14)."
( continua)

per la Rue de Jérusalem, letteralmente Via di Gerusalemme, è un'espressione che non conoscevo, riferita alla censura poliziesca , e che Claire vi spiegherà meglio di me.
Notare la "borra" con due erre ripetuta da Stendhal.


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AdlerTS
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Messaggio da AdlerTS »

Una cosa univa Stendhal ad altri personaggi passati per Trieste, come ad esempio Liszt: Carolina Ungher (Székesfehérvar, Ungheria 1803 - Firenze 1877), primadonna del Teatro Grande (tra l'altro scelta da Beethoven per la parte di contralto nella prima esecuzione della Nona sinfonia), descritta come una bella donna, forse un po' imponente, ma soda e statuaria; una donna di spirito, allegra, incantevole; ed era stata amata , amatissima dal poeta Lenau, e da principi, e da patrizi..
Pare che Stendhal si prese una cotta non ricambiata per la signora Ungher.


Mal no far, paura no gaver.
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AdlerTS ha scritto:Pare che Stendhal si prese una cotta non ricambiata per la signora Ungher.
secondo il musicologo Vito Levi, autore de Il Comunale di Trieste,
potrà forse apparire superfluo rilevare ch'egli, appassionatissimo del melodramma italiano, frequentasse assiduamente il nostro teatro e dovesse sentirsi attratto dalla giovane e bella cantante. Ne nacque un'esperienza sentimentale che non assunse un carattere di una passione ma si contenne nei limiti di un'amicizia galante, sulla cui natura l'acuto psicologo dovette rendersi perfettamente conto. L'ammirazione per la Ungher non gli impedì del resto di giudicare l'artista con un certo distacco.


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ClaireS

rue de Jérusalem

Messaggio da ClaireS »

Esistevano nei paesi europei di lingua francese (Svizzera, Belgio, Francia) numerose strade intitolate « Rue de Jérusalem » : erano le strade dove, nel Medio Evo si trovava un asilo per i pellegrini indirizzati a Gerusalemme o tornandone. Nel 1800 il Governo Consolare francese ristruttura la Polizia di Stato e crea a Parigi una Prefettura Generale di Polizia insediandola nell’antico palazzo dei Presidenti del Parlamento di Parigi (Dieta consultativa che esisteva sotto la monarchia) al quale si accedeva da diverse strade e, più facilmente per il pubblico, dalla rue de Jérusalem, essendoci un « Cabinet Noir » ossia un ufficio di sorveglianza delle lettere e particolarmente della corrispondenza scambiata con l’estero. Così invece di dire “i servizi della polizia” i francesi dicevano “la Rue de Jérusalem”… Nel 1844 il servizio trasloca in un palazzo assai vicino con una torre dal tetto in punta e così la polizia fu chiamata in gergo « La Tour Pointue ». Fu incendiato nel 1871 (durante la Comune de Paris, così come altri palazzi simboleggiando il potere). Si costruì quasi allo stesso posto un fabbricato al quale il pubblico accedeva dal « Quai des Orfèvres » (un nome anche questo medievale) che diventò anche esso il sopranome della polizia generale… fino ad oggi.

Esiste un romanzo dello scrittore di libri di misteri Paul Féval (1816 - 1887) intitolato La rue de Jérusalem che ha questo luogo come tema principale. Fa parte di una serie di 8 libri intitolata Les Habits Noirs che racconta il confronto – nei tempi del Primo Impero – tra vari gruppi di cospiratori e la polizia di Fouché. E... per chi legge il francese :
http://jydupuis.apinc.org/vents/Feval-habits-3.pdf
Allegati
Plan - 1830.jpg
après l'Incendie de la préfecture de police.jpg
Quai des Orfèvres 2006.jpg


ClaireS

ancora rue de Jérusalem

Messaggio da ClaireS »

prima di Stendhal:

- LA RUE DE JERUSALEM vista dal fiume verso il QUAI DES ORFèVRES

- Fouché all'epoca dell'esilio a TRIESTE
Allegati
Fouché 1817.jpg
Quartier de la Rue de Jérusalem - 1822.jpg


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Bello il ritratto di Fouché! questo non lo avevo mai visto. Per Quai des orfèvres come è oggi, ne avevo messo una foto nel topic su Parigi.


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Messaggio da sono piccolo ma crescero »

Per mi, e penso per tanti dela mia età, el ritrato de Fouché xe sta el viso de Raoul Grassilli che lo ga interpretà in maniera meravigliosa nel sceneggiato "I grandi camaleonti", rendendo ben la sua ambiguità, i sui pregi e i sui difetti con una recitazion misurata che purtropo no se vedi più in television.

Immagine

E con lui, ricordemoli, grandi Tino Carraro (Talleyrand), Giancarlo Sbragia (Napoleone) e Valentina Cortese (Giuseppina).


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Messaggio da babatriestina »

Stendhal a Trieste parte terza ed ultima

Al barone di Mareste ancora, 28 febbraio 1831 (15):
Clara (16) avendomi scritto (in) una lettera Lubert invece di Bertlu, ne hanno fatto una copia; me ne sono lamentato e sono otto giorni che le lettere mi arrivano intatte. L'intelligenza è tale a prezzo talmente alto (ossia così rara, veda il sillogismo “tutto quanto è raro è costoso, ecc…”) che mettendo Bertlu al posto di Lubert, si può raccontare tutto. Clara mi diceva grossolanamente "il vostro romanzo" invece del "Rouge"; ne hanno concluso che l'uomo* aveva fatto un romanzo, il che ha interessato moltissimo la parte femminile del potere**”.

Censura di ieri, censura di cent'anni fa, sembrate sorelle gemelle.
Per sfuggire alle sue indiscrezioni, Beyle ricorre a un sotterfugio.
Scrivetemi tutte le sfumature dei fatti, scrive al barone di Mareste (17). Bisogna fare due indirizzi; scrivete sulla vostra lettera M Katschmidt. Triest. Fate una busta e su questa busta scrivete : M Philippe de Fäger, ufficiale delle poste imperiali e reali di Venezia. E' importante per il mio commercio di beni coloniali*** conoscere le sfumature dei fatti.”

Il controllo postale, come diremmo oggi, disturbava lo stesso comunque i suoi sfoghi. Ricordiamo che è in dicembre 1830 che Le Rouge et le Noir viene pubblicato a Parigi. Il console di Francia non può parlarne a rischio di tradirsi; non ne può parlare liberamente ai suoi amici senza il rischio di smascherare Stendhal. Qua e là solo, qualche timida allusione … e la speranza di venir ristampato nel 1900****.

Note:
(3) Il celebre archeologo Winckelmann era nato a Stendal, cittadina della Marca del Brandenburgo nel 1717. Poco prima dell'arrivo di Beyle a Trieste, un monumento commemorativo era stato costruito sulla collina di San Giusto per ricordare il luogo dove l'archeologo tedesco era stato gettato nella fossa comune. E' uno dei principali ornamenti del Lapidario attuale. Beyle adotta per la prima volta lo pseudonimo di Stendhal nel 1817 e al principio per il solo libro Roma, Napoli e Firenze. L'assassinio di Winkelmann è stato oggetto di studio di uno studio originale nel Piccolo di Trieste (19 e 20 febbraio 1926, a firma di Ugo Milelli).
(4) Oggi (nel 1927) sede del Comando del corpo di armata.
(5) Lettera al barone de Mareste del 24 febbraio 1831. Correspondance de Stendhal, t.III, n° 513, p. 30. Nulla sarebbe più stimolante di un paragone fra la descrizione di Trieste come appare della corrispondenza di Beyle nel 1830 e quella che si può ricavare dalle note molto più complete che prese Desaix nel 1797 e che Arthur Chuquet ha pubblicato nel Journal de Voyage en Suisse et en Italie dell'illustre soldato; Parigi, Plon, 1907.
(6) Lettera al barone de Mareste del 12 dicembre 1830, Corr. t.III, n° 498, p. 2
(7) Lettera al barone de Mareste del 24 febbraio 1831, Corr. t.III, n° 513, p.30 . “Il nuovo selciato al quale stanno lavorando ancora, è interamente composto da blocchi di pietra scalpellati; di forma e grandezza uguali, si incastrano perfettamente come i tasselli di un pavimento di legno" (Conte Bernard Potocki Voyage dans une part de l’Italie, Posen 1825 p. 3). Questo selciato che entusiasmava Stendhal e Potocki andava a sostituire un altro che aveva suscitato le critiche di Desaix : “Le strade sono tutte pavimentate con grossi e larghi blocchi di pietra tagliata. E' una bella pavimentazione, ma non molto comoda. Queste pietre non si incastrano esattamente, cosicché ci sono molte irregolarità e le vetture vengono un po' scosse. Mi sembra che questo selciato, fatto con un po' di cura, potrebbe essere superbo". Si vede che il pronostico di Desaix si realizzò.
(8 ) Corr. t. III.
(9) Corr. t. III, p 3 n° 399, 26 dicembre 1830 al barone di Mareste.
(10) “Lo Si chiama nel paese borra [sic]” dice il conte Potocki “forse in memoria dell’antica Borea”.
(11) 20 febbraio 1831. Corr. t. III, n° 511, p. 84.
(12) 28 gennaio 1830. Corr. t. III, n° 506, p. 14.
(13) 24 dicembre 1830. Corr. t. III, n° 501, p. 9.
(14) Corr. t. III, 17 décembre 1830, n° 500, p. 3.
(15) Corr. t. III, n° 512, p. 25.
(16) “Clara” era il sopranome dello scrittore Prosper Mérimée, autore del Teatro di Clara Gazul.
(17) Corr. t. III, n° 504, p. 11-12.

Note aggiunte:
* Ossia Lubert…? Ma Lubert potrebbe essere anche un sopranome
** La moglie del Governatore di Trieste ? oppure del capo della Polizia ?
*** Stendhal ha bisogno di essere informato dal Mareste e dagli altri - come Mérimée - di tutto ciò che fa il governo francese (1830-31 sono due anni di profondi cambiamenti politici in Francia) per la propria salvaguardia e per il suo lavoro di console a Trieste incaricato di sorvegliare le relazioni dell’Austria con il Medio-Oriente.
**** Stendhal si lamentava spesso della scarsità di lettori delle proprie opere, poi aggiungeva : “Sarò letto tra 100 anni!”

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Messaggio da babatriestina »

sono piccolo ma crescero ha scritto:Per mi, e penso per tanti dela mia età, el ritrato de Fouché xe sta el viso de Raoul Grassilli che lo ga interpretà in maniera meravigliosa nel sceneggiato "I grandi camaleonti", rendendo ben la sua ambiguità, i sui pregi e i sui difetti con una recitazion misurata che purtropo no se vedi più in television.
).
per Fouché a trieste, veder questo post

dove che scrivevo:
per quei che se ricorda de co la TV in prima serata trasmetteva sceneggiati culturali al sabato sera, Fouchè iera nel sceneggiato de Zardi I grandi camaleonti, impersonado de Raoul Grassilli. (fine anni 60, diria)
Se no me sbaglio, Grassilli gaveva interpretado Fouché anche nel sceneggiato televisivo che lo precedeva, I Giacobini, sempre de Zardi.
E.. nei Grandi Camaleonti, in una scena in Giuseppina compari con la fia Ortensia, quest'ultima iera interpretada de una giovanissima Raffaella Carrà! :-D :-D :-D


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Messaggio da babatriestina »

per curiosità, zonto sto cartellon che go visto stamattina, de un spettacolo che i farà al Rossetti:
le vie del caffè: Viaggio a Trieste : Stendhal :-D
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sono piccolo ma crescero ha scritto:Per mi, e penso per tanti dela mia età, el ritrato de Fouché xe sta el viso de Raoul Grassilli che lo ga interpretà in maniera meravigliosa nel sceneggiato "I grandi camaleonti", rendendo ben la sua ambiguità, i sui pregi e i sui difetti con una recitazion misurata che purtropo no se vedi più in television.
go trovado un ritaio de un vecio "Radiocorriere" de sto sceneggiato, appunto con Sbragia e Grassilli: Napoleone e Fouché
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Re: Stendhal a Trieste

Messaggio da babatriestina »

Raoul Grassilli ne ga lassadi, a quasi 86 anni, col ricordo de quando che la TV fazeva produzioni de qualità..


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Re: Stendhal a Trieste

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I Itinerari letterai ne ricorda con un cartel che Stendhal abitava all'hotel
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Re:

Messaggio da babatriestina »

babatriestina ha scritto: ven 12 dic 2008, 21:34 (parte seconda)


altrove:
"La pavimentazione delle strade è la più bella d'Europa: grandi pietre tagliate, di un piede di larghezza e di due, tre, quattro di lunghezza, la pioggia lava questa pavimentazione, impossibilità di fango (7)."

lo rilancio perché la frase è citata oggi in un articolo del Piccolo


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