triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » mercoledì 8 settembre 2010, 13:39

IL VIAGGIO DA ODESSA


Questo è un racconto di viaggio molto scarno, senza commenti del soldato, che è ligio ai comandi,non fa opzioni apparentemente e, terminata la guerra ,semplicemente smette di scavar trincee e torna in Italia. Lo trovo interessante per il percorso ed anche perché accenna, senza commenti ,a Campi di prigionia italiani, riservati a chi rientrava in Italia. Egli sembra solo un po’ seccato di trovarsi con sentinelle a guardia. Il soldato sembra quasi una persona che, finito il lavoro, ritorna a casa, convinto che se esegue gli ordini,senza troppe domande, tutto fila liscio. Però, niente festeggiamenti italiani, al ritorno…
Gli appunti del Kriegs –Tagen sono stati riscritti dallo stesso militare qualche tempo dopo,il rientro in questo modo.L'itinerario è scritto in modo preciso dallo stesso ex Kajserjager,compresi i riferimenti geografici. Un altro modo di esprimersi al maschile
.


Il soldato, L. B., fu un Kaiserjager della Riserva. Aveva 31 anni

DAL KRIEGS-TASCHEN –KALENDER
Zum Gebrauche für alle Militarpersonen für da Jahr 1918 und 6 Monate 1919

Copia successiva dal block.

Il 5 maggio 1915 partii assieme ai miei compagni dai quarantatré anni in giù per Innsbruck, arrivai il 12 maggio, dopodiché fui destinato ancor quel giorno al I. Reggimento Cacciatori. Restammo là fino al 26 agosto e il ventisette partimmo col ventitré Nord Trasport verso il fronte Galiziano.
Restammo là costruendo trincee, strade, baracche e…sino al 22 aprile 1918.
Il 23 partimmo dalla Galizia per Podvolobisha – Odessa e arrivammo il 29 sera. Ancora il giorno seguente cominciammo a lavorare nel grande porto caricando e scaricando granaglie dalle barche a vapore ai magazzini adiacenti. Odessa è una grande città sul mar Nero.
Il 30 ottobre finalmente arrivò il Befehl di armistizio su tutti i fronti Austro ungarici.
Il 4 novembre sospensione dei lavori e si annuncia la pace. Dal 4 in poi si sta aspettando il giorno del rimpatrio. Eravamo circa 200 uomini in viaggio.
Il 28 mattina alle ore 7.30 lasciammo il grande porto di Odessa, sul grande vapore Lussinpiccolo IrishTriestino, che dal 14 si trovava prigioniero in porto.
Attraversando il mar Nero arrivammo a Sulina in terreno rumeno. Poi il percorso continuò lungo il Danubio, verso Galatze , dove aspettammo lo scarico delle Maone (navi turche ).Partimmo verso Braila diretti a Ruschef (Ungheria), nel porto. Arrivammo il 12 dicembre. Il viaggio fu assai noioso e lungo e andammo a secco quattro volte. Causa la nebbia ci dovemmo fermare tante volte ed eravamo fissi come le sardelle e sempre umidi dl vapore. A Ruschef si trovavano militari inglesi, francesi col rispettivo Comando per il buon ordine.
Giunse in città un Maggiore italiano, che ci trovò un quartiere e ci consigliò di prendere la ferrovia; sarebbe stato impegno suo procurarci vitto .
Il 20 dic. passammo la notte all’aperto, riscaldati dal fuoco del falò. Il 2 gennaio 1919 venne a farci visita il Maggiore, che ci disse di aver chiesto al Governo un piroscafo dall’Italia. Il maggiore ci raccomandò di non far baruffe. Ci riconosceva come suoi patrioti trentini e triestini e per conseguenza militari italiani. Arrivammo a Cernodova oltrepassando il grande ponte ferroviario che attraversa il fiume e conduce a Bucarest.
Ci aspettavano a Grigov, città Rumena, 1100 prigionieri italiani che si trovavano in Romania e partimmo insieme col medesimo vapore che in un mese ci condusse a Rudchof.
Di sera partimmo in treno per Costanza e arrivati, noi 1300 uomini , con in più altri 70, che erano in questa città, salimmo su due Cementiere mercantili sempre sotto comando italiano. Il vapore era di Fiume(Austria).
Il giorno 6 gennaio arrivammo a Costantinopoli, dopo aver passato il mar Nero e il Bosforo, magnifica posizione,bel porto e bei palazzi. Nel porto si trovavano vapori , torpediniere e corazzate. La sera del 7 lasciammo la bella città e entrammo nel mar di Marmara, illuminato dai raggi della luna crescente che si riflettevano sulle placide onde.
Il giorno 8 eravamo ai Dardanelli dalle grandi fortificazioni, poi il mare Egeo e lo Stretto di Corinto, sopra il quale passa una ferrovia. Quasi quasi credevamo che il vapore non riuscisse a passare. A Patrasso il capitano fermò il vapore, per conoscere le istruzioni sulla via del mare sgombra dalle mine messe dai Greci.
L’11 mattina entrammo nel Golfo di Taranto,all’estremità del tacco (terra italiana).Continuammo il viaggio fino a Gallipoli, dove arrivò l’ordine di portarci a Bari.
Arrivati a Bari il 13 gennaio 19,dopo la perquisizione medica, cominciò lo sbarco dei prigionieri italiani, che un centinaio alla volta venivano mandati alla disinfezione. Poi smontammo anche noi e lasciammo la montura e la coperta che avevamo addosso, perché eravamo pieni di pioci. Fatto il bagno e l’iniezione, ricevemmo il cambio di abiti civili. Poi andammo alla Stazione ferroviaria, accompagnati dalle sentinelle. Il giorno 15 arrivammo a Barletta, dove ci condussero verso un campo di concentramento assieme a 200 loro prigionieri,sequestrati come noi. Un capitano ci spiegò Il motivo per cui eravamo in concentramento rinchiusi e sorvegliati da sentinelle. Cioè che c’era un caso di vaiolo verificato all’arrivo a Bari.
Finalmente il 20 febbraio 1919 ci lasciarono andare e salimmo in stazione a Barletta .Insieme a noi montarono 260 uomini ,Trentini e anche Triestini che si trovavano a Barletta in contumacia. Il 21 arrivammo a Servigliano (Ascoli Piceno), dove risiede l’accampamento dei prigionieri e soldati redenti del Trentino, Bolzanino Meranese, Bressanone e su e su sino al Brennero. Inoltre Friulani ,Triestini,Polesani, Fiumesani ecc. Qui ci collocarono in baracche su dei pagliericci . In brevi giorni si spera di partire per Gardolo(Trento)in quel campo di Concentramento.. Il giorno 14 marzo arrivati a Gardolo e speriamo di tornare a casa presto.
Allegati
Mappa del 1914, con il percorso di rientro effettuato nel 1918. Da Odessa a Taranto.
Mappa del 1914, con il percorso di rientro effettuato nel 1918. Da Odessa a Taranto.
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Il bel porto di Odessa, ora in Ucraina
Il bel porto di Odessa, ora in Ucraina
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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da babatriestina » mercoledì 8 settembre 2010, 14:03

mandi_ ha scritto: Il giorno 8 eravamo ai Dardanelli dalle grandi fortificazioni, poi il mare Egeo e lo Stretto di Corinto, sopra il quale passa una ferrovia. Quasi quasi credevamo che il vapore non riuscisse a passare.
Immagine
1965, dal canale
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1962, dall'alto
mandi_ ha scritto: A Patrasso il capitano fermò il vapore, per conoscere le istruzioni sulla via del mare sgombra dalle mine messe dai Greci.
Patrasso nel 1962, dal mare
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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » mercoledì 8 settembre 2010, 19:55

Grazie infinite Baba, per la tua "generosità". Non sai quanto mi piace "vedere " questi luoghi percorsi tanto tempo fa. E che moltissimi uomini sulle navi hanno attraversato.Pur trovandomi qualche anno fa in questo stesso luogo, non ricordavo la ferrovia.Il diarista scrive integralmente : "Questo stretto sarà largo dai 15 ai 20 metri, che quasi quasi il nostro vapore si credeva non passasse.Per passarlo abbiamo impiegato 35 minuti, e poi entrammo nel golfo di Corinto .Questo stretto fu fatto dalle mani dell'uomo e sarà lungo dai 4 ai 5 km."
Grazie Baba.


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » domenica 12 settembre 2010, 21:56

Vorrei ora tornare al luogo dove eravamo rimasti prima di descrivere il ritorno dei reduci da Odessa : in Cina, a Tientsin e Pechino, dove erano arrivati i nostri Italiani lungo la Transiberiana, al seguito di Manera.


COME ERA TIENT -SIN


Come ho già raccontato precedentemente, a Tien- Tsin (attuale Tianjin )e a Pechino esistevano delle Concessioni territoriali, ottenute dall’Imperatrice Cinese (dopo la guerra dei Boxer) dai Governi Italiani, Inglesi, Francesi, Austro ungarici , Tedeschi, Statunitensi ecc.

Può essere interessante questo sito , per verificare la durata delle Concessioni delle varie nazioni :

http://it.wikipedia.org/wiki/Concession ... re_in_Cina .

Ognuna di queste concessioni di diversa nazionalità aveva edificato delle costruzioni, secondo il proprio stile architettonico. A partire dai primi anni del ’900 ,dunque, all’antica Tientsin cominciò ad affiancarsi un’altra città, costituita da tanti quartieri quante erano le nazioni che avevano, nel frattempo, ottenuto le concessioni.
Ogni Paese realizzò un insediamento urbano che riproduceva in qualche misura l’impianto urbanistico e le tipologie edilizie della cultura architettonica dei luoghi d’origine: le strade si animavano di cittadini del mondo, ma anche di automobili europee o americane, che convivevano con l’estrema povertà locale, con risciò e viandanti locali.
A Tianjin era sufficiente attraversare una strada per spostarsi da una tipica città inglese, con le sue case di mattoni rossi, il quartiere degli affari e delle banche, la Victoria Road con i policemen nell’inconfondibile divisa, per ritrovarsi nell’atmosfera, anche questa unica e irriproducibile di una cittadina francese, o russa , giapponese o Austroungarica ,con edifici in stile Tirolese.

I "privilegi" italiani in Cina ottenuti dal 1902 consistevano :

1. nel riconoscimento della proprietà della Legazione Italiana nel quartiere delle Legazioni di Pechino con un contingente di truppe a presidio;
2. nella Concessione di Tientsin, che occupava un'area di circa mezzo chilometro quadrato, e che costituiva la principale acquisizione italiana in Cina.
3. nel riconoscimento della proprietà italiana del forte di Shan Hai-Kwan, opera terminale a mare della Grande Muraglia, ed al suo presidio militare;
4. nel riconoscimento della proprietà italiana dell'ancoraggio di Ta-Ku nell'estuario del fiume Pei-Ho con conseguenti impegni di presidio e difesa;
5. nell'autorizzazione a servirsi dei quartieri internazionali di Shanghai ;
6. nell'autorizzazione a costruire e presidiare le caserme "Italia" ad Hang-Zhou, "Savoia" a Tientsin e quella della "Regia Guardia" alla Legazione Italiana di Pechino;
7. nell'autorizzazione all'impiego di militari a difesa di luoghi di pertinenza come chiese, missioni, ferrovie, miniere, ecc....


A Tien – Tsin dagli Italiani, a partire dal 1906, fu costruita una moderna caserma della Polizia, vasta, spaziosa, con camerate e refettorio confortevoli , con riscaldamento a stufe a legna, dotata di ampi piazzali e di servizi igienici moderni(bagno alla turca e docce). Qui vennero alloggiati i prigionieri che avevano optato per l’Italia. Verso il 1914 erano stati costruiti anche un ospedale, un Municipio, la palazzina del Console ecc. Alcuni nomi delle vie furono: Corso Vittorio Emanuele III,Piazza Regina Elena, ecc.

Tien-Tsin non si trova sul mare ,ma è attraversata dal fiume Hai He che nasce dalla confluenza di cinque corsi d'acqua: lo Ziya, il Daqing, lo Yongding, il Grande Canale Nord e il Grande Canale Sud; le sponde del fiume Hai He rappresentavano sia un approdo ideale per le flotte militari sia un porto commerciale strategico per l’intensificazione degli scambi con l’Oriente.
Le temperature vanno dai -25 °C di gennaio ai 42 °C di agosto. Perciò erano ben diverse da quelle della Siberia.

Migliaia di uomini continuavano ad arrivare. La sistemazione a Tien-Tsin era molto confortevole , rispetto a quello che i prigionieri avevano passato in Siberia . Sembrava un sogno, tanto più che tutti si aspettavano di tornare presto a casa . Immaginiamoci i nostri uomini, devastati da anni di prigionia, carichi di pioci, dopo aver percorso la Transiberiana,arrivare in un posto del genere, ricco di architettura orientale, ma anche molto simile a quelle terre che avevano lasciato in patria. Per di più essi trovarono letti, cuscini, lenzuola e cibo decoroso , soprattutto. Addirittura la situazione si era quasi rovesciata: loro erano occidentali e non potevano fare a meno di vedere i bambini cinesi cenciosi, che aspettavano le briciole di pane lanciate loro dai soldati; molti dei prigionieri si fecero inoltre immortalare trainati sui risciò da dei poveretti, che offrivano un sorriso per la foto. Cosa avreste fatto voi al posto dei nostri ragazzi? Non sareste stati estremamente grati all’Italia? Anche se a dire il vero, il passaggio per l’Italia con una nave era sempre dilazionato: sembravano esserci imbarcazioni dappertutto , ma non erano mai per i nostri.
Per fortuna c’era bisogno di propagandare l’Irredentismo Italiano e ricordo che due scaglioni nel 1918 erano riusciti a tornare proprio da Tien-Tsin – Vladivostok in Italia su navi Statunitensi , (Sheridan- Logan) e in seguito su nave Italiana (Verdi). Ma c'erano ancora moltissimi ex prigionieri in attesa a Tientsin e altre migliaia di Italiani dispersi in Siberia
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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da sono piccolo ma crescero » lunedì 13 settembre 2010, 7:09

Mi è venuta una curiosità: gurdando la mappa su wikipedia delle concessioni ho visto che quella italiana confinava con quella dell'Austria Ungheria, quella del Regno Unito confinava con quella della Germania.

Come convivevano? Si sparavano cannonate, era la terra franca per le spie, era un punto di incontro per contatti diplomatici, se ne fregavano e continuavano, ognuno per conto suo, a fare i suoi sporchi affari?

C'è qualcuno che lo sa? So che non c'entra con l'argomento, ma è una curiosità mia.


Non sono abbastanza giovane da sapere tutto. (J.M. Barrie - The admirable Crichton)

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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » martedì 14 settembre 2010, 20:33

Cari Triestini, vi riporto in Cina..


Dato che penso che pochi saprebbero rispondere alla domanda di Piccolo , trattandosi di “cose segrete segrete” , aggiungo qualcosa sulle Concessioni di Tientsin , dal libro di “Soldati italiani nella Russia in fiamme”di Bazzani. Un bel mattoncino di libro, ma prezioso per descrizioni , foto ecc. Nei diari non ho trovato niente di specifico, se non “che i se vardava mal” Austriaci e nuovi Taliani per ovvi motivi e ogni tanto c’erano baruffe. Ah, la guerra … .

Comunque, anche qui in Cina, si trattava di puro colonialismo e sfruttamento degli popolazioni locali, come succede spesso anche oggi in caso di intervento militare in aiuto a qualche nazione “in difficoltà" Vi lascio la libera, soggettiva interpretazione.

Il Tenente Bazzani , collaboratore del maggiore Manera,dice:

“ Tientsin, che significa <<la porta del cielo>> consiste nel settlement o città delle Concessioni, abitata da 15.000 bianchi e 5000 giapponesi, e della città cinese con una popolazione che si aggira sul milione. La parte europea è splendida, tutta a villini con giardino, con viali ombreggiati da doppie file di alberi. Ha un centro elegante con sontuose abitazioni, comodi uffici, ricchi negozi che danno su vie asfaltate ed estremamente pulite, alberghi di lusso, teatro, club, campo di corse, scuole”. Riunisce quanto di meglio sa offrire il confort inglese e tutte le ricercatezze e specialità delle varie nazioni del mondo. Gli Stati principali vi tengono , oltre ai propri Consolati, reparti di truppa. Si potrebbe quasi credere di essere in Europa, se lungo il fiume e per le strade non si vedessero migliaia di Cinesi affannarsi a portare casse, sacchi ceste.”
Poi si parla del fatto che i prigionieri siano stati ripuliti , tosati (pidocchi, rivestiti di nuove divise di tela Kaki, uguali nella forma a quelle dell’esercito, ma senza stellette. Cappello all’alpina.(Le divise kaki penso che derivino forse dalla guerra in Libia, ma correggetemi pure).
Si parla inoltre di una “squisita cortesia” del console italiano che fornì 200 fucili ai nuovi arrivati . Ma quanto era cortese quest’uomo!
Intanto proseguivano gli insegnamenti per diventare “buoni Italiani”. Le descrizioni su questi futuri “buoni italiani “ sono molteplici da parte del tenente , ma io penso che alla maggior parte dei nostri ex prigionieri interessasse soprattutto trovare un modo per tornare a casa, da quel che ho letto nei diari e anche da quel che affermano lo stesso tenente ed anche il Generale Mautone, autore di un altro libro (pesantissimo ma utile, con nomi e foto di Triestini e Trentini nei Battaglioni neri ) che narra i fatti di quegli anni. Tutti e due parlano di “grande difficoltà nel convincere gli Italiani a ravvedersi” , poi secondo loro va tutto liscio o quasi.
Insomma, non tutti erano dei Battisti , pronti ad immolarsi per l’Italia, anche se molti nei Diari raccontano di essere contentissimi di diventare Italiani ed uscire dalla schiavitù austriaca, mentre altri nel 1918 pregavano ancora per la morte dell’imperatore Francesco Giuseppe. (Non oso far riferimenti a eroi irredentisti pronti a morire o ai pareri dei vostri nonni Giuliani ed Istriani, anche se penso che siano stati dello stesso tenore, oppure indifferenti a chi li comandava.)

Ci fu un episodio a Tientsin, rimasto ancora oscuro. Venne riportato sul diario ufficiale di Bazzani , ma anche su parecchi diari: ci fu un episodio di insurrezione il 10 giugno 1918.
Bazzani imputa questa rivolta, che deve essere stata piuttosto pesante, a “reminiscenze che la Russia bolscevica aveva lasciato nell’animo di certi illusi”.Parla di un ex prigioniero che si mise ad improperare, spalleggiato da una dozzina di complici, contro il corpo di guardia.
Più di un diarista dice invece che”un folto gruppo(un centinaio) di ex prigionieri si ribellò perché estenuati dalla lunga attesa del rimpatrio e perché stanchi di promesse.” Furono subito incarcerati e trasportati sulla Cannoniera Sebastiano Caboto che stazionava nel fiume di Tientsin. Rimasero una notte sulla cannoniera e poi furono portati nel Campo di concentrazione di Si – Juan a Pechino e di loro non si seppe più nulla.(Bazzani afferma invece che furono trasportati in Italia dopo il rimpatrio di tutti (quindi dopo il 1920).

Concludo inviando un paio di foto , per capire bene la situazione di allora :

essere un prigioniero disperato a Vladivostok, nella disperata attesa dell’imbarco, in mezzo al gelo.
Logorante attesa, freddo intenso, dormire all'addiaccio, cucina con mezzi di fortuna, abiti logori. Disperazione. Vladivostok 1918, primi mesi
Logorante attesa, freddo intenso, dormire all'addiaccio, cucina con mezzi di fortuna, abiti logori. Disperazione. Vladivostok 1918, primi mesi
vladivostok 1918.jpg (60.02 KiB) Visto 1839 volte
. Arrivare a Tientsin , dove un giovane ragazzo, ora un “nonno defunto” si trovava tra lenzuola pulite, vestiti lindi e ben stirati (anche se sempre divise), sazio e si sentiva un occidentale, tra cinesi mezzi morti di fame e con vestiti logori , che lo temevano . Qualcuno di questi giovani italiani raccontò di aver lanciato briciole di pane ai bambini cinesi. Esistono moltissime foto del genere, dove gli optanti italiani a Tientsin , Pechino ecc si facevano fotografare su un risciò . Guardate l’espressione di questo Cinese. Ho coperto (purtroppo, per privacy) il viso di questo ragazzo che voleva inviare una foto insolita a casa, per mostrare alla famiglia come stesse bene ora…con l’Italia in Cina.
Una foto per la famiglia. Come si sta bene a Tientsin sul risciò nel 1918!
Una foto per la famiglia. Come si sta bene a Tientsin sul risciò nel 1918!
a Tientsin...jpg (61.45 KiB) Visto 1839 volte
Nessuno di voi ha mai visto qualcuna di queste foto col risciò dell’epoca ?

Ciao a tutti da Mandi


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » giovedì 16 settembre 2010, 22:37

Volevo parlarvi della Cannoniera Sebastiano Caboto, ma ho visto che lo fanno in modo migliore di me questi siti. Quindi , se vi interessa un approfondimento della Caboto, e già che ci siamo della Carlotto, cliccate qui.Così mi risparmio la fatica di scrivere e anche di allegare foto. :cheezy_298:

http://www.anmi.taranto.it/filatelia/ca ... caboto.htm



e qui : http://it.wikipedia.org/wiki/Sebastiano ... %28nave%29




La cannoniera Sebastiano Caboto fu costruita dai Cantieri Navali riuniti di Genova nel marzo del 1910, i quali consegnarono la nave alla Regia Marina nel novembre del 1913.

Ricordo che la Caboto non riportò nessuno dei nostri prigionieri nella loro terra. Essa stazionava di guardia nelle acque del fiume Hai He che attraversava Tientsin.

Aggiungo che , a scanso di equivoci, i nostri prigionieri non allogiarono negli edifici lussuosi descritti a Tientsin, ma in una caserma.

Il ragazzo sul risciò indossa la divisa dei Battaglioni neri (si riconoscono le mostrine) di cui vi parlerò .


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » martedì 21 settembre 2010, 21:39

Preparatevi comodi , perché questa parte è noiosissima, ma è fondamentale per capire bene quel che avvenne ai nostri prigionieri in Siberia.

Vorrei ripetere brevemente :
Da Kirsanov partirono degli scaglioni verso Arcangelo e tornarono in Italia sbarcando a Genova tra il 1916 e il 1917.
Causa la disorganizzazione italiana e l’inverno , non fu più possibile ritornare da quella via.
I prigionieri optanti per l’Italia furono trasportati verso Vladivostok sulla Transiberiana, nel bel mezzo della Rivoluzione russa.
Il 1918 fu l’anno d’inizio delle GUERRE CIVILI in Russia. La guerra civile ebbe inizio nell'estate 1918 e si svolse, con alterne vicende e momenti critici per entrambe le parti, in diversi territori, su un fronte di ottomila chilometri. La guerra civile divampò tra i bolscevichi(chiamati ROSSI) e una coalizione di forze di opposizione, conosciuta come Zaristi bianchi, guidata dal dittatore ammiraglio Kolciak.
Tutti gli optanti ex prigionieri erano convinti che il Governo Italiano li avrebbe portati subito in patria tirandoli fuori da una situazione simile.
Ma invece si pensò bene di trasportarli tutti a Tientsin e Pechino, per fare riprovare agli uomini un po’ di vita “normale” , ritrovando alloggio , cibo e riposo. Gli ex prigionieri dovettero indossare una divisa ed addestrarsi (per non restare troppo in ozio ed avere brutte idee, non si sa mai…).

A Tientsin erano arrivati (tra febbraio – marzo 1918) 2500 uomini ed altri continuavano ad arrivare. Ricordo che altre migliaia erano ancora dispersi in Siberia e molti non avevano voluto optare, per timore di ritorsioni o perché contrari, perciò non erano stati portati in Cina.
Da Tientsin riuscirono a partire circa 470 ex prigionieri di etnia italiana con le due navi americane Logan e Sheridan (25 aprile 1918- 27 giugno 1918) (23 giugno 1918 -5 settembre 1918).

E qui comincia una nuova Odissea per i nostri ragazzi…. Il riposo ed i giri in risciò erano finiti. Per gli uomini rimasti e quelli che stavano arrivando si preparò un nuovo arruolamento.



A TIENTSIN
Il 27 Giugno 1918 il nostro Governo dall’Italia comunicò alle autorità consolari di TIENTSIN l’autorizzazione di procedere all’arruolamento dei volontari irredenti nel Regio Esercito .

Nello stesso tempo il Ministro degli Esteri Italiano dava notizia dell’imminente costituzione di un Corpo di Spedizione in Italia, che doveva raggiungere gli Alleati operanti in Siberia ,perché lo Stato Italiano fosse autorevolmente presente nella zona..

Il Capo della Spedizione Manera adunò gli uomini e annunciò che il Governo Italiano avrebbe permesso agli ex prigionieri l’arruolamento nell’esercito Italiano. Gli uomini a Tientsin ne furono contenti, sperando di essere vicini alla partenza e al ritorno a casa. Molti avrebbero fatto di tutto per rivedere le famiglie. Bazzani raccolse le firme di adesione.

Il problema, di cui gli uomini non erano al corrente, firmando per entrare a far parte di questo esercito , era che il Ministro della Guerra subordinava l’adesione alla condizione dell’eventuale impiego in Russia contro i Bolscevichi. (io ho sentito parlare di molti che firmarono in bianco)
Manera e Bazzani si adoperarono molto per convincere gli ex prigionieri della necessità di questo arruolamento,quasi fosse un privilegio, che avrebbe portato loro gloria.
Sul libro di Mautone “Trentini ed Italiani contro l’Armata Rossa” ”La storia del Corpo di Spedizione in Estremo Oriente, 1918-20” potrete trovare i nomi degli uomini della Venezia Giulia e della Dalmazia che per primi firmarono come volontari in Siberia. Li trovate da pag 294 a pag 297 . Si tratta di circa 290 nomi. Ricordo che ho già controllato da sola : queste liste di uomini (ci sono anche circa altrettanti Trentini ) non corrispondono alle liste dei Battaglioni Neri. Alcuni uomini entrarono a far parte di questo Corpo, altri no. Queste liste furono fatte anche pubblicare da Manera su giornali distribuiti in Trentino , ed io le ho viste . Non so se abbiano fatto lo stesso i vostri giornali.

16 luglio 1918: lo zar Nicola II e tutta la sua famiglia vennero uccisi ad Ekaterinburg.

FORMAZIONE BATTAGLIONI NERI

1 agosto 1918 : TIENTSIN .

Erano trascorsi circa cinque mesi dall'arrivo degli uomini a Tientsin .

Al distaccamento Manera notificò che ,da quella data, gli Irredenti che avevano firmato venivano arruolati nel Regio Esercito. A tutti i graduati sarebbe stata impartita un’istruzione che avrebbe permesso di essere promossi a caporale,ed in seguito ad altri gradi superiori. Agli arruolati sarebbero state assegnate le stellette.
15 Agosto: Giuramento alle ore 8.00. 3000 uomini indossarono le divise kaki. Manera affermò nel discorso “Il giuramento che oggi prestate, non è il giuramento forzato della minaccia poliziesca, ma una promessa spontanea e ideale d’amore alla Patria”. Quindi tutti sfilarono al suono della Marcia reale, vicino alla stinta bandiera di Kirsanov.
In caserma si distribuirono le mostrine nere, colore adottato per significare l’oscuro avvenire cui andavano incontro i nostri soldati, come affermò il tenente Bazzani nel suo libro, (o forse il colore usato dagli Arditi?)

Le mostrine nere le potete osservare nella foto precedente, quella con il risciò.

Così nacquero i BATTAGLIONI NERI, costituiti da due Battaglioni costituiti quasi del tutto di Irredenti ... Bazzani descrisse un grande entusiasmo tra i nuovi soldati , ma chissà quali saranno stati i loro pensieri . Sui quotidiani italiani arrivò da Tientsin un telegramma al Commissariato dei profughi di Roma ,firmato dal Tenente Bazzani : <<Mio nome irredenti oggi divenuti ufficiali e soldati d’Italia, comunicando novella, rivolgono grato pensiero S.V. pregandola presentare ringraziamenti ed ossequi Ministro degli Esteri e Ministro della Guerra.>>

In breve, colmo dei colmi per me, dato che gli Alleati avevano cominciato a stanziarsi in Russia e Siberia per avversare il governo instaurato dai Soviet e contrastare quello che era considerato un avanzare della forza Tedesca a livello economico in Russia, il nostro Governo pensò di usare i nostri ex prigionieri, dato che erano già sul posto, invece che cercare in ogni modo di rimandarli alle loro famiglie. Qual migliore occasione di trovare in loco un esercito già pronto, esperto di guerra, bisognoso solo di essere armato?

ARRIVO DEL CORPO DI SPEDIZIONE ITALIANO IN ESTREMO ORIENTE (C.S.I.E.O.) : COLONNELLO FASSINI –CAMOSSI

Intanto , come vi avevo già anticipato, in Italia era stato costituito un CORPO DI SPEDIZIONE ITALIANO IN ESTREMO ORIENTE (C.S.I.E.O.)

Il C.S.I.E. O. venne costituito a Napoli, città nella quale si concentrarono le truppe assegnate, formando il contingente .La partenza fu effettuata con il piroscafo Roma della Società Marittima Italiana. La nave partì da Napoli abbastanza carica di truppa(venti ufficiali e 400 soldati di fanteria) e materiale bellico concessi dal Ministro della guerra il 19 luglio 1918. A bordo si trovava il nuovo Capo del Corpo di Spedizione inviato dall’Italia , il colonnello Fassini Camossi. Non serviva trasportare molta truppa: era già pronta in Cina, nell’Estremo Oriente:erano i nostri nonni, che dovettero rimanere in Siberia fino al 1920.

Il piroscafo Roma comunque prelevò a Port Said altri 400 uomini dislocati in tale zona e attraccò a Chin –Kwan- Tao il 30 agosto 1918 (41 giorni di navigazione). Nel viaggio morirono M. Bevilacqua e S. Musso,calati in mare .

Allo sbarco del Corpo di Spedizione un reparto dei Battaglioni rese gli onori, mentre gli equipaggi della R. N. Caboto scambiavano il saluto alla voce.

Il mattino del 2 settembre 1918 il C.S.I.E.O arrivò a Tientsin.
Il Corpo di Spedizione arrivato da Napoli era composto dal 4° battaglione del 67° fanteria, di una compagnia di complementi, della 389a compagnia mitragliatrici, della 165a Sezione RR. CC., da un reparto del genio, di mezza sezione di sussistenza e di un ospedaletto da campo. Si trattava di poco più di settecento uomini, quasi tutti di origine siciliana e sarda, mentre il resto proveniva da Torino. Com'è ormai ovvio, sin dal primo impianto del progetto, venne previsto l’impiego dei prigionieri italiani in Oriente. Il piroscafo trasportò divise, armi ed equipaggiamento necessari per armare anche i soldati dei Battaglioni neri.
Fu così che venne realizzata l’idea del Governo Italiano, di Manera ,delle autorità militari di utilizzare gli ex prigionieri austroungarici ,dato che si trovavano già sul posto, per combattere nel "Regio Corpo di Spedizione Italiano", fondendoli con il contingente italiano appena arrivato da Napoli , per combattere assieme a inglesi, americani e francesi , cinesi e giapponesi a fianco dell'esercito controrivoluzionario degli zaristi bianchi di Kolciak.
I tremila uomini dei Battaglioni neri vennero uniti in un unico esercito con i 700 soldati provenuti dall’Italia. Gli "irredenti" che accettarono di arruolarsi (in violazione di tutte le convenzioni internazionali che vietano agli ex prigionieri di essere impiegati in operazioni di guerra), furono tra l’altro accolti per decreto quali cittadini e soldati prima dell’annessione delle proprie terre.. .





Il 15 settembre ci fu un nuovo giuramento davanti a Fassini -Camossi di altri 10 ufficiali e di altri elementi della truppa.
Nello stesso periodo l'Italia ritirò la propria Missione militare italiana a Pietrogrado (Leningrado) ed aprì col T.Colonnello Vittorio Filippi di Baldissero la Missione Militare in Estremo Oriente, a Wladivostok.

In sostanza Manera col suo carisma personale riuscì a convincere i prigionieri, che pur provati psicologicamente dalla sofferenza di quegli anni, entrando a far parte del C.S.I.E.O. avrebbero contribuito a dar maggior lustro all’Italia e sarebbero potuti tornare in fretta e con orgoglio in patria. Questo nonostante le promesse fatte agli optanti. Era stato, infatti, assicurato nel 1917 agli ex prigionieri che essere optanti significava infatti cambiare la propria nazionalità austriaca in quella italiana e una volta arrivati in Italia gli uomini avrebbero potuto arruolarsi, oppure non farlo, oppure potevano essere avviati a un lavoro per potersi mantenere fino alla fine del conflitto. Invece gli uomini tornarono a indossare una divisa, quella Italiana, per combattere contro l’esercito bolscevico, non quello eventualmente Austriaco. Nel discorso effettuato durante il giuramento dei “Battaglioni neri”, il Maggiore Cosma Manera affermò “ Per questa vostra fede l’Italia vi saprà compensare!”. Il cavalier Filetti, Regio console a Tientsin affermò: ”…Voi che dopo esser passati attraverso le sofferenze, avete rinunciato al riposo nella madre patria e avete preferito prender le armi per la realizzazione di questo ideale…sarete ricompensati dalla gloria”.
Arrivato il nuovo comandante Camossi, si cambiarono le divise kaki con quelle grigio verdi e si cambiarono i fucili Lebel con i nuovi mod. 1891. La Bandiera della speranza del ritorno di Kirsanov, diventò la bandiera di combattimento .
Allegati
Porto di Chin-Kwan-Tao :1 set 1918 .Le truppe del Corpo di Spedizione Estremo Oriente, sulla nave Roma, partite da Napoli, in arrivo prima di ripartire per Tientsin
Porto di Chin-Kwan-Tao :1 set 1918 .Le truppe del Corpo di Spedizione Estremo Oriente, sulla nave Roma, partite da Napoli, in arrivo prima di ripartire per Tientsin
arrivo della nave Roma.jpg (36.62 KiB) Visto 1819 volte
15 agosto 1918 : I Battaglioni neri giurano di servire l'Esercito Italiano
15 agosto 1918 : I Battaglioni neri giurano di servire l'Esercito Italiano
giuramento Battaglioni neri 1918.jpg (76.18 KiB) Visto 1819 volte


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da babatriestina » mercoledì 22 settembre 2010, 6:37

impressionanti i dettagli che hai trovato.
Certo, il periodo fu estremamente convulso, si mescolavano la fine di un sistema europeo che crollava con la guerra ed una rivoluzione che lascerà conseguenze per tutto il secolo, e di quel che avvenne allora ai confini della Russia i libri di storia semplificano assai: leggevo mesi fa di due fratellli di un ramo secondario degli Asburgo che si trovarono praticamente a militare in campi opposti in Ucraina in quel periodo. Che poi si creassero battaglioni di più o meno volontario dei vari gruppi tenici aiuta a confondere le idee di chi cerca di capire chi combatteva per che cosa, certo sti poveretti che finita la guerra speravano di rientrare a casa hanno dovuto fare di tutto...


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » mercoledì 22 settembre 2010, 8:06

Grazie Baba per la partecipazione e la riflessione. Io mi rendo conto di percorrere un terreno un pò minato. A ciò mi ha spinta inizialmente una grande determinazione nel cercare di capire la storia di mio nonno, in seguito il cercare di capire il periodo storico, in particolare quello tra il 1918- 1920. Fu un periodo convulso, come affermi tu, un periodo di sconvolgimenti storici e di confine molto complessi.
Io avrei dovuto approfondire molte cose, qui nel forum, oppure avrebbe potuto farlo qualcun altro... Però si sarebbe dovuto scrivere un'enciclopedia.
Avrei dovuto sicuramente spiegare meglio i vari trattati, i nuovi confini delineati dopo il ritiro della Russia dalla guerra (per questo basta una cartina dell'epoca) ecc.
Avrei potuto parlare dello Zar Nicola II (che mio nonno affermò di aver visto passare su un vapore mentre la famiglia Zarista veniva portata in prigionia ; mio nonno si trovava sulle rive di un fiume assieme a degli altri prigionieri ,trascinando del legname ).
Altre figure interessanti sarebbero state il monaco Rasputin, Lenin, Trotskj, Kerenski ecc. Invece parlerò un pò dell'ammiraglio Kolciak e del ruolo dei Cecoslovacchi, in seguito.
Naturalmente avrei dovuto approfondire i vari personaggi imperiali e politici Austriaci , per non parlare di quelli Italiani e quelli Internazionali.
Questo l'ho fatto per conto mio e non è difficile, dato che internet e biografie varie non mancano. Essendo partita da zero con le mie ricerche storiche, ho cercato di darmi delle priorità preferendo seguire il percorso dei prigionieri, che essendo persone comuni, sento più vicini.

Ho cercato le date e i fatti, magari confrontandoli anche con documenti personali in mio possesso.

I fatti e le date sono indiscutibili e documentati , nella sterile stesura: ad esempio quella dell'arrivo dei prigionieri a Tientsin, del giuramento dei Battaglioni neri, dell'arrivo del contingente italiano da Napoli e quel che racconterò in seguito.
Le mie affermazioni o giudizi dei fatti sono personali , però suffragati da innumerevoli letture di libri militari, diari , giornali dell'epoca, archivi di musei ecc.

Il mio giudizio personale è molto semplice e discutibile:
qualcuno ovviamente troverà giusto l'impiegare un esercito italiano per andare a combattere il Comunismo, e l'avanzata della potenza tedesca in Russia , insieme alle Forze internazionali, ma non desidero esprimere giudizi su questo. Non mi interessa minimamente. Quel che non trovo giusto, e m'indigna molto, e lo dico appassionatamente, è l'uso di persone che nel 1918 avrebbero potuto tornare a casa, dopo infinite sofferenze in prigionia, ed invece sono state "convinte" e direi pure costrette emotivamente e praticamente, a permanere in Siberia, tornando a combattere lì, per giunta. Di questo (e di Krasnojarsk) parlerò in seguito.

Vorrei ripeter quello che ho già scritto :
Moltissimi nostri ragazzi ex prigionieri dovettero tornare a combattere in violazione di tutte le convenzioni internazionali che vietano agli ex prigionieri di essere impiegati in operazioni di guerra e furono tra l’altro accolti per decreto quali cittadini e soldati prima dell’annessione delle proprie terre.. .
Naturamente, tutto ciò , ripeto, è personale e discutibile.

Ciao a tutti da Mandi


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da VetRitter » mercoledì 22 settembre 2010, 10:00

mandi_ ha scritto:l'uso di persone che nel 1918 avrebbero potuto tornare a casa, dopo infinite sofferenze in prigionia, ed invece sono state "convinte" e direi pure costrette emotivamente e praticamente, a permanere in Siberia, tornando a combattere lì, per giunta.
terribile, e accaduto, grazie della rinfrescata..
e grazie del lavoro immane che stai facendo..
saluti



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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » mercoledì 22 settembre 2010, 22:02

Baba dice:
leggevo mesi fa di due fratellli di un ramo secondario degli Asburgo che si trovarono praticamente a militare in campi opposti in Ucraina
Certo che è proprio strano!

Grazie anche a te, Vet. Per mi è un lavoro immane anche distinguer cocai da colombi , o musse incinte da muli. Però forse, grazie a voi, sto migliorando.


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da gabriella villa » venerdì 24 settembre 2010, 19:03

Ho letto con attenzione la ricerca di mandi riassunta in questo post. :-)
Vedo che mandi si sta occupando di un argomento molto specifico: il rientro in Italia dei prigionieri A-U di etnia italiana dalla Russia e il loro reimpiego per combattere la rivoluzione bolscevica.

Mi sembra di capire che mandi si sia basata in buona parte su Kriegstaschenkalender o Kriegsnotizen, di cui si sta attivamente occupando l' Archivio della scrittura popolare del Museo storico di Trento (vedi ad es. da google il link:
Storia e Futuro - archivi Rivista di Storia e Storiografia On line … Kriegsnotizen (o Kriegstaschenkalender ), agendine che facevano parte del «kit» del soldato (come il plico delle cartoline postali)
...
http://www.storiaefuturo.com/it/numero_7/archivi/
Sempre su questo tipo di documenti credo siano apparsi anche alcuni libri, come ad esempio: Kriegsnotizen. La grande guerra nei diari austriaci - Museo ...
http://www.libreriauniversitaria.it/kri ... 8871970462(sempre da google)

Non ho ancora potuto sfogliare questo libro (mi riprometto di farlo appena possibile). Mi piacerebbe pero’ sapere se esistono altre raccolte di Kriegsnotizen. Finora non ho trovato traccia di ricerche o raccolte simili in FVG. Come ho gia’ scritto, mi interessa in particolare il ritorno in Kuestenland di combattenti A-U dai fronti orientali. A questo proposito, ricordo che nel post: Triestini nei Carpazi: Przemysl e dintorni ho incontrato questa osservazione di Rawa Ruska:
noi qua semo tanto abituai a parlar del carso co se parla de grande guera, ma bisogna inveze imparar a leger e studiar la guera in Rusia e sui balcani, perchè "la’ iera nono!!"
che mi sembra particolarmente calzante.

Sempre sul forum ho letto la “recensione” della mostra Trieste 1918. La prima redenzione novant’anni dopo. 30 ottobre 2008 - 25 gennaio 2009
in cui si parla di:
“fotografie di un pioniere austro-ungarico
(161 fotografie scattate da Michele Chiachich … donate durante il conflitto all’eccentrico collezionista de Henriquez, per accrescere le raccolte di materiale bellico e civile del suo costituendo “museo”) in vari teatri di guerra: fronte russo, fronte rumeno, fronte italiano.“
Esiste un catalogo della mostra?

ciaociao
gabriella


se sbalio, corigetemi!

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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da babatriestina » venerdì 24 settembre 2010, 19:29

gabriella villa ha scritto: Sempre sul forum ho letto la “recensione” della mostra Trieste 1918. La prima redenzione novant’anni dopo. 30 ottobre 2008 - 25 gennaio 2009
in cui si parla di:
“fotografie di un pioniere austro-ungarico
(161 fotografie scattate da Michele Chiachich … donate durante il conflitto all’eccentrico collezionista de Henriquez, per accrescere le raccolte di materiale bellico e civile del suo costituendo “museo”) in vari teatri di guerra: fronte russo, fronte rumeno, fronte italiano.“
Esiste un catalogo della mostra?
esiste ed io ce l'ho, ma non è troppo dettagliato, perchè dovendo coprire diverse sezioni della mostra non hanno pubblicato tutto.


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da babatriestina » venerdì 24 settembre 2010, 21:51

gabriella villa ha scritto:ho incontrato questa osservazione di Rawa Ruska:
noi qua semo tanto abituai a parlar del carso co se parla de grande guera, ma bisogna inveze imparar a leger e studiar la guera in Rusia e sui balcani, perchè "la’ iera nono!!"
che mi sembra particolarmente calzante.
sì, qua il Rawa latita da un po', e ci vorrebbe un po' della sua scienza.. :-D


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » venerdì 24 settembre 2010, 23:12

Cara Gabriella
Capisco bene cosa intendi...Cercavo anch'io più o meno la stessa cosa, cioè dei diari triestini, per allargare la visuale della ricerca storica. Io purtroppo non ne ho trovati. Però proprio in questi giorni ho visto un piccolo elenco di diari o Kriegsnotizen della zona triestina ed istriana. Cioè in un articolo di M. Rossi , su un libro trentino piuttosto datato,vengono citati alcuni nomi di persone che hanno scritto diari di guerra triestini e dintorni. Nell'articolo si parla di vari diari ritrovati. Però a Trieste dove possono essere? Forse in qualche museo? Forse nell'Archivio di Stato di Trieste? Forse sono ancora di proprietà delle famiglie? A volte forse basterebbe chiedere.
In Trentino ci sono molti diari editi, si possono consultare nelle biblioteche o acquistare. Naturalmente ce ne sono tantissimi consultabili nell'archivio di Scrittura popolare,o in vari Musei di diverse zone. Io ne ho letti molti, ma non tutti. Ovviamente. Però questi diari, che a me piacciono tantissimo per la loro umanità e perchè raccontano la storia e i pensieri di uomini veri, e non di figure ingessate sui libri di storia, non sono esaurienti. Parlano di nostalgia, di famiglia, di quello che vedevano, di quanto soffrivano. Molte volte venivano citate date, luoghi, commenti, nomi di amici, battaglie ecc. Volevo dire che i diari integrano la Storia, ma vanno anche cercati i documenti e bisogna leggere molti libri. Comunque, dai, che prima o dopo ce la faremo!
So che molto c'è nell'Archivio di Stato a Roma.
A me non interessa francamente sapere se si tratta di persone irredentiste o austriacanti, se abbiano combattuto di qua o di là di una frontiera, ma solo conoscere la storia del tempo e la loro storia di uomini .Mi sembra sia così anche per te o sbaglio? Ciao Mandi


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » sabato 25 settembre 2010, 21:48

INCERTEZZA


Ciao a Tutti. Volevo fare alcune precisazioni.
Io ho parlato della formazione dei Battaglioni neri e del giuramento prestato dai nostri ex prigionieri a Tientsin. Ho citato varie volte il nome del Maggiore Manera. Questa figura per me non è ancora ben definita e non so dare un giudizio spassionato.
Da una parte è colui che ha coordinato gli spostamenti ed i viaggi del ritorno dei nostri Italiani. Da molti è stato considerato una bella figura, tantopiù che, ritornato a Cles (Trentino) nel 1930, è stato acclamato come "salvatore dei nostri prigionieri" e gli è stata dedicata una targa. Purtoppo non so niente di Trieste, se gli è stato dedicato qualcosa ....o come sia stato considerato.

Dall'altra parte io personalmente non riesco a capire perchè abbia arruolato degli ex prigionieri per ritornare a combattere in Siberia. Io capirei se li avesse riportati in Italia per combattere lì, ma riportarli indietro....seppur per combattere sti Bolscevichi...mi lascia perplessa. Magari mi sbaglio. Magari questi uomini volevano proprio andare volontari a combattere il comunismo avanzante...Per questo desidero proporre un confronto con un' altra documentazione, pubblica, dell'Esercito. Ricordo però che nell'articolo dell'Esercito si parla della Legione Redenta,(mostrine rosse, non nere ) che si formò in seguito e di cui vi parlerò. Inoltre il maggiore non accompagnò i Battaglioni neri a Krasnojarsk in Siberia, dove si svolsero all'inizio le operazioni di guerra.
In fondo all'articolo citato , viene indicata la dedica che venne incisa sulla targa



http://www.carabinieri.it/Internet/Arma ... /L/4+L.htm

A questo aggiungo un articolo del 1918 , dove vengono descritti il Giuramento ed i discorsi fatti. Così potete giudicare voi. Mi sembra giusto che ognuno si possa fare un'idea personale, se interessa naturalmente. Ricordo che quasi tutti gli uomini di cui sto parlando, ed altri della Legione Redenta, poterono tornare in Italia solo nel 1920
Ciao Mandi


Questo articolo è stato pubblicato sul giornale “La libertà” del 9 novembre 1918


Il GIURAMENTO DEI VOLONTARI IN CINA
TIENTSIN, 13 agosto 1918

La cerimonia del giuramento fatto dai volontari irredenti , costituiti in battaglione per combattere a fianco dei zceco-slovacchi contro il nemico odiatissimo, è riuscita commovente per semplicità e per austera solennità .Il battaglione parato a festa e disposto a quadrato, ha prestato il giuramento di rito alla presenza degli ufficiali della Missione Italiana.e di parecchi ufficiali giapponesi invitati alla festa.

Preletta la formula e finito di echeggiare un formidabile <<Giuro>>uscito entusiastico da centinaia di petti, il sign. Maggiore Manera pronunciò il seguente discorso ai nuovi soldati d’Italia:

<<Il giuramento che voi prestate quest’oggi non è un giuramento forzato dalla minaccia poliziesca, ma bensì una promessa ideale e spontanea per il grande amore per la Patria; è la partecipazione delle vostre anime alla grande anima d’Italia. E’infine l’ affermazione più alta, più forte e più possente della vostra fede nel vittorioso avvenire della patria.
Per questa fede, che è sempre stata salda malgrado le lunghe sofferenze , malgrado i tormenti di questi ultimi mesi passati in Russia, malgrado le notizie, esagerate dai nostri nemici, giunte dall’Occidente, per questa vostra fede, ripeto, l’Italia vi saprà compensare. Essa vi è riconoscente e vi riceve come suoi propri figli amati e prediletti. Viva il Re ! Viva l’Italia!>>

Il cav. Filetti, R.Console d’’Italia a Tientsin,ha rivolto ai nuovi soldati le seguenti parole:


<< E’ dovere per un popolo libero il levarsi a difendere con le armi per liberare i popoli oppressi, per esigere il rispetto dovuto ai trattati fra le nazioni e per ristabilire quei principi morali civili che hanno sempre governato l’umanità . La terribile guerra, che conduciamo con ardore sempre più grande, si è trasformata in una vera lotta per il trionfo della democrazia,per il diritto che ha ogni popolo sul suo destino, per il principio di nazionalità, per il trionfo della civiltà latina.
Una tal guerra non è su questa o quella fronte, ma ovunque dove un popolo soffre e dev’essere liberato e dove il dispotismo vuol sopraffarre l’ordine.L’Italia non poteva rimanere estranea a questa trasformazione, essa che fu maestra di democrazia e libertà.
Voi , che dopo essere passati attraverso tante sofferenze, avete rinunciato al riposo nella madre –patria ed avete preferito di prender le armi per la realizzazione di questo alto ideale, voi date la prova più bella che un vero cuore italiano batte nei vostri petti e che possedete la virtù della nostra razza…


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da sono piccolo ma crescero » domenica 26 settembre 2010, 7:32

mandi_ ha scritto:Dall'altra parte io personalmente non riesco a capire perchè abbia arruolato degli ex prigionieri per ritornare a combattere in Siberia. Io capirei se li avesse riportati in Italia per combattere lì, ma riportarli indietro....seppur per combattere sti Bolscevichi...mi lascia perplessa. Magari mi sbaglio.
Io lo trovo abbastanza ragionevole (Machiavelli alla mano, non eticamente).
  1. Occorreva, e che occorresse lo deduciamo dal fatto che altri ne partirono dall'Italia, mandare dei soldati a combattere su qel fronte (forse faceva parte di accordi con Francia ed Inghilterra?)
  2. Erano pronti là e quindi a costo contenuto
  3. Sarebbe stato molto più difficile convincerli a combattere contro l'Austria e contro i loro ex commilitoni
  4. Portarli a combattere contro l'Austria, questa sì che sarebbe stata una palese violazione di regole internazionali; là invece, erano volontari, era un fronte nuovo, il "nemico" era sempre lo stesso, i Russi ...
Sia ben chiaro che queste sono riflessioni mie fatte leggendo il tuo intervento; ignoravo il fatto, ignoro le norme; ho provato solo a rispondere a lume di naso alla tua perplessità.


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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » domenica 26 settembre 2010, 22:49

Premetto che non sono una storica. Qui nel Forum ci sono persone molto più preparate di me, ma provo a rispondere in base alle mie conoscenze. Avevo già indicato che avevo dei dubbi, perciò mi azzardo io a ragionare, come sono capace.

1
1. Occorreva, e che occorresse lo deduciamo dal fatto che altri ne partirono dall'Italia, mandare dei soldati a combattere su qel fronte (forse faceva parte di accordi con Francia ed Inghilterra?)
Non so se ci fossero accordi specifici tra Italia ed Alleati. So questo:
Il 13 marzo 1918 fu firmata la pace con gli Imperi Centrali con il trattato di Brest-Litovsk. La Russia cedette alla Germania una parte consistente dei propri territori occidentali. Il capo della delegazione di pace russa era il leader bolscevico Lev Trotzkij, al quale non importava molto di dover fare delle rinunce territoriali . Egli era convinto che presto tutta l’Europa avrebbe avuto la sua rivoluzione bolscevica, e di conseguenza aveva fiducia nel fatto che i territori perduti sarebbero stati restituiti alla Russia dai futuri regimi comunisti amici. Sebbene avessero conquistato il potere, i bolscevichi non erano riusciti però a eliminare tutti i loro oppositori. In seguito all’enorme perdita di territori in favore della Germania, si diffuse l’ostilità verso Lenin e i suoi uomini. Nel 1918 una feroce guerra civile divampò tra i comunisti e una coalizione di forze di opposizione, conosciuta come Zaristi bianchi.
Secondo le clausole del trattato di pace la Russia perdeva la sovranità su molti territori, mentre altri si dichiararono indipendenti (Regni di Polonia,Finlandia,Paesi Baltici, Lituania,Repubblica Ucraina).
A complicare la situazione politica,dichiararono l’indipendenza altri territori importanti, tra cui la Siberia,che si staccò quasi completamente dalla Russia. In Siberia si formarono i governi di Tomsk,dell’Ural, della Siberia autonoma a Vladivostok.
Pertanto l’antico impero moscovita nel 1918 si divise in due grandi gruppi:
a)il primo costituiva la Russia Bolscevica e faceva capo a Mosca .
b) il secondo era formato dagli Stati confinanti e dai diversi governi russi e siberiani, che auspicavano una fusione sotto la guida dell’ammiraglio Kolciak in lotta contro il bolscevismo.

Nell’ ottobre 1918, all'interno dell'URSS creata dalla Rivoluzione d'ottobre, gli Alleati inviarono in Siberia il CORPO DI SPEDIZIONE INTERNAZIONALE , che si era costituito già nel 1900.
Superate le difficoltà di carattere politico dipendenti dalle diffidenze degli Alleati,venne deciso l’intervento interalleato nella Russia in genere e soprattutto nell’Estremo oriente. Ad esso avrebbero partecipato la Francia, l’Inghilterra,gli Stati Uniti, l’Italia, il Giappone e la Cina. . Da quel che so l'Italia partecipò per avere prestigio a livello internazionale. Iniziò lo sbarco di truppe nel nord del Paese (Murmansk e Arcangelo) e nell'estremo Oriente (Vladivostock).
Secondo la versione ufficiale l'intervento degli Alleati era giustificato per impedire l'espansione commerciale dei tedeschi in Russia e per continuare su un altro fronte la guerra combattuta contro gli Imperi centrali;
in realtà ,oltre a questa motivazione politica economica ,quello che preoccupava gli Alleati era soprattutto il pericolo dell'espansione della rivoluzione sovietica in altri stati. Non bisogna dimenticare che la rivoluzione d'ottobre aveva colpito a fondo - espropriando fabbriche, concessioni e investimenti - gli interessi economici dei paesi capitalistici occidentali in Russia. Si temeva che la Germania allungasse troppo le mani sul granaio d'Europa, la Grande Russia.
Nella Russia asiatica, le truppe Alleate giunsero agli Urali fino al Volga, appoggiando gli “eserciti bianchi”antibolscevichi.
Qui servirebbe una cartina, per vedere dove si collocarono territorialmente le varie potenze internazionali.La posso inserire in seguito.

Da quel che mi risulta, in Siberia si trovavano ancora gli ex prigionieri cechi, che si erano però organizzati in un esercito autonomo,per ottenere la loro indipendenza nazionale e stavano combattendo a fianco dei Bianchi.
Invece i nostri ex prigionieri austroungarici optanti per l'Italia, dopo le note traversie, erano stati portati a Tientsin, convinti di essere portati in Italia.
Altre migliaia di uomini di Etnia italiana erano ancora dispersi in Russia e Siberia, indecisi sul cosa fare o .senza sapere nulla della possibilità di salvarsi andando a Tientsin.Su un libro (adesso non ricordo quale, lo cercherò in seguito per correttezza) ho letto che c'erano ancora migliaia di prigionieri nei Campi.
Dei prigionieri austroungarici che non erano optanti insomma so ben poco, perciò sarei imprecisa.
in conclusione non so se ci fossero stati accordi internazionali, ma su tutti i diari che ho letto i nostri ex prigionieri optanti intendevano tornare in Italia. Invece furono trattenuti.
Erano pronti là e quindi a costo contenuto
questo mi sembra assodato.
Sarebbe stato molto più difficile convincerli a combattere contro l'Austria e contro i loro ex commilitoni
Su questo non sono tanto d'accordo. Da quello che ho letto su libri e diari le opinioni erano diverse. Su molti diari parecchi di quelli che avevano optato si dichiaravano pronti ad andare a combattere contro l'Austria, anche perchè affermavano di essere stati trattati male, a volte con disprezzo dagli ufficiali austriaci doc. Spesso non correva buon sangue tra coloro che erano convinti di essere italiani , si sentivano grati all'Italia per l'aiuto, volevano fare parte della nuova patria e gli Austriaci. Molti temevano le "spie austriache" per via delle ritorsioni a se stessi ed alle famiglie. C'erano invece coloro che desideravano solo tornare a casa dopo anni di prigionia e magari sapevano che, se avessero optato, avrebbero trovato un modo per andarci (anche se magari non si "sentivano Italiani").
Insomma , secondo la mia opinione, ognuno ragionava a suo modo, ma non è vero che sarebbe stato così difficile farli combattere in Italia contro l'Austria. Infatti molti lo fecero al ritorno o si proponevano per farlo, ma fu l'Italia che spesso non li accettò, perchè diffidava di "quelli che tornavano dalla Russia". Naturalmente molti non avevano di certo intenzione di tornare a combattere.

Da quello che so, non tutti gli ex prigionieri a Tientsin si arruolarono nei Battaglioni neri.


COSA AFFERMAVANO I GIORNALI ITALIANI

Sui giornali Italiani nell’agosto 1918 si parlava di problemi nel reperire navi per rimpatriare i reduci, di Irredenti che dovevano essere sottratti all’ingranaggio tedesco- bolscevico, del fatto che si sarebbe potuto fare di più per rimpatriare in modo sollecito i prigionieri “… 4000 uomini riportati in Italia sono un’esiguità in confronto al numero che si sarebbe potuto salvare, con un po’ più di sforzo del governo italiano (La Libertà 24/8/1918);
Insomma il giornale criticava la poca sollecitudine da parte dell’Italia nel trovare delle navi che riportassero a casa i nostri prigionieri.
Sempre nella stessa data però si citava la Legge del 12 settembre 1916 che impediva ai reduci dalla Russia di arruolarsi e ci si riferiva ai Battaglioni neri come a coloro che “possono essere utili all’Italia perché …conoscono l’esercito nemico, conoscono il popolo e la parlata russi,la rivoluzione e sono pertanto militarmente e politicamente un elemento prezioso”.
Nel settembre 1918, invece narrando degli Irredenti in Cina si parlava in questo modo dei prigionieri inviati a combattere nei Battaglioni neri :”E’ soprattutto un valore morale che entra in lotta. Perchè questi fratelli che la rivoluzione russa ha visto fremere impazienti e impotenti, che ha assistito ai fasti sanguinari del più folle terrore,e che ha trovato rifugio a Tientsin,questi futuri difensori del Diritto, pur sapendo l’ora della liberazione in Italia vicina, hanno voluto con magnifico gesto arruolarsi nell’Esercito d’Oriente, facendo proprio il motto: <<Ovunque è il tedesco da combattere,ivi è la patria.>> (La Libertà 19 ottobre18)
Dalla posizione “salviamo in fretta i prigionieri in Russia”, si passò quindi velocemente all’affermazione “Perché non utilizziamo i prigionieri per farli combattere di nuovo, però lontano dall’Italia?”

INSOMMA , IO CI HO PROVATO e non affermo di avere certezze. Così è successo, le ipotesi possono essere tante ed ognuno può avere le proprie opinioni. Machiavelliche od etiche.

Ciao e scusatemi se mi sono dilungata o sono stata imprecisa. Mandi


"E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa, che ha fatto la tua rosa così importante"

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Re: triestini e trentini - rimpatrio dopo la guerra

Messaggio da mandi_ » lunedì 27 settembre 2010, 23:05

Continuo con un altro stralcio di un diario . Questo è uno dei pochissimi che racconta l’arruolamento di un volontario dei Battaglioni neri. Lascia anche capire che ci sono stati compagni italiani che non hanno voluto recarsi a Tientsin, non fidandosi troppo di quello a cui sarebbero andati incontro.Inoltre si nomina spesso il maggiore Manera, con affetto e reverenza. I battaglioni neri mi hanno sempre un pò intimorita, come definizione. Sembrano un'organizzazione misteriosa. Ma questa persona che scrive, piuttosto bene direi rispetto ad altri diari, mi sembra un semplice uomo che, ancora una volta, ubbidisce agli ordini. Non ama molto l'Austria, a dire il vero, ma desidera tornare a casa, come avrà pensato qualunque uomo che si trovava prigioniero da anni.
Sentite, io non vorrei fuorviare nessuno.Le parole a volte lo possono fare. Ma per me è sempre importante il dubbio, nella ricerca storica e la ricerca di una verità plausibile, anche se scomoda. La mia è solo una ricerca, supportata da date ecc. Ognuno ovviamente è libero di ragionare a modo suo. Io sto ancora ragionando e non so se troverò dentro di me risposte, perchè questo è un periodo che non è mai stato esplorato in modo soddisfacente.Ma cerco di essere onesta ed imparziale più che posso e soprattutto di non raccontare falsità .Ogni tanto dico le mie impressioni, puramente soggettive. Se sbaglio, per favore, fatemelo notare. Mandi


IL GIURAMENTO

A Tientsin

Marzo 1918
Verso le tre di mattina giungiamo a Tientsin,ricevuti da alcuni dei nostri. Mi dette meraviglia nel vederli vestiti a nuovo coll’onorata divisa di soldati italiani e dalle loro parole potei comprendere che siamo giunti finalmente in un luogo dove si sta bene. Si passa dalla città e giunti alle caserme siamo introdotti in un’ampia sala da pranzo e veggo sulle tavole una zuppa fumante. Un lungo sospiro mi esce dal petto e penso che finalmente si potrà mangiar da cristiani….Era tempo! Sì, abbiamo sofferto, ma ormai tutto è passato ed ora comincia una novella vita per noi. Sono soddisfatto, però un pensiero vola ai compagni che non hanno voluto ascoltare il grido che l’Italia loro mandava e vollero rimanere in quella Russia piena di miserie. Cosa avverrà di loro?Moriranno forse su quel suolo o dovranno ritornare in quell’aborrita Austria? Poveretti ,li compiango.
Alle 5.30 pomeridiane ci danno la cena. Viene poi un ordine che chi lo desiderasse può arruolarsi come soldato coloniale finchè verrà la pace. Io sento il mio dovere di poter servire in qualche modo servire l’Italia, ma il rimanere qui non mi garba, il desiderio di riveder la famiglia è più forte e perciò quando sarò nella bella Italia potrò servirla e non indietreggerò a qualunque sacrificio. So che il mio dovere d’Italiano è di contraccambiare il bene che ho ricevuto.
Il 27 (marzo 1918) il Maggiore ci tenne un discorso,dove ci raccomandava di comportarci bene e fu lungamente applaudito. Certamente egli merita l’amore per il bene che ci ha fatto.
Aprile
Passeggiando per la città, vidi una pagoda cinese. Volli entrare a vedere.Difatti è molto interessante vedere cosa adorano questi infelici. Le più strane e brutte figure di uomini e bestie che fanno rimanere meravigliati.
Il 2 accompagnamo in stazione i volontari coloniali trasferiti a Pechino,il 9 arrivano altri 200, seguiti da altri 200 il 10 aprile. Ora siamo fuori dalla Russia, ma per l’Italia pare ce non si possa partire. Nello stesso giorno capita inaspettato un ordine che entro la giornata partono più di cento uomini, fra i più vecchi ed ammalati,per la bella Italia. Andranno per la via dell’America. Nel salutare alcuni amici, provo gioia e invidia. Certo è cattiveria invidiarli, ma mi consolo perché giungerà anche per me quel giorno benedetto.
Un altro discorso ci tenne il Maggiore il 21, dove dice che dobbiamo pazientare ancora la partenza, essendo difficile trovare una nave libera. E intanto i mesi passano.
Maggio 1918
Siamo pieni di noia, ma è appunto perché non ho altri pensieri che quello della mia famiglia e io vorrei volare accanto a loro per consolarli.
12 Giugno 1918
Qui viene descritto l’ammutinamento di un centinaio di uomini, di cui ho già parlato.
….Verso le ore 10 giunge il Maggiore. Quell’uomo che abbiamo conosciuto ancora in Russia, che ci animò e incoraggiò a resistere e che infine era riuscito a farci giungere in un luogo dove si stava bene, quell’uomo ce lo vediamo davanti con lo sguardo corrucciato e ci mette paura….
Con poche ma e commoventi parole il Maggiore ci dice di aver preso severe misure, ma si capiva che gli rincresceva. Tornai in camerata, ma la nostalgia della patria e della famiglia cresceva.
15 giugno
Il maggiore ci fa radunare tutti e le sue parole sono : Domani o posdomani partiranno 300 redenti. Il giorno 16 , alla lettura dei nomi dei partenti (via America), la mia delusione fu completa e amara.
27 giugno L’adunata venne suonata di nuovo. Dopo il Maggiore comincia così: Oggi alfine posso accondiscendere al desiderio di molti di unirsi al nostro eroico esercito. Un evviva fragoroso accoglie le sue parole. Poscia commosso continua ad esporre gli obblighi che s’incontrerebbero nell’arruolarci,non tacendo nemmeno il momento critico in cui si trova l’Italia e che forse occorrerà accorrere in suo aiuto o sul Piave o sulle Alpi. Io penso che sarebbe giunta l’ora di poter mostrare il nostro attaccamento alla nostra vera patria col prestarle il mio aiuto . In questo modo ,poi, mi sarebbe più facile e più presto rivedere la famiglia..Dopo finisce l’adunata e ognuno torna nella camerata, dove il furiere aspetta i volontari per porre la loro firma.
Il numero degli arruolati è molto alto. Nella mia camerata tutti si sono notati: su 1200 800 hanno firmato, gli altri o perché vecchi o inabili non prendono parte. Coloro che non sono notati vengono traslocati nell’accampamento di Ta ku (poco distante da Tientsin).Così comincia la mia nuova vita.

IL GIURAMENTO

15 agosto 1918

E’fra i giorni più belli e memorabili. La mattina vestiamo una divisa nuova con le stellette. Con in testa la banda, partiamo e attraversiamo la concessione francese e ci portiamo in concessione italiana. Entriamo in un cortile di una villa italiana. Qui tutto è imbandierato e festoso. Il R. Console prende la parola e ci rammenta che l’Italia ora ci prende sotto di sé non come figli, ma come prediletti, ci invita ad essere forti e che la patria ci sarà riconoscente. Comandato l’attenti,il sign.Maggiore Manera con calde parole ci ringrazia e rammenta le sofferenze passate ,le famiglie e l’atto che stiamo per compiere.
Letta la formula, alle parole :”lo giurate voi?”da tutti i petti come un sol uomo esce un forte grido :Lo giuro. Poi il signor Maggiore ci consegnò le mostrine nere.Vengono così formati i Battaglioni neri.Io faccio parte del 1 battaglione,II Compagnia.Quindi la banda intonò la marcia Reale e cominciò la sfilata. Al termine abbiamo dono da signori italiani birra e sigarette.

Settembre
Il 2 settembre arriva la truppa proveniente dall’Italia e dall’Africa con la nave Roma.La vita trascorre ora più gioconda.

RITORNO IN SIBERIA

Ottobre 1918
Il 17 ottobre il nostro 1 Battaglione ha lasciato la Cina. Dopo di aver sofferto in Siberia come prigioniero, non avrei mai pensato che sarei tornato ancora qui , vestito della divisa di soldato italiano. Eppure accade spesso che quello che non si avrebbe mai preveduto alle volte succede. La Rivoluzione russa continua fiera e terribile, in modo che le potenze alleate decisero di mandare dei loro soldati per mettere un po’ d’ordine. Noi siamo destinati a rappresentare l’Italia e noi ubbidiamo a quello che la Patria comanda. Avrei combattuto al fronte piuttosto che ritornare in questa terra che mi fa pensare a brutti ricordi, per di più il desiderio di rivedere la famiglia e l’Italia, lo devo soffocare per chissà quanti mesi ancora…


"E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa, che ha fatto la tua rosa così importante"

Antoine de Saint-Exupéry

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