La musica e i ricordi

a Trieste ghe xe un teatro Comunal che de oltre 200 anni fa opere, balletti, concerti... e altri teatri che fa spettacoli musicali de tipo classico: contene storie vece e resoconti de spettacoli attuali..
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La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » mercoledì 25 marzo 2015, 9:35

Come va le robe del mondo , un per de ani in te la gloria, e poi la povere. Opur viceversa dimenticà in vita e riscoperto dopo. Ma esisti anche chi che se salva sempre, bon per tute le stagioni.
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Povero Waldteufel re del Valse francese dimenticà trai muschi del cimitero parigin.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da babatriestina » mercoledì 25 marzo 2015, 11:53

la tomba de Offenbach come e dove xe?


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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Nini Naridola » mercoledì 25 marzo 2015, 12:31

La tomba de Offenbach me sembra de averla vista al cimitero de Montmartre abastanza vicina a quella de Dalida.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da babatriestina » mercoledì 25 marzo 2015, 12:41

per no parlar dela tomba... de Mozart!


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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » mercoledì 25 marzo 2015, 17:05

El cimitero de Waldteufel xe quel del pere lachaise dove che xe stadi sepolti anche Rossini e Bellini po trasladi in Italia, Bizet, Lalò, Dukas , Poulenc, la Piaf e Becaud tra i musicisti.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Nini Naridola » mercoledì 25 marzo 2015, 17:34

Dimentichi, Piereto, la tomba in assoluto più visitata: di Jim Morrison.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » giovedì 26 marzo 2015, 8:30

Certo la visita dei cimiteri a scopo turistico pol eser forsi un fiatin macabra, ma xe una ocasion per visitar un ....museo al'aperto tra alberi e fiori, vista l'enorme quantità de statue. architetture, monumenti , epigrafi. Tra i cimiteri de Parigi ve segnalo quel de Montparnasse dove che xe sepolti Frank e SaintSaens e Rampal, In quel de MontMartre xe sepolto Offenbach e Berlioz, Dalidà, Delibes , la Boulanger, Halevy e Sax e chi sa po quanti altri musicisti minori



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » domenica 5 aprile 2015, 17:57

Volevo continuar su la strada de Trieste e dei sui ricordi musicali ( una ricerca de tanti ani fa a puntate )

Le prime fonti documentali ci riportano ad un tempo lontano, a quel 1609 in cui il Comune tergestino si faceva carico del pagamento di un organista per sostenere le esecuzioni di brani musicali in quel di San Giusto. Era l’epoca in cui ebbe inizio la Cappella civica tergestina. Ci troviamo a ridosso delle guerre di religione e bisogna ritornare ad un epoca in cui la vita era regolata dalla "sharia" cattolica, da delle prescrizioni rigide comportamentali da seguirsi da parte dalla società,e che andavano a coprire tutto l’arco della giornata umana,scandita dal suono della campana. Le funzioni religiose legate a momenti del vangelo e a festività inerenti il santo patrono della città o della corporazione di arti e mestieri o il protettore della confraternita che si occupava di assistenza umana dei corpi e spirituale delle anime, necessitavano di un conduttore musicale che era un organista che si occupava anche di inquadrare le voci del coro. Si era già passati al coro di professionisti da affiancare a quello poco istruito dei fedeli. All’organo si potevano aggiungere altri strumenti soprattutto archi che tenevano i suoni lunghi,l’organo necessitava di schiavetti addetti ai mantici per l’aria. Forse Trieste a differenza di molte città del sacro romano impero non avrà avuto alle sue dipendenze uno stadtpfeifer ,cioè un suonatore di corno con conoscenze musicali e il cui compito era quello di vigilare dall’alta torre delle mura, di dare lo squillo di pericolo e quello di mezzogiorno e di accompagnare le cerimonie comunali con la musica; un maestro istruttore di fiati e archi,come era per esempio la famiglia Bach ad Eisenach .Una altro periodo in cui si faceva musica pubblica era il periodo della fiera,cioè quando in città giungevano dei commercianti foresti. Il comune poteva erigere un palco di legno, poteva intascare un dazio per il commercio. Trieste possedeva un palazzo di città a partire almeno dall’anno 1252,formato da dei portici a pianterreno e da un costruzione al piano superiore che diremmo polifunzionale nella quale fare riunioni o contenere arredi , attrezzeria varia, e quindi anche le suppellettili che potevano servire durante le fiere. Lo spazio deputato per tali manifestazione era proprio fuori le mura . Cioè si usciva da Capo di piazza ,e le mura costeggiavano l’odierno corso. Oltre il corso sorgevano le saline. Lo spiazzo quindi occupava l’attuale piazza della borsa ed era attraversato da un piccolo canale : canal piccolo utilizzato per arrivare attraverso la portizza nella città medievale ,ed era impiegato per lo più nel commercio del vino. Il palazzo di città possedeva due corpi simmetrici con in mezzo una torre, detta torre del porto. Passati sotto la torre si entrava su una riva che era quella del mandracchio di epoca romana , cioè un porticciolo di forma rotondeggiante con due torri all’imbocco. Già nel 1200 si costruì un muraglione a mare a difesa del mandracchio e che poi i Veneziani fecero abbattere a seguito della loro vittoria contro Il comune di Trieste.Questo stato di cose non mutò almeno fino al 1690 quando un incendio distrusse il palazzo di città. Se oggi noi guardiamo il Caffè degli specchi situato nella casa Stratti delle Generali sulla piazza Unità detta grande dobbiamo immaginare che sino al 1822 perpendicolarmente ad esso proseguiva fin quasi in metà piazza il palazzo di città, formato da due edifici simmetrici, ad un piano con arcate a pianoterra ,e interrotti da una torre munita di porta che dava accesso al mandracchio. Le arcate erano in arenaria con qualche fregio in pietra carsica e ospitavano negozi ed uffici comunali, e il piano superiore recava finestre a bifore. E questa doppia costruzione si suppone eretta a partire dal 1252 è ancora esistente sino al 1690. Il piano superiore di un edificio ospitava la sala maggiore del comune e quello dell’altro uno spazio chiuso adibito a ritrovo per rappresentazioni. La torre del porto venne dotata nel 1356 di un orologio con due figure metalliche di colore scuro dette i mori. Dove oggi esiste l’attuale palazzo comunale eretto nel 1874 , c’erano allora altri edifici edificati usufruendo delle mura romane , e una torre porta, visavis a quella del mandracchio , che collegava la piazza grande con quella piccola nella citta dietro le mura.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da babatriestina » domenica 5 aprile 2015, 18:38

Un commento storico sulle " guerre di religione". Credo che Trieste non sia stata molto coinvolta nelle guerre stesse, che si potrebbero dividere storicamente e geograficamente in tre parti almeno, per quanto riguarda le zone che più ci son vicine.. e mica tanto. L'uniformità del cristianesimo occidentale ( qiello orientale passò da Costantinopoli alla Moscovia conservandosi nei Balcani soggetti al Gran Turco) si ruppe con la Riforma protestante e le prime guerre avvennero in Germania. In Italia in quegli anni si combattevanno altre guerre, le guerre d'Italia, non di religione, ma fra cattolici, per il possesso dei vari regni in cui era divisa l'Italia stessa, dal regno di Napoli el Ducato di Milano e simili.. Nel Cinquecento sanguinose guerre di religione si combatterono in Francia fra cattolici e ugonotti, con il compromesso dell'elezione di Enrico IV : Parigi val bene una Messa ma con l'editto di Nantes che lasciava parecchie libertà agli ugonotti. Quel che ci riguarda indirettamente ma più da vicino è la guerra dei Trent'anni , nel seicento, che semidistrusse la Germania, ma che per quanto riguarda il dominio asburgico, con la battaglia della Montagna Bianca presso Praga sbaragliò i protestanti e gli imperatori asburgici nei loro domini ( non certo nel Sacro Romano impero in cui ormai i protestanti abbondavano grazie al cuius regio, eius religio) imposero l'assoluta ortodossia cattolica e i decreti del concilio di Trento, attrarverso i vescovi da loro nominati, dal vescovo Coret ( di cui troviamo le lapidi a san Giusto) a fine Cinquecento
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ai successivi vescovi che troncarono qualsiasi simpatia filoriformista dalle nostre parti.
Le giornate regolate secondo le ore religiose credo fossero già un retaggio medievale.. al massimo si può ipotizzare una rivalità.. fra l'orologio e la campana del campanile del Duomo e quelli della Torre del Comune! :-D

Non oso addentrarmi nel lato musicale, dove ne sai ben più di me..

per il palazzo comunale vecchio, eccone la ricostruzione, messa in forum
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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » domenica 5 aprile 2015, 19:21

I simpatizzanti protestanti locali triestini e istriani e anche sloveni , pensiamo alla traduzione della bibbia in sloveno fatta da Primoz Trubar , dalla metà del millecinquecento fino a tutto il primo seicento dovettero essere parecchi, Il Trubar frequentò Trieste e il vescovo Bonomo. La contoriforma locale sentì la necessità di edificare le innumerevoli chiesette sul carso appartenenti tutte alla stessa tipologia costruttiva e più o meno nello stesso periodo storico per snidare la perniciosa idea sovversiva protestante. Il dissenso contro la romanità era presente anche in altri land austriaci.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da babatriestina » domenica 5 aprile 2015, 19:59

Il potere alla Controriforma locale venne dato dalla vittoria degli imperatori Asburgo che fecero sparire il dissenso anche negli altri Land austriaci. Nonchè nel regno di Boemia , soffocando il movimento hussita ( l'Ungheria era ancora turca..). Anche attraverso le lusinghe formali dell'arte barocca, che vide costruire o rammodernare la grandi abbazie che tuttora punteggiano Austria e Baviera cattoliche. E anche la cattedrale di Lubiana non scherza al riguardo. E con la musica, al riguardo, mi dai ragguagli tu, che io ne so poco? ci fu un sostegno a musiche dichiaratamente di tipo cattolico?


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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » lunedì 6 aprile 2015, 9:00

Protestanti e controriformatori proseguirono nel loro credo anche musicale. Non tanto sulle musiche, quanto sulla partecipazione del fedele che nel caso dei riformisti risultava maggiormente acculturato e quindi con capacità personali di introspezione maggiori. Avere a disposizione una bibbia tradotta invogliava alla lettura al commento e quindi i fedeli che sapevano leggere e scrivere erano molto numerosi, e ciò valeva anche per le note. Quindi i fedeli cantavano molti a memoria, ma tanti leggendo e insieme al coro che era formato da parrocchiani con doti musicali. Per i controriformisti il fedele era più un elemento passivo che rispondeva mnemonicamente alla messa e doveva rimanere a bocca aperta e muto alla vista dell'opulenza musiva della chiesa, l'apparato scenico delle sacre rappresentazioni, e alla ridondanza delle composizioni musicali. I corali di Bach sono di grande semplicità a confronto con quelli di Palestrina o di un Vittoria che usano una polifonia "spinta". Canti a 8 10 12 voci indipendenti impediscono la comprensione del testo , e per questo il concilio di Trento impose l'uso del canto monodico con la presenza di una seconda voce nel basso , o tuttalpiù una polifonia di ridotte proporzioni. Quindi le basi della musica riformata affondano le radici già all'epoca di Lutero nel lied tedesco, una composizione popolare con nuovo testo e raccolta e adattamenti di lied a musicare i salmi. Martin Lutero e Konrad Rupsch crearono il libro della Deuttsche Messe. Il controaltare cattolico romano è rappresentato musicalmente dai lavori di Luca Marenzio, dall'Allegri, Stefano Landi e dal Caissimi, operanti tutti nel 1600.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da babatriestina » lunedì 6 aprile 2015, 9:16

Gli autori musicati dei Riformati, prima di Bach e da Bach in poi, quanta diffusione ebbero negli Stati asburgici e in particolare a Trieste? prima del Settecento, soprattutto...?

io di luoghi particolarmente tolleranti e pluriconfessionali penso alla Sassonia, con la Corte cattolica ( e la propria chiesa di corte cattolica) e popolazione a prevalenza riformata, ma siamo già nel settecento. E anche la Prussia dopo la rovinosa guerra dei trent'anni riuscì ad accordare la maggioranza dei sudditi in una forma di protestantesimo poco estremista.. guarda caso Lipsia patria di Bach era in Sassonia..


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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » lunedì 6 aprile 2015, 9:25

Sopra questa porta detta loggia si trovava una sala per le riunioni. A ricordo di quella antica porta passaggio anche oggi il palazzo del comune presenta un portico.
Quindi fino al 1690 un luogo all'aperto per un eventuale spettacolo e una sala al chiuso anche per contenere attrezzeria scenica. Dopo l’incendio dell’8 febbraio 1690 ( probabile giornata di bora ) che distrusse il palazzo di città ,le riunioni comunali si fecero nella sala sopra la torre loggia, e si mise mano alla costruzione del nuovo palazzo di città, durata 17 anni . Questo nuovo edificio ,in forme palladiane, presentava un solo corpo con porticato al pian terreno quale contenitore di uffici e negozi, e un solo piano superiore con 7 finestroni . Una ampia scala in marmo portava al primo piano. Al posto dell’altro corpo simmetrico del palazzo di città incendiato venne edificata la locanda grande , cioè l’albergo di città. Solo a partire dal 1750 la costruzione palladiana fu sede fissa del teatro di Trieste che prese il nome di San Pietro, in ossequio al fatto che una volta alle chiese era associata una contrada o parrocchia. E la chiesa di San Pietro sorgeva già dal 1367 proprio accanto ad una porta che menava alle saline, proprio dove ora sorge il palazzo modello, quindi vicinissima al nuovo teatro di San Pietro.
Una piccola disgressione sulla chiesa di San Pietro. Per volere di papa Urbano V venne costruita una chiesa ad una sola navata su terreno comunale che assurse così a capellania comunale e retta quasi sempre da canonici della cattedrale di San Giusto, e di scelta comunale. Un corridoio la metteva in comunicazione colla sala comunale. Nel 1602 a seguito della cessazione della peste venne edificata accanto alla chiesetta di San Pietro una altra dedicata a San Rocco, e le due chiese furono unificate e dotate di una unica facciata nel 1702. Nel 1822 venne abbattuta la parte di San Pietro per allargare il capo di piazza ,e rimase in piedi solo quella di San Rocco che durò fino al 1871. Gli scranni del consiglio comunale dei quaranta ,andarono nella chiesa del rosario, e il rosone verrà posto nella chiesa di Barcola. Il teatro San Pietro come vedremo, invece verrà sostituito dal Teatro nuovo-Verdi edificato nel 1801,e continuerà a fungere da deposito e verrà poi abbattuto nel 1822 per far posto all’interramento del mandracchio e all’allargamento di piazza grande verso il mare.
Almeno sino al 1700 gli scarsi spettacoli sono riconducibili alle sacre rappresentazioni in chiesa e a quei palchi che venivano eretti durante le fiere per attirare i mercanti. A seguito della guerra di successione spagnola, l’imperatore Carlo VI spinto dalla necessità di avere un collegamento tra i possedimenti austriaci centro europei e quelli dell’italia meridionale, promuove nel 1717 la libertà di navigazione nell’Adriatico e così esso non è più un mare veneziano, e si appoggia per i suoi spostamenti su Trieste. Carlo sesto istituisce nel 1719 l’arsenale per la costruzione delle navi, con una sua zona franca , cioè libera da dazi per attirare il commercio, grosso modo l’area dell’attuale piazza Verdi - il Tergesteo - via Einaudi - piazza della Borsa, approffittando del canale piccolo che tagliava tale zona e che arrivava dividendosi in due rami sino alla portizza, e fino a Via san spiridione sul corso. Una piccola via a lato del teatro Verdi porta ancora oggi il nome di via dell’arsenale. Parimenti vengono istituiti dei periodi di fiera in una zona libera da dazi e perciò franca . Per entrare nella zona franca si deve passare una dogana e pagare il passaggio, per cui si crea un nuovo edificio doganale a due piani sul luogo dell’attuale tergesteo, e che al secondo piano ospiterà l'appartamento del governatore, edificio che verrà abbattuto nel 1832. La dogana vecchia o muda si trovava invece entro le mura medievali,e perciò venne abbandonata. Ed è proprio in una di queste occasioni di fiera che si rappresenta al chiuso in teatro San Pietro un intermezzo musicale di cui si ha notizia.



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Re: La musica e i ricordi

Messaggio da Piereto » martedì 7 aprile 2015, 16:57

I dati che riguardano l'attività del teatro San Pietro sono desunti principalmente dai diari del conte Niccolò Hamilton presidente della intendenza di finanza(governatore ante litteram) e dal conte Domenico Rossetti de Scander avvocato.
Il primo documento a stampa del 1721 è un libretto, che ricorda una opera data al teatro, si tratta di un intermezzo : la contadina (ovvero Sintilla e Tabarrano) del 1721 di Johan Adolf Hasse .A Trieste circolano pochi quattrini per cui invece di allestire un opera lirica intervallata da più intermezzi, ci si accontenta di fare un intermezzo solo. Protagonisti dell’intermezzo di solito sono solo tre personaggi, e non i molti necessari ad una opera,da ciò il risparmio. Probabilmente la scelta cade su questo titolo in quanto come vedremo per gli anni successivi le scelte effettuete in fatto di programmi ricalcano quelle attuate a Venezia.
Nel 1723 viene fondata la compania orientale austriaca di navigazione che si avvale di due vascelli : il San Michele e il San Carlo costruiti a Napoli. Il San carlo messo in disarmo e ormeggiato per il lato lungo, anni dopo, affonderà a causa di una buriana e sulla sua carcassa si edificherà il molo San carlo , oggi audace.
Nel 1728 giunge a Trieste l’imperatore Carlo sesto ,e viene eretta la colonna in piazza grande.
Il Comune si occupa delle spese per le rappresentazioni ,così come stipendia i suonatori e il coro della cappella civica, utilizzati anche al di fuori dell’attività in chiesa. Le grosse spese sono date dall’acquisto di candele olio e tele e legname , ora per fare il palco ora per le scene. E’ per noi difficile immaginare quanto bui dovevano essere gli spazi chiusi. Poche candele e ceri fumosi, e tutte fiamme libere anche dietro le scene, e per illuminare il palco bracieri ad olio , possibilità di scintille vicino a tanto legname e agli abiti. Ed infatti l’incendio che avviene l’8 febbraio del 1690 e distrugge il palazzo di città ,è una logica conseguenza del periodo dei lumi. Bisogna anche ricordare come non esistessero nè pompe nè tubi,nè manichette, e per spegnere il fuoco si doveva ricorrere ai secchi e alle coperte ed avere vicina una fontana,ed era importante intervenire subito e disporre di tante braccia. Solo verso la fine del 1780 si costruiranno per il teatro dei lumi chiamati argants con un bulbo cilindrico di vetro dove alloggiare la candela, quindi maggiore protezione e luce ,e soprattutto niente fumo.
Nel 1730 si esegue Serpilla e Bacocco di Johan Adlof Hasse previsto per la fiera di agosto, altro intermezzo.
Nel 1732 si iniziano ad interrare le saline che vennero poi acquistate in toto dal comune per 22342 fiorini. Il commercio del sale era sempre stato libero a parte il dazio ma poi diventò di appannaggio statale a partire da Giuseppe primo nel 1705, ma tale commercio presto decadde. Le saline furono interrate del tutto nel 1782, e il materiale per l'imbonimento venne prelevato dal declivio della collina di Montuzza.
Nel 1735 a Trieste risiedono 3843 abitanti entro le mura e 7520 fuori le mura, e si approva il progetto della costruzione del borgo teresiano.



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