Bosnia-Erzegovina: architettura
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- babatriestina
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Grazie! incomincio a capire un po' anche se devo dire che il concetto di "musulmano di nazionalità" farà un po' di fatica a entrare nella mia mentalità con le sue implicazioni.
Altre affermazioni, come il serbocroato, il serbo, il croato.. corrispondono a quanto avevo anch'io sentito commentare.
Avevo iniziato la domanda così, per un senso linguistico, ma subito dopo mi son resa conto che era invece una questione assai più complessa.. e uno stretto intreccio di religione come fondante anche la nazionalità, direi.
E.. un bosniaco che diventasse ateo, ma di famiglia di origine musulmana, ha ancora diritto a chiamarsi bosgnacco o è un "rinnegato"?
Altre affermazioni, come il serbocroato, il serbo, il croato.. corrispondono a quanto avevo anch'io sentito commentare.
Avevo iniziato la domanda così, per un senso linguistico, ma subito dopo mi son resa conto che era invece una questione assai più complessa.. e uno stretto intreccio di religione come fondante anche la nazionalità, direi.
E.. un bosniaco che diventasse ateo, ma di famiglia di origine musulmana, ha ancora diritto a chiamarsi bosgnacco o è un "rinnegato"?
"mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente" ( La Cittadella)
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So per certo che i croati conta barzelete sui bosniaci, visti sempre come più o meno i carabinieri delle barzellette italiane. Conosso el caso personale de un bosniaco cattolico che abita a Fiume e che ga avudo problemi seri de integrazion.babatriestina ha scritto:E.. un bosniaco che diventasse ateo, ma di famiglia di origine musulmana, ha ancora diritto a chiamarsi bosgnacco o è un "rinnegato"?
Mal no far, paura no gaver.
- babatriestina
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Sì, un bell'intreccio!babatriestina ha scritto:e uno stretto intreccio di religione come fondante anche la nazionalità, direi.
E.. un bosniaco che diventasse ateo, ma di famiglia di origine musulmana, ha ancora diritto a chiamarsi bosgnacco o è un "rinnegato"?
Sicuramente un bosniaco di origine musulmana che diventa ateo, continua a chiamarsi bosgnacco, finchè questo dato rimane vivo. Ma credo sia capitato migliaia di volte che in matrimoni misti, i figli poi hanno abbracciato una religione invece dell'altra, oppure nessuna, e magari quelli che erano un tempo "bosgnacchi" sono diventati "serbi" e viceversa. E c'erano anche coloro che si dichiaravano semplicemente "jugoslavi" perchè non sapevano bene come definirsi, perchè tra i loro genitori e nonni c'era di tutto.
Sono più intrecciati tra loro di quanto loro stessi si rendano conto.
Ad esempio un serbo di Bosnia è molto più simile ad un bosgnacco che non ad un serbo di Serbia, ed è naturale che sia così.
Grazie, mi fa piacere!sono piccolo ma crescero ha scritto:Mi associo nei ringraziamenti. Mi sembra che tutta questa discussione, per merito tuo, sia risultata interessante e fonte, almeno per me, di nuove informazioni.
Infatti è poco conosciuta, ma immeritatamente. Secondo me è forse la più bella ed affascinante di tutta la ex Jugoslavia.macondo ha scritto:Belissimo thread su una bellissima cittá che, confesso, non conoscevo. Complimenti.
Lubiana è carina e ben tenuta, Zagabria ha dei bellissimi palazzi, è pulita, una gran bella città, anche Belgrado fa la sua parte, ma secondo me Sarajevo è più bella ancora.
Purtroppo nella storia ha avuto la sfortuna di venir ricordata solo in riferimento ad eventi tristi, come ad esempio l'attentato a Francesco Ferdinando, la miccia della prima guerra mondiale. Ci si dimentica però ad esempio che dopo l'attentato e per tutta la durata della guerra mondiale, a Sarajevo non è stato sparato nemmeno un colpo.
E l'orribile e stupida guerra degli anni '90 ha visto una città vittima di un assedio vergognoso.
La si associa a guerre, ma non per colpa sua.
Nei prossimi post andremo a vedere le rive, e passeremo anche sul luogo del famoso attentato.
- babatriestina
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- babatriestina
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leggo con un po' di preoccupazione questo articolo:
http://bora.la/2009/10/05/bosnia-rieccoci/
http://bora.la/2009/10/05/bosnia-rieccoci/
"mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente" ( La Cittadella)
Ti dipiace se rispondo nel seguente thread che mi sembra più adatto?babatriestina ha scritto:leggo con un po' di preoccupazione questo articolo:
http://bora.la/2009/10/05/bosnia-rieccoci/
https://www.atrieste.eu/Forum3/viewtopic.php?t=4418
Preferirei riservare questo per continuare con l'architettura e altre notizie storiche generali non troppo politiche.
- babatriestina
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fai benissimo a parlarne là, aspetto le tue considerazioni1382-1918 ha scritto: Ti dipiace se rispondo nel seguente thread che mi sembra più adatto?![]()
https://www.atrieste.eu/Forum3/viewtopic.php?t=4418
Preferirei riservare questo per continuare con l'architettura e altre notizie storiche generali non troppo politiche.
"mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente" ( La Cittadella)
Prima di continuare con il nostro giro a Sarajevo, scendendo lungo le rive del fiume Miljacka, posto questa immagine dove si vede l'Imperatore Francesco Giuseppe I all'ingresso del palazzo del municipio, durante la sua visita in Bosnia-Erzegovina (30 maggio - 3 giugno 1910) per l'attivazione della dieta provinciale.

Abbiamo visto quindi il municipio, finalmente in restauro, e poi abbiamo atraversato un attimo il fiume per andare a vedere la "Inat Kuća". Trovandoci quindi nel punto più a monte del corso urbano del fiume, ora vediamo di proseguire lungo le sue rive per vedere un po' di palazzi che vi si affacciano.
Si tratta di palazzi privati o pubblici, quelli destinati a luogo di culto lungo le rive, li abbiamo già visti nelle prime pagine del thread, e nello specifico si trattava della Moschea Imperiale (Careva Dzamija), della sinagoga e della chiesa evangelica, tutti sulla sponda sinistra del fiume.
Prima di proseguire diciamo che questo fiume, è lungo circa 38 Km, e che nella parte urbana di Sarajevo viaggia in maniera rettilinea da est ad ovest, prima di immettersi nel fiume Bosna, il terzo più lungo della Bosnia, che scorre per 271 Km verso nord per poi immettersi nella Sava, che fa da confine tra Bosnia e Croazia. La Sava si immette poi nel Danubio una volta raggiunta Belgrado.
Il fiume Miljacka non ha una grande portata d'acqua, di conseguenza le sue acque hanno una tonalità marroncina e, a causa della vegetazione, odorano di salmastro, mentre il fondale si trova sotto appena una decina di centimetri dalla superficie.
Incontriamo un ponte moderno, semplice, dalla sua mezzeria guardiamo a monte e vediamo il ponte Šeher-ćehajina, tra il municipio e la Inat Kuća:

Scendendo lungo la riva sinistra del fiume troviamo piccole case private, mentre dall'altro lato, se ci voltiamo indietro un attimo, vediamo il municipio ed una parte del rione di Bascarsija.
Proseguiamo, allontanandoci quindi dal municipio:

Ad un certo punto incontriamo la Moschea Imperiale (già vista) ed il ponte Careva che ci porta sull'altra sponda.
Il ponte originale era del 15° secolo, costruito da Isa-beg Isaković. Nel 1619 crollò, venne ricostruito appena nel 1792, ed in epoca asburgica collassò nel fiume, per cui ne venne costruito uno nuovo.
Scendendo poi lungo la sponda destra arriviamo in breve, ad un altro ponte, il "Ponte Latino" (Latinski most), che è diventato famoso in quanto tra questo e l'edificio che si trova sull'angolo,il 28 giugno 1914 è stato assassinato l'erede al trono dell'Austria-Ungheria, l'arciduca Francesco Ferdinando, assieme alla moglie Sofia, per mano di Gavrilo Princip, un serbo di Bosnia collegato all'organizzazione nazionalistica e terroristica della Mano Nera di Belgrado, la stessa che nel 1903 assassinò al palazzo reale di Belgrado la coppia reale serba, re Alessandro I e la moglie Draga, della dinastia degli Obrenović, poi sostituita dai Karadjordjević.
Il Ponte Latino alla fine del 1918 venne rinominato in "Ponte Princip" dalle nuove autorità serbe, dal nome dell'attentatore Gavrilo Princip. Con l'indipendenza della Bosnia, il ponte è stato chiamato di nuovo Ponte Latino.
Al piano terra dell'edificio all'angolo, troviamo un piccolo museo dedicato al periodo asburgico di Sarajevo (1878-1918). Le vetrine che danno verso la strada mostrano delle fotografie dell'epoca, ma si concentrano sull'attentato. All'interno, altre fotografie, e documenti originali. Troviamo anche due manichini raffiguranti i coniugi assassinati.
Il museo. Sopra alle finestre lo stemma con corona gigliata della Bosnia asburgica. La freccia blu indica la posizione della targa che viene descritta più sotto:

Lo stemma, a colori:

I manichini raffiguranti Francesco Ferdinando e Sofia:

All'esterno durante la prima guerra mondiale è esistito un monumento alla memoria dei coniugi assassinati. Lo vediamo in questa vecchia cartolina:

Distrutto il monumento, nel 1919 è stata messa questa targa scritta in serbo-croato con caratteri cirillici, sulla quale si poteva leggere: "Sa ovoga mjesta 28. juna 1914. godine Gavrilo Princip svojim pucnjem izrazi narodni protest protiv tiranije i vjekovnu težnju naših naroda za slobodom" (traduzione: "Da qui il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip espresse la protesta nazionale contro la tirannia e l'antica aspirazione del nostro popolo per la libertà").

Negli anni '90 la targa è stata rimossa e sostituita da questa, più sobria nell'aspetto e nei contenuti, in serbo-croato con caratteri latini ed inglese, che invece recita: "Sa ovog mjesta 28. JUna 1914 godine Gavrilo Princip je izvrsio atentat na austrougarskog prestolonasljednika Franca Ferdinanda i njegovu suprugu Sofiju - From this place on 28 June 1914 Gavrilo Princip assassinated the heir to the austro-hungarian throne Franz Ferdinand and his wife Sofia". (traduzione: "Da qui il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip assassinò l'erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia").

(continua...)

Abbiamo visto quindi il municipio, finalmente in restauro, e poi abbiamo atraversato un attimo il fiume per andare a vedere la "Inat Kuća". Trovandoci quindi nel punto più a monte del corso urbano del fiume, ora vediamo di proseguire lungo le sue rive per vedere un po' di palazzi che vi si affacciano.
Si tratta di palazzi privati o pubblici, quelli destinati a luogo di culto lungo le rive, li abbiamo già visti nelle prime pagine del thread, e nello specifico si trattava della Moschea Imperiale (Careva Dzamija), della sinagoga e della chiesa evangelica, tutti sulla sponda sinistra del fiume.
Prima di proseguire diciamo che questo fiume, è lungo circa 38 Km, e che nella parte urbana di Sarajevo viaggia in maniera rettilinea da est ad ovest, prima di immettersi nel fiume Bosna, il terzo più lungo della Bosnia, che scorre per 271 Km verso nord per poi immettersi nella Sava, che fa da confine tra Bosnia e Croazia. La Sava si immette poi nel Danubio una volta raggiunta Belgrado.
Il fiume Miljacka non ha una grande portata d'acqua, di conseguenza le sue acque hanno una tonalità marroncina e, a causa della vegetazione, odorano di salmastro, mentre il fondale si trova sotto appena una decina di centimetri dalla superficie.
Incontriamo un ponte moderno, semplice, dalla sua mezzeria guardiamo a monte e vediamo il ponte Šeher-ćehajina, tra il municipio e la Inat Kuća:

Scendendo lungo la riva sinistra del fiume troviamo piccole case private, mentre dall'altro lato, se ci voltiamo indietro un attimo, vediamo il municipio ed una parte del rione di Bascarsija.
Proseguiamo, allontanandoci quindi dal municipio:

Ad un certo punto incontriamo la Moschea Imperiale (già vista) ed il ponte Careva che ci porta sull'altra sponda.
Il ponte originale era del 15° secolo, costruito da Isa-beg Isaković. Nel 1619 crollò, venne ricostruito appena nel 1792, ed in epoca asburgica collassò nel fiume, per cui ne venne costruito uno nuovo.
Scendendo poi lungo la sponda destra arriviamo in breve, ad un altro ponte, il "Ponte Latino" (Latinski most), che è diventato famoso in quanto tra questo e l'edificio che si trova sull'angolo,il 28 giugno 1914 è stato assassinato l'erede al trono dell'Austria-Ungheria, l'arciduca Francesco Ferdinando, assieme alla moglie Sofia, per mano di Gavrilo Princip, un serbo di Bosnia collegato all'organizzazione nazionalistica e terroristica della Mano Nera di Belgrado, la stessa che nel 1903 assassinò al palazzo reale di Belgrado la coppia reale serba, re Alessandro I e la moglie Draga, della dinastia degli Obrenović, poi sostituita dai Karadjordjević.
Il Ponte Latino alla fine del 1918 venne rinominato in "Ponte Princip" dalle nuove autorità serbe, dal nome dell'attentatore Gavrilo Princip. Con l'indipendenza della Bosnia, il ponte è stato chiamato di nuovo Ponte Latino.
Al piano terra dell'edificio all'angolo, troviamo un piccolo museo dedicato al periodo asburgico di Sarajevo (1878-1918). Le vetrine che danno verso la strada mostrano delle fotografie dell'epoca, ma si concentrano sull'attentato. All'interno, altre fotografie, e documenti originali. Troviamo anche due manichini raffiguranti i coniugi assassinati.
Il museo. Sopra alle finestre lo stemma con corona gigliata della Bosnia asburgica. La freccia blu indica la posizione della targa che viene descritta più sotto:

Lo stemma, a colori:

I manichini raffiguranti Francesco Ferdinando e Sofia:

All'esterno durante la prima guerra mondiale è esistito un monumento alla memoria dei coniugi assassinati. Lo vediamo in questa vecchia cartolina:

Distrutto il monumento, nel 1919 è stata messa questa targa scritta in serbo-croato con caratteri cirillici, sulla quale si poteva leggere: "Sa ovoga mjesta 28. juna 1914. godine Gavrilo Princip svojim pucnjem izrazi narodni protest protiv tiranije i vjekovnu težnju naših naroda za slobodom" (traduzione: "Da qui il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip espresse la protesta nazionale contro la tirannia e l'antica aspirazione del nostro popolo per la libertà").

Negli anni '90 la targa è stata rimossa e sostituita da questa, più sobria nell'aspetto e nei contenuti, in serbo-croato con caratteri latini ed inglese, che invece recita: "Sa ovog mjesta 28. JUna 1914 godine Gavrilo Princip je izvrsio atentat na austrougarskog prestolonasljednika Franca Ferdinanda i njegovu suprugu Sofiju - From this place on 28 June 1914 Gavrilo Princip assassinated the heir to the austro-hungarian throne Franz Ferdinand and his wife Sofia". (traduzione: "Da qui il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip assassinò l'erede al trono austro-ungarico Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia").

(continua...)
Continuiamo lungo le rive del fiume.
Tra l'altro mi sono dimenticato di parlare degli argini e dei nomi delle rive.
Gli argini sono stati costruiti per regolare il corso del fiume e per evitare le pur rare esondazioni che possono verificarsi all'inizio della primavera, durante lo scioglimento della nevi. La loro costruzione è iniziata in epoca asburgica, a partire dal 1882.
Hanno permesso così alla città di avere delle ampie rive pedonali, che venivano percorse prima anche in carrozza e che hanno visto passare, nel 1895, il primo tram elettrico d'Europa. Prima di elettrificare il tram a Vienna, si fece l'esperimento a Sarajevo.
Qui sotto un francobollo del 1995, emesso a ricordo dei 100 anni da questo evento ed il municipio a fine '800 con i tram che passano:


Lo spazio tra le due rive varia tra i 25 ed i 45 metri, nella parte arginata, lunga 3,5 Km. L'altezza degli argini varia da 2,5 a 4,5 metri.
Le due rive, oggi si chiamano riva Bano Kulin (obala Kulina Bana) e riva Mak Dizdar (obala Maka Dizdara), rispettivamente la sponda destra e quella sinistra.
In epoca asburgica la riva destra si chiamava riva Appel (Appelova obala, Appelquai), dal nome di Johann von Appel, governatore della Bosnia dal 1882 al 1903.

Il bano Kulin (1163-1204) è stato "bano" di Bosnia dal 1180 alla sua morte. E' spesso soggetto nei racconti popolari bosniaci.
Sotto il suo banato la Bosnia era quasi uno Stato indipendente, e anche per questo oggi viene ricordata la sua figura. In quel periodo si sviluppò la chiesa bosniaca dei bogomili, setta cristiana che si convertì all'Islam all'arrivo degli Ottomani alcuni secoli dopo.
Della sua epoca il più antico documento bosniaco, il piatto di Kulin, del 1189, che è un accordo commerciale tra la Bosnia e la città di Ragusa, scritto in cirillico e trovato nei pressi della cittadina di Visoko.
Gli succedette il figlio Stjepan Kulinić.
Mentre Mak Dizdar (1917-1971), erzegovese, il cui nome completo è Mehmed Alija Dizdar, è stato uno dei più importanti poeti bosniaci, nonchè uno dei presidenti dell'Unione degli scrittori della Bosnia-Erzegovina, negli anni della Jugoslavia di Tito.
Le rive destra e sinistra vengono spesso chiamate anche rispettivamente nord e sud, in quanto il fiume scorre orizzontalmente da est ad ovest, ed il centro di Sarajevo si trova nella parte nord.
Per tornare al nostro giro, credo sia degno di nota segnalare sulla sponda opposta al luogo dell'attentato a Francesco Ferdinando, il motel "Latinski Most", un piccolo albergo a conduzione famigliare, in un edificio costruito a questo scopo negli anni 1881-1883 come scritto sull'edificio stesso, e di recente completamente ristrutturato:

Vicino al motel troviamo il parco col Musik Pavillon antistante alla caserma, che ho già illustrato su richiesta di Rawa Ruska in una delle prime pagine di questo thread. Metto comunque una vista dalla caserma in una vecchia cartolina nella quale si vedono anche i palazzi sulla sponda opposta del fiume:

Scendiamo lungo il fiume, e troviamo dei palazzi dagli accesi colori, appena restaurati (grazie ad Armin Ć. per la foto):

Subito dopo la casa Despić (Despića kuća), un edificio costruito nel '600, rimaneggiato nel '700, che oggi fa parte del Museo di Sarajevo. Costruito durante il '600, quindi in piena epoca ottomana, apparteneva ad una ricca famiglia serbo-ortodossa di commercianti, ai quali si attribuisce il ruolo di aver organizzato le prime rappresentazioni teatrali in città.
Incredibilmente, negli anni '60 del '900 la casa era ancora di proprietà della famiglia Despić.
L'edificio in questione, recentemente restaurato:

Scendiamo ulteriormente, guardando indietro vediamo il ponte Latino:

Subito dopo incontriamo un palazzo in stile liberty che ospita la casa di cultura serba (Prosvjetni dom):

Ancora una vecchia cartolina:

Assieme agli edifici vicini ed al ponte Ćumurija, costruito in ferro nel 1886:

Nell'immagine qui sopra si nota anche un piccolo e grazioso edificio con un cipollotto nero, che troviamo anche in questa vecchia cartolina:

Proseguiamo dando un'occhiata indietro, dove vediamo la casa della cultura serba, oltre a numerosi edifici in restauro coperti da impalcature:

La casa serba in lontananza, ed un bellissimo edificio eclettico di colore giallo:

E proseguendo altri bellissimi edifici. Di uno ho l'immagine di prima e dopo:


Da questo sono state appena tolte le impalcature:

E proseguendo, il palazzo giallino visto sopra (sulla destra), altri bei edifici, e sulla sinistra, l'ex Banca Austro-Ungarica, che vedremo nel prossimo post:


Di fronte al palazzo arancione con la cupola argentea vediamo la sinagoga, che ho già trattato nelle prime pagine del thread:
E una vecchia cartolina:

(continua...)
Tra l'altro mi sono dimenticato di parlare degli argini e dei nomi delle rive.
Gli argini sono stati costruiti per regolare il corso del fiume e per evitare le pur rare esondazioni che possono verificarsi all'inizio della primavera, durante lo scioglimento della nevi. La loro costruzione è iniziata in epoca asburgica, a partire dal 1882.
Hanno permesso così alla città di avere delle ampie rive pedonali, che venivano percorse prima anche in carrozza e che hanno visto passare, nel 1895, il primo tram elettrico d'Europa. Prima di elettrificare il tram a Vienna, si fece l'esperimento a Sarajevo.
Qui sotto un francobollo del 1995, emesso a ricordo dei 100 anni da questo evento ed il municipio a fine '800 con i tram che passano:


Lo spazio tra le due rive varia tra i 25 ed i 45 metri, nella parte arginata, lunga 3,5 Km. L'altezza degli argini varia da 2,5 a 4,5 metri.
Le due rive, oggi si chiamano riva Bano Kulin (obala Kulina Bana) e riva Mak Dizdar (obala Maka Dizdara), rispettivamente la sponda destra e quella sinistra.
In epoca asburgica la riva destra si chiamava riva Appel (Appelova obala, Appelquai), dal nome di Johann von Appel, governatore della Bosnia dal 1882 al 1903.

Il bano Kulin (1163-1204) è stato "bano" di Bosnia dal 1180 alla sua morte. E' spesso soggetto nei racconti popolari bosniaci.
Sotto il suo banato la Bosnia era quasi uno Stato indipendente, e anche per questo oggi viene ricordata la sua figura. In quel periodo si sviluppò la chiesa bosniaca dei bogomili, setta cristiana che si convertì all'Islam all'arrivo degli Ottomani alcuni secoli dopo.
Della sua epoca il più antico documento bosniaco, il piatto di Kulin, del 1189, che è un accordo commerciale tra la Bosnia e la città di Ragusa, scritto in cirillico e trovato nei pressi della cittadina di Visoko.
Gli succedette il figlio Stjepan Kulinić.
Mentre Mak Dizdar (1917-1971), erzegovese, il cui nome completo è Mehmed Alija Dizdar, è stato uno dei più importanti poeti bosniaci, nonchè uno dei presidenti dell'Unione degli scrittori della Bosnia-Erzegovina, negli anni della Jugoslavia di Tito.
Le rive destra e sinistra vengono spesso chiamate anche rispettivamente nord e sud, in quanto il fiume scorre orizzontalmente da est ad ovest, ed il centro di Sarajevo si trova nella parte nord.
Per tornare al nostro giro, credo sia degno di nota segnalare sulla sponda opposta al luogo dell'attentato a Francesco Ferdinando, il motel "Latinski Most", un piccolo albergo a conduzione famigliare, in un edificio costruito a questo scopo negli anni 1881-1883 come scritto sull'edificio stesso, e di recente completamente ristrutturato:

Vicino al motel troviamo il parco col Musik Pavillon antistante alla caserma, che ho già illustrato su richiesta di Rawa Ruska in una delle prime pagine di questo thread. Metto comunque una vista dalla caserma in una vecchia cartolina nella quale si vedono anche i palazzi sulla sponda opposta del fiume:

Scendiamo lungo il fiume, e troviamo dei palazzi dagli accesi colori, appena restaurati (grazie ad Armin Ć. per la foto):

Subito dopo la casa Despić (Despića kuća), un edificio costruito nel '600, rimaneggiato nel '700, che oggi fa parte del Museo di Sarajevo. Costruito durante il '600, quindi in piena epoca ottomana, apparteneva ad una ricca famiglia serbo-ortodossa di commercianti, ai quali si attribuisce il ruolo di aver organizzato le prime rappresentazioni teatrali in città.
Incredibilmente, negli anni '60 del '900 la casa era ancora di proprietà della famiglia Despić.
L'edificio in questione, recentemente restaurato:

Scendiamo ulteriormente, guardando indietro vediamo il ponte Latino:

Subito dopo incontriamo un palazzo in stile liberty che ospita la casa di cultura serba (Prosvjetni dom):

Ancora una vecchia cartolina:

Assieme agli edifici vicini ed al ponte Ćumurija, costruito in ferro nel 1886:

Nell'immagine qui sopra si nota anche un piccolo e grazioso edificio con un cipollotto nero, che troviamo anche in questa vecchia cartolina:

Proseguiamo dando un'occhiata indietro, dove vediamo la casa della cultura serba, oltre a numerosi edifici in restauro coperti da impalcature:

La casa serba in lontananza, ed un bellissimo edificio eclettico di colore giallo:

E proseguendo altri bellissimi edifici. Di uno ho l'immagine di prima e dopo:


Da questo sono state appena tolte le impalcature:

E proseguendo, il palazzo giallino visto sopra (sulla destra), altri bei edifici, e sulla sinistra, l'ex Banca Austro-Ungarica, che vedremo nel prossimo post:


Di fronte al palazzo arancione con la cupola argentea vediamo la sinagoga, che ho già trattato nelle prime pagine del thread:
E una vecchia cartolina:

(continua...)
Giusto per curiosità aggiungo che l'ultimo palazzo visto qui sopra (di colore arancione) fu la residenza di un certo sig. Ješua D. Salom, poi divenne la sede dell'associazione degli ingegneri di Sarajevo, e poi ospitò anche un ristorante cinese. Ora ospita un'abitazione privata, ed una sede del partito di azione democratica (SDA).
Continuando a scender lungo le rive, incontriamo l'edificio che venne costruito per ospitare la Banca Austro-Ungarica (Austro-Ugarska Banka - Аустро-Угарска Банка).
Si tratta di un edificio del 1912, e si presenta come un misto di Secession e stile rinascimentale. Caratteristiche sulla sua facciata sono le numerose figure. Quattro colonne doriche sostengono il timpano, e tra loro delle balconate.
La parte più grande all'interno è occupata da un grande salone al quale si giunge da una tripla scala. Dopo il 1918 ha sempre ospitato istituti bancari, così come ancora oggi.

Un particolare:

In corrispondenza della via laterale alla banca, troviamo un altro ponte sul fiume Miljacka, il ponte Drvenija, del 1898. Il palazzo successivo è un liceo, e sull'altra sponda del fiume troviamo un altro liceo, che essendo un tempo non misti, ma separati, uno maschile ed uno femminile, hanno fatto sì che il ponte diventasse tipico luogo d'incontro tra giovani. Ancora oggi è usato come punto d'incontro per gli appuntamenti.
Il ponte, ed in riva uno dei due licei. Sullo sfondo si intravede la sinagoga, già vista nei primi post:

Anche in una vecchia cartolina:

Proseguendo incontriamo questo palazzo:

E dopo incontriamo il palazzo del Teatro Nazionale. Costruito su progetto dell'architetto Karlo Paržik nel 1897 come teatro sociale, venne inaugurato il 2 gennaio 1899 con la "Medea" di Franz Grillparzer. L'architettura dell'edificio si rifà al teatro nazionale di Zagabria. Nel 1922 venne convertito in teatro nazionale.
Il palazzo visto dalla sponda opposta:

In una vecchia cartolina, assieme al ponte Cobanja:

Visto dalla piazzetta restrostante, dove si trova l'ingresso principale:

Il salone interno:

Il soffitto:

Subito a fianco un altro ponte, il ponte Cobanija. E' andato a sostituire un vecchio ponte nel 1886, ma il nuovo crollò subito dopo, così nel 1888 venne costruito il ponte visibile oggi, in ferro, con una corsia centrale e due laterali pedonali.
Il palazzo che incontriamo scendendo è il palazzo della posta centrale.
E' stato completato ed inaugurato nel 1913, su progetto dell'architetto Josip Vancaš, sviluppato tra il 1907 ed il 1910. La facciata si ispira e ricorda alcuni elementi della Banca postale di risparmio di Vienna, di Otto Wagner.
Il palazzo visto dalla sponda opposta del fiume:

Anche internamente notiamo tipici elementi Secession. La sala centrale è illuminata da luce naturale grazie alla vetrata soprastante.
Nel luglio del 1992 il palazzo subì danni molto gravi a seguito di un incendio scoppiato a causa delle granate incendiarie. Nel 2001 venne completamente restaurato, ripristinando l'aspetto originario del 1913 grazie all'architetto Ferhad Mulabegović.
Il palazzo nel 1992, dopo i bombardamenti:

Ricordo un aneddoto. Durante la guerra 1992-95 qualcuno scrisse "Questa è Serbia!" con una bomboletta spray su di una facciata del palazzo, e qualcun altro subito sotto gli rispose scrivendo "No, questa è la posta!"
Come si presenta oggi, sempre dalla sponda opposta, ma da un po' più giu:

Da più vicino, sulla sua stessa sponda, con luce tardo-pomeridiana:

L'ingresso principale:

Il salone principale:

Il soffitto del salone principale:

Gli interni in una vecchia cartolina. Si nota anche un quadro raffigurante Francesco Giuseppe I. I francobolli bosniaci sono però già sovrastampati con la dicitura S.H.S. (del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni post 1918):

Il pieghevole di una mostra organizzata l'anno scorso e riguardante la posta nel periodo asburgico:

Il palazzo accanto è il palazzo di giustizia. Venne inaugurato nel 1914, costruito in base ai disegni degli architetti viennesi Hans Glaser e Alfred Krupp, che vinsero il concorso indetto dal governo bosniaco. Anche per questo palazzo però troviamo lo zampino dell'architetto Karlo Paržik. La facciata principale sulla riva destra del fiume Miljacka si presenta come un ingresso al di sopra del quale si trova una loggia con colonne a due livelli in stile classico. Sopra un attico con cupola appoggiata su di una base quadrata.
Oggi ospita la Facoltà di Legge dell'Università di Sarajevo.
Eccolo accanto all'edificio della posta:

Da solo:

La facciata principale:

Alcuni particolari:

Qui invece vediamo, da destra a sinistra, un pezzo del Teatro nazionale, seguito dal palazzo della posta e dall'ex palazzo di giustizia col suo cupolone nero:

Esattamente di fronte, sulla sponda opposta, l'edificio che oggi ospita l'ambasciata iraniana. Purtroppo non sono riuscito ad avere informazioni più dettagliate sulla sua edificazione. Si presenta con dei colori degni da torta alla panna con gelatina alle fragole
:

E sempre rimanendo dall'altro lato, troviamo l'ex Chiesa Evangelica col suo cupolone verde (oggi Accademia delle Belle Arti), che abbiamo già visto nelle prime pagine, a proposito degli edifici religiosi.
Continuando a scender lungo le rive, incontriamo l'edificio che venne costruito per ospitare la Banca Austro-Ungarica (Austro-Ugarska Banka - Аустро-Угарска Банка).
Si tratta di un edificio del 1912, e si presenta come un misto di Secession e stile rinascimentale. Caratteristiche sulla sua facciata sono le numerose figure. Quattro colonne doriche sostengono il timpano, e tra loro delle balconate.
La parte più grande all'interno è occupata da un grande salone al quale si giunge da una tripla scala. Dopo il 1918 ha sempre ospitato istituti bancari, così come ancora oggi.

Un particolare:

In corrispondenza della via laterale alla banca, troviamo un altro ponte sul fiume Miljacka, il ponte Drvenija, del 1898. Il palazzo successivo è un liceo, e sull'altra sponda del fiume troviamo un altro liceo, che essendo un tempo non misti, ma separati, uno maschile ed uno femminile, hanno fatto sì che il ponte diventasse tipico luogo d'incontro tra giovani. Ancora oggi è usato come punto d'incontro per gli appuntamenti.
Il ponte, ed in riva uno dei due licei. Sullo sfondo si intravede la sinagoga, già vista nei primi post:

Anche in una vecchia cartolina:

Proseguendo incontriamo questo palazzo:

E dopo incontriamo il palazzo del Teatro Nazionale. Costruito su progetto dell'architetto Karlo Paržik nel 1897 come teatro sociale, venne inaugurato il 2 gennaio 1899 con la "Medea" di Franz Grillparzer. L'architettura dell'edificio si rifà al teatro nazionale di Zagabria. Nel 1922 venne convertito in teatro nazionale.
Il palazzo visto dalla sponda opposta:

In una vecchia cartolina, assieme al ponte Cobanja:

Visto dalla piazzetta restrostante, dove si trova l'ingresso principale:

Il salone interno:

Il soffitto:

Subito a fianco un altro ponte, il ponte Cobanija. E' andato a sostituire un vecchio ponte nel 1886, ma il nuovo crollò subito dopo, così nel 1888 venne costruito il ponte visibile oggi, in ferro, con una corsia centrale e due laterali pedonali.
Il palazzo che incontriamo scendendo è il palazzo della posta centrale.
E' stato completato ed inaugurato nel 1913, su progetto dell'architetto Josip Vancaš, sviluppato tra il 1907 ed il 1910. La facciata si ispira e ricorda alcuni elementi della Banca postale di risparmio di Vienna, di Otto Wagner.
Il palazzo visto dalla sponda opposta del fiume:

Anche internamente notiamo tipici elementi Secession. La sala centrale è illuminata da luce naturale grazie alla vetrata soprastante.
Nel luglio del 1992 il palazzo subì danni molto gravi a seguito di un incendio scoppiato a causa delle granate incendiarie. Nel 2001 venne completamente restaurato, ripristinando l'aspetto originario del 1913 grazie all'architetto Ferhad Mulabegović.
Il palazzo nel 1992, dopo i bombardamenti:

Ricordo un aneddoto. Durante la guerra 1992-95 qualcuno scrisse "Questa è Serbia!" con una bomboletta spray su di una facciata del palazzo, e qualcun altro subito sotto gli rispose scrivendo "No, questa è la posta!"
Come si presenta oggi, sempre dalla sponda opposta, ma da un po' più giu:

Da più vicino, sulla sua stessa sponda, con luce tardo-pomeridiana:

L'ingresso principale:

Il salone principale:

Il soffitto del salone principale:

Gli interni in una vecchia cartolina. Si nota anche un quadro raffigurante Francesco Giuseppe I. I francobolli bosniaci sono però già sovrastampati con la dicitura S.H.S. (del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni post 1918):

Il pieghevole di una mostra organizzata l'anno scorso e riguardante la posta nel periodo asburgico:

Il palazzo accanto è il palazzo di giustizia. Venne inaugurato nel 1914, costruito in base ai disegni degli architetti viennesi Hans Glaser e Alfred Krupp, che vinsero il concorso indetto dal governo bosniaco. Anche per questo palazzo però troviamo lo zampino dell'architetto Karlo Paržik. La facciata principale sulla riva destra del fiume Miljacka si presenta come un ingresso al di sopra del quale si trova una loggia con colonne a due livelli in stile classico. Sopra un attico con cupola appoggiata su di una base quadrata.
Oggi ospita la Facoltà di Legge dell'Università di Sarajevo.
Eccolo accanto all'edificio della posta:

Da solo:

La facciata principale:

Alcuni particolari:

Qui invece vediamo, da destra a sinistra, un pezzo del Teatro nazionale, seguito dal palazzo della posta e dall'ex palazzo di giustizia col suo cupolone nero:

Esattamente di fronte, sulla sponda opposta, l'edificio che oggi ospita l'ambasciata iraniana. Purtroppo non sono riuscito ad avere informazioni più dettagliate sulla sua edificazione. Si presenta con dei colori degni da torta alla panna con gelatina alle fragole

E sempre rimanendo dall'altro lato, troviamo l'ex Chiesa Evangelica col suo cupolone verde (oggi Accademia delle Belle Arti), che abbiamo già visto nelle prime pagine, a proposito degli edifici religiosi.
- babatriestina
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- Località: Trieste, Borgo Teresiano
Guardando questo tuo bellissimo servizio, che va poi letto e riletto, e che terrò presente se come spero il prossimo anno sarò in viaggio da quelle parti, mi vengono due curiosità:
1 dove trovi tutte quelle vecchie cartoline? in loco? perchè un paio di anni fa, in Dalmazia, io di cartoline vecchie in vendita non ne vidi mica, anzi lamentavo proprio la mancanza di negozietti di antiquariato. O invece le hai raccolte in luoghi diversi?
2 tanti edifici rimessi a posto, mi viene invidia che qua a Trieste ci sarebbe ancora tanto da rifare. Ma chi paga tutti questi restauri? sono edifici pubblici? privati? ci sono tanti soldi disponibili per i restauri in Bosnia Erzegovina?
1 dove trovi tutte quelle vecchie cartoline? in loco? perchè un paio di anni fa, in Dalmazia, io di cartoline vecchie in vendita non ne vidi mica, anzi lamentavo proprio la mancanza di negozietti di antiquariato. O invece le hai raccolte in luoghi diversi?
2 tanti edifici rimessi a posto, mi viene invidia che qua a Trieste ci sarebbe ancora tanto da rifare. Ma chi paga tutti questi restauri? sono edifici pubblici? privati? ci sono tanti soldi disponibili per i restauri in Bosnia Erzegovina?
"mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente" ( La Cittadella)
Quelle vecchie cartoline le ho trovate nel tempo in vari luoghi. Per cui alcune in loco, altre a Vienna, altre anche qui a Trieste, ma negli ultimi anni ne ho trovate anche su ebay o su siti specializzati come delcampe.com.
Per gli edifici messi a posto, i restauri sono finanziati da una moltitudine di soggetti, a seconda se il palazzo è pubblico o privato.
Una parte arriva da fondi giunti da paesi donatori, ma riguarda la ricostruzione di quelli danneggiati dalla guerra 1992-95, una parte giunge da investitori privati, sia locali che stranieri. Per fortuna le cose sono andate avanti bene e, come hai potuto vedere dalle immagini, sono moltissimi i palazzi ristrutturati, oggi molto più belli di prima della guerra, però i problemi non sono stati pochi. Il merito va a chi ha saputo usare i fondi ricevuti, in maniera oculata ed onesta, in questo caso l'amministrazione del cantone e del comune di Sarajevo, che sono riusciti ad evitare i numerosi scandali di corruzione, spesso saltati fuori in altre parti della Bosnia-Erzegovina. Come ricordavo in un altro thread, l'anno scorso il Cantone di Sarajevo ha avuto il PIL più alto di tutta l'ex Jugoslavia (esclusa naturalmente la ricca Slovenia, ormai lontana mille miglia dagli altri).
Oltre agli edifici storici del centro, sono stati ristrutturati moltissimi edifici di residenza popolare nella periferia, molte strutture sanitarie e sportive, è stato aperto un moderno centro commerciale, ed un altro aprirà il prossimo aprile. Si cerca, insomma, di far girare l'economia, perchè le potenzialità ci sono ed i problemi sono per lo più di natura quasi esclusivamente politica.
Ciò naturalmente non vuol dire che sia stato fatto tutto o che si trovano soldi facilmente, anzi, però la situazione migliora di anno in anno.
Per gli edifici messi a posto, i restauri sono finanziati da una moltitudine di soggetti, a seconda se il palazzo è pubblico o privato.
Una parte arriva da fondi giunti da paesi donatori, ma riguarda la ricostruzione di quelli danneggiati dalla guerra 1992-95, una parte giunge da investitori privati, sia locali che stranieri. Per fortuna le cose sono andate avanti bene e, come hai potuto vedere dalle immagini, sono moltissimi i palazzi ristrutturati, oggi molto più belli di prima della guerra, però i problemi non sono stati pochi. Il merito va a chi ha saputo usare i fondi ricevuti, in maniera oculata ed onesta, in questo caso l'amministrazione del cantone e del comune di Sarajevo, che sono riusciti ad evitare i numerosi scandali di corruzione, spesso saltati fuori in altre parti della Bosnia-Erzegovina. Come ricordavo in un altro thread, l'anno scorso il Cantone di Sarajevo ha avuto il PIL più alto di tutta l'ex Jugoslavia (esclusa naturalmente la ricca Slovenia, ormai lontana mille miglia dagli altri).
Oltre agli edifici storici del centro, sono stati ristrutturati moltissimi edifici di residenza popolare nella periferia, molte strutture sanitarie e sportive, è stato aperto un moderno centro commerciale, ed un altro aprirà il prossimo aprile. Si cerca, insomma, di far girare l'economia, perchè le potenzialità ci sono ed i problemi sono per lo più di natura quasi esclusivamente politica.
Ciò naturalmente non vuol dire che sia stato fatto tutto o che si trovano soldi facilmente, anzi, però la situazione migliora di anno in anno.
E siamo praticamente giunti alla fine delle rive nel centro storico della città. Dagli ultimi palazzi visti, procediamo scendendo e subito dopo vediamo come la strada prosegua in maniera rettilinea, staccandosi dal fiume, mentre il fiume piega verso sud e si inoltra in una zona periferica.
Ci troviamo all'altezza del ponte Eiffel (Aifelova most), ponte in ferro che viene attribuito al progettista francese Gustave Eiffel, lo stesso della famosa torre parigina. Di tale attribuzione non ci sono però prove certe.
Certo è che l'epoca corrisponde, visto che il ponte è del 1893.
Viene anche chiamato ponte Skenderija, in quanto congiunge al rione di Skenderija che si trova sul lato sinistro del fiume.
Eccolo, come si presenta dopo la ristrutturazione del 2004, sullo sfondo notiamo sulla destra la cupola dell'ex palazzo di giustizia visto sopra, e sulla sinistra la cupola verde dell'Accademia di Belle Arti:

Entrando nella strada laterale perpendicolare al fiume, dove si trova anche il canale di Koševo, le cui acque confluiscono nella Miljacka, troviamo il palazzo che in epoca asburgica fu il palazzo che ospitava gli uffici che curavano i rapporti finanziari con l'amministrazione centrale di Vienna e Budapest.
L'edificio, che venne dipinto di rosso in epoca jugoslava, è stato restaurato nel 2007 e si presenta ora come lo aveva pensato l'architetto Karlo Paržik nel 1904. Oggi ospita gli uffici dell'amministrazione cantonale di Sarajevo e gli uffici del comune:

Proseguendo per la medesima strada, incontriamo la Moschea di Ali Paša, che abbiamo già visto nelle prime pagine, e girato l'angolo troviamo il palazzo che attualmente ospita la presidenza collegiale tricefala della Bosnia-Erzegovina.
Questo palazzo è stato progettato dall'architetto Josip Vancaš. Vennero presi in considerazione tre stili: il gotico italiano, il tardo-rinascimentale italiano ed il fiorentino del primo rinascimento. Quest'ultimo la spuntò sugli altri. Risultò essere allo stesso tempo il più economico e dignitoso per quel tipo di palazzo.
Si trattò del primo grosso edificio ad essere costruito dall'Austria-Ungheria. Dopo l'occupazione del 1878 e lo stabilizzarsi della situazione lasciata dagli ottomani, si presentò subito l'urgenza di una sede unica per amministrare il territorio. Le autorità asburgiche ed i suoi ufficiali ed impiegati furono costretti, vista la mancanza di strutture adeguate, ad usare le poche e decadenti strutture ex-ottomane. Gli uffici vennero così disseminati in vari punti della città e ci fu anche bisogno di affittare numerose case private.
La costruzione di questo palazzo sanava questa situazione precaria e dava inizio ad una nuova epoca per Sarajevo e l'intera Bosnia-Erzegovina.
Iniziato nel 1884, venne inaugurato nel marzo del 1886, dopo due anni di lavoro, occupando circa 3000 metri quadri di superficie, e contando 200 stanze. Presente anche un cortile interno.
Visti i motivi per il quale venne edificato, il suo uso iniziale è stato plurifunzionale. Al piano terra trovarono posto piccoli appartamenti per gli ufficiali, guardiani e portieri, e nuovi uffici come il dipartimento forestale, l'archivio catastale e la cassa provinciale. Al primo piano stanze di rappresentanza ed amministrazione, nonchè un salone che in altezza
occupava anche il piano superiore, ed al secondo piano altri dipartimenti governativi e la Corte Suprema. Il costo fu di 840.000 corone.
Gli uffici esistenti in quel momento vennero perciò concentrati in un unica sede, solamente il governatore mantenne la residenza nel palazzo denominato "Konak", che vedremo più avanti.
Con l'annessione della Bosnia-Erzegovina nel 1908, venne stabilita l'apertura di una dieta bosniaca, la quale venne ospitata anch'essa nel palazzo, ma solo dopo averlo innalzato con un terzo piano, al costo di 450.000 corone.
Negli anni del Regno di Jugoslavia divenne sede della Banovina della Drina, la regione dell'epoca. Dal 1945 al 1974 fu sede del Governo della Bosnia, e dal 1974 al 1992 ospitò l'assemblea della Repubblica socialista jugoslava di Bosnia-Erzegovina. Oggi ospita, come già detto, la Presidenza dello Stato, gli uffici dei 3 presidenti bosniaci, e gli uffici della presidenza della Federazione di Bosnia-Erzegovina. Al piano terra l'Archivio di Stato.
Eccolo:

La facciata in dettaglio:

La facciata con le bandiere: a destra quella della Bosnia-Erzegovina, a sinistra quella dell'entità Federazione di Bosnia-Erzegovina.

Dalla parte opposta della strada:

Un'immagine presa dal sito ufficiale della presidenza, con uno dei saloni di rappresentanza:

Una vecchia cartolina antecedente al 1911, dove non c'era ancora il terzo piano:

Un'immagine degli anni '30:

Nelle immediate vicinanze troviamo anche il palazzo dell'ex i.r. Direzione Ferroviaria, che oggi ospita il Ministero degli Affari Esteri. Costruito in uno stile praticamente identico al palazzo della presidenza, nel 2008 lo troviamo impacchettato per il restauro, che dovrebbe essere ora concluso.
Una vista dal piccolo parco restrostante, sul quale si affaccia anche il retro della presidenza ed il retro del palazzo dell'amministrazione cantonale visto subito qui sopra all'inizio di questo post:

Sul medesimo parco si affaccia anche questo piccolo edificio, il cinema Apollo, del 1912, in stile Sezession duro all'esterno, ma finemente decorato all'interno, tanto da essere considerato, a quanto mi dicono visto che non ci sono entrato, una delle più belle sale cinematografiche d'Europa. In epoca jugoslava si chiamò "Partizan", ora è stato ripristinato il nome originale ed è stato restaurato. Possiede 410 posti a sedere.


Un'immagine da Google Earth sulla quale ho indicato i palazzi appena visti o citati.

Ci troviamo all'altezza del ponte Eiffel (Aifelova most), ponte in ferro che viene attribuito al progettista francese Gustave Eiffel, lo stesso della famosa torre parigina. Di tale attribuzione non ci sono però prove certe.
Certo è che l'epoca corrisponde, visto che il ponte è del 1893.
Viene anche chiamato ponte Skenderija, in quanto congiunge al rione di Skenderija che si trova sul lato sinistro del fiume.
Eccolo, come si presenta dopo la ristrutturazione del 2004, sullo sfondo notiamo sulla destra la cupola dell'ex palazzo di giustizia visto sopra, e sulla sinistra la cupola verde dell'Accademia di Belle Arti:

Entrando nella strada laterale perpendicolare al fiume, dove si trova anche il canale di Koševo, le cui acque confluiscono nella Miljacka, troviamo il palazzo che in epoca asburgica fu il palazzo che ospitava gli uffici che curavano i rapporti finanziari con l'amministrazione centrale di Vienna e Budapest.
L'edificio, che venne dipinto di rosso in epoca jugoslava, è stato restaurato nel 2007 e si presenta ora come lo aveva pensato l'architetto Karlo Paržik nel 1904. Oggi ospita gli uffici dell'amministrazione cantonale di Sarajevo e gli uffici del comune:

Proseguendo per la medesima strada, incontriamo la Moschea di Ali Paša, che abbiamo già visto nelle prime pagine, e girato l'angolo troviamo il palazzo che attualmente ospita la presidenza collegiale tricefala della Bosnia-Erzegovina.
Questo palazzo è stato progettato dall'architetto Josip Vancaš. Vennero presi in considerazione tre stili: il gotico italiano, il tardo-rinascimentale italiano ed il fiorentino del primo rinascimento. Quest'ultimo la spuntò sugli altri. Risultò essere allo stesso tempo il più economico e dignitoso per quel tipo di palazzo.
Si trattò del primo grosso edificio ad essere costruito dall'Austria-Ungheria. Dopo l'occupazione del 1878 e lo stabilizzarsi della situazione lasciata dagli ottomani, si presentò subito l'urgenza di una sede unica per amministrare il territorio. Le autorità asburgiche ed i suoi ufficiali ed impiegati furono costretti, vista la mancanza di strutture adeguate, ad usare le poche e decadenti strutture ex-ottomane. Gli uffici vennero così disseminati in vari punti della città e ci fu anche bisogno di affittare numerose case private.
La costruzione di questo palazzo sanava questa situazione precaria e dava inizio ad una nuova epoca per Sarajevo e l'intera Bosnia-Erzegovina.
Iniziato nel 1884, venne inaugurato nel marzo del 1886, dopo due anni di lavoro, occupando circa 3000 metri quadri di superficie, e contando 200 stanze. Presente anche un cortile interno.
Visti i motivi per il quale venne edificato, il suo uso iniziale è stato plurifunzionale. Al piano terra trovarono posto piccoli appartamenti per gli ufficiali, guardiani e portieri, e nuovi uffici come il dipartimento forestale, l'archivio catastale e la cassa provinciale. Al primo piano stanze di rappresentanza ed amministrazione, nonchè un salone che in altezza
occupava anche il piano superiore, ed al secondo piano altri dipartimenti governativi e la Corte Suprema. Il costo fu di 840.000 corone.
Gli uffici esistenti in quel momento vennero perciò concentrati in un unica sede, solamente il governatore mantenne la residenza nel palazzo denominato "Konak", che vedremo più avanti.
Con l'annessione della Bosnia-Erzegovina nel 1908, venne stabilita l'apertura di una dieta bosniaca, la quale venne ospitata anch'essa nel palazzo, ma solo dopo averlo innalzato con un terzo piano, al costo di 450.000 corone.
Negli anni del Regno di Jugoslavia divenne sede della Banovina della Drina, la regione dell'epoca. Dal 1945 al 1974 fu sede del Governo della Bosnia, e dal 1974 al 1992 ospitò l'assemblea della Repubblica socialista jugoslava di Bosnia-Erzegovina. Oggi ospita, come già detto, la Presidenza dello Stato, gli uffici dei 3 presidenti bosniaci, e gli uffici della presidenza della Federazione di Bosnia-Erzegovina. Al piano terra l'Archivio di Stato.
Eccolo:

La facciata in dettaglio:

La facciata con le bandiere: a destra quella della Bosnia-Erzegovina, a sinistra quella dell'entità Federazione di Bosnia-Erzegovina.

Dalla parte opposta della strada:

Un'immagine presa dal sito ufficiale della presidenza, con uno dei saloni di rappresentanza:

Una vecchia cartolina antecedente al 1911, dove non c'era ancora il terzo piano:

Un'immagine degli anni '30:

Nelle immediate vicinanze troviamo anche il palazzo dell'ex i.r. Direzione Ferroviaria, che oggi ospita il Ministero degli Affari Esteri. Costruito in uno stile praticamente identico al palazzo della presidenza, nel 2008 lo troviamo impacchettato per il restauro, che dovrebbe essere ora concluso.
Una vista dal piccolo parco restrostante, sul quale si affaccia anche il retro della presidenza ed il retro del palazzo dell'amministrazione cantonale visto subito qui sopra all'inizio di questo post:

Sul medesimo parco si affaccia anche questo piccolo edificio, il cinema Apollo, del 1912, in stile Sezession duro all'esterno, ma finemente decorato all'interno, tanto da essere considerato, a quanto mi dicono visto che non ci sono entrato, una delle più belle sale cinematografiche d'Europa. In epoca jugoslava si chiamò "Partizan", ora è stato ripristinato il nome originale ed è stato restaurato. Possiede 410 posti a sedere.


Un'immagine da Google Earth sulla quale ho indicato i palazzi appena visti o citati.

Appena uscita la classifica delle 10 città del mondo da visitare nel 2010, stilata dalle guide Lonely Planet in base ai suggerimenti giunti alla Lonely Planet stessa:
Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti)
Charleston (USA)
Cork (Irlanda)
Cuenca (Ecuador)
Istanbul (Turchia)
Kyoto (Giappone)
Lecce (Italia)
Sarajevo (Bosnia-Erzegovina)
Singapore (Singapore)
Vancouver (Canada)
Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti)
Charleston (USA)
Cork (Irlanda)
Cuenca (Ecuador)
Istanbul (Turchia)
Kyoto (Giappone)
Lecce (Italia)
Sarajevo (Bosnia-Erzegovina)
Singapore (Singapore)
Vancouver (Canada)
Seguendo le rive del fiume Miljacka, accennavo che ad un certo punto queste si staccano del fiume per trasformarsi da riva a via, quando il fiume piega a sud verso zone periferiche.
In quel punto siamo entrati un attimo nella zona del palazzo della presidenza, che abbiamo visto qui sopra.
Ora ritorniamo a quel punto e proseguiamo per la via che continua in rettilineo dalle rive, andando quindi verso ovest.
Si tratta di una zona chiamata Marijin Dvor, che prende il nome da uno degli edifici presenti.
Ma andiamo con ordine, per cui dalle rive ci addentriamo nella via che le prosegue, mentre il fiume piega a sud.
Troviamo, tra gli altri, questi palazzo appena restaurato (grazie ancora una volta ad Armin C. per le foto). Dal livello stradale si accede al "Caffè Retro", un locale molto frequentato dai giovani:

E subito vicino a questo troviamo l'ex Hotel Royal, che oggi ospita abitazioni private:

Qui in una vecchia immagine. Sulla sinistra il "Marienhof" (Marijin Dvor, trad. Palazzo Maria):

Il palazzo Marijin deve il suo nome a Maria, la moglie del primo proprietario, August Braun. Venne costruito nel 1885, ma già nel 1895 venne elevato ed ampliato. Le sue facciate in stile rinascimentale guardano verso 4 vie, all'interno un grande cortile con giardino. Il palazzo ospita negozi al piano terra, e appartamenti ai piani superiori. Necessita ancora di un restauro. Pur non avendo subito gravi danni durante la guerra 1992-95, si possono notare parecchi segni dovuti all'assedio che la città di Sarajevo subì in quegli anni:

In una vecchia cartolina:

Si può notare in questa cartolina, una particolarità. La scritta "Saluti da Sarajevo" in lingua serbo-croata, compare in 3 grafie diverse, latina, cirillica ed arabica. Quest'ultima era pienamente in uso ancora in epoca asburgica, ma perse importanza col passare degli anni. L'ultimo libro scritto in serbo-croato con caratteri arabici venne pubblicato nel 1940.
Nella cartolina compare inoltre lo stemma dell'epoca di Sarajevo (a sinistra) e quello asburgico della Bosnia (a destra).
Dall'angolo opposto:

Come si può notare in quest'ultima foto, sullo sfondo c'è il palazzo del parlamento, costruito in epoca jugoslava, e ricostruito recentemente.
Per cui andando verso ovest troviamo palazzi moderni che vedremo più avanti.
Il rione di Marijin Dvor chiude la zona asburgica della città verso ovest. Un tempo infatti, chi arrivava a Sarajevo in treno, giungeva alla stazione ferroviaria, a ovest della città, e prendeva poi un tram per arrivare in centro, ed il Marienhof era il primo grosso palazzo che si incontrava, andando quindi da ovest ad est.
Subito a fianco del Marienhof si trova la chiesa di S.Giuseppe (Sveti Josip) del 1932, che abbiamo visto nella prima pagine del thread, e che fu l'ultima opera dell'architetto Karlo Paržik.
Di fronte al Marienhof troviamo altri bei palazzi, mentre ritorniamo verso il centro nel senso opposto a quello che abbiamo percorso lungo le rive.
Il primo, adiacente all'ex Hotel Royal, da poco restaurato ed in color verdolino, è del 1913 e si chiama palazzo Halid (Halid Dvor):


Subito più in là troviamo invece questo palazzo color albicocca:

In quel punto siamo entrati un attimo nella zona del palazzo della presidenza, che abbiamo visto qui sopra.
Ora ritorniamo a quel punto e proseguiamo per la via che continua in rettilineo dalle rive, andando quindi verso ovest.
Si tratta di una zona chiamata Marijin Dvor, che prende il nome da uno degli edifici presenti.
Ma andiamo con ordine, per cui dalle rive ci addentriamo nella via che le prosegue, mentre il fiume piega a sud.
Troviamo, tra gli altri, questi palazzo appena restaurato (grazie ancora una volta ad Armin C. per le foto). Dal livello stradale si accede al "Caffè Retro", un locale molto frequentato dai giovani:

E subito vicino a questo troviamo l'ex Hotel Royal, che oggi ospita abitazioni private:

Qui in una vecchia immagine. Sulla sinistra il "Marienhof" (Marijin Dvor, trad. Palazzo Maria):

Il palazzo Marijin deve il suo nome a Maria, la moglie del primo proprietario, August Braun. Venne costruito nel 1885, ma già nel 1895 venne elevato ed ampliato. Le sue facciate in stile rinascimentale guardano verso 4 vie, all'interno un grande cortile con giardino. Il palazzo ospita negozi al piano terra, e appartamenti ai piani superiori. Necessita ancora di un restauro. Pur non avendo subito gravi danni durante la guerra 1992-95, si possono notare parecchi segni dovuti all'assedio che la città di Sarajevo subì in quegli anni:

In una vecchia cartolina:

Si può notare in questa cartolina, una particolarità. La scritta "Saluti da Sarajevo" in lingua serbo-croata, compare in 3 grafie diverse, latina, cirillica ed arabica. Quest'ultima era pienamente in uso ancora in epoca asburgica, ma perse importanza col passare degli anni. L'ultimo libro scritto in serbo-croato con caratteri arabici venne pubblicato nel 1940.
Nella cartolina compare inoltre lo stemma dell'epoca di Sarajevo (a sinistra) e quello asburgico della Bosnia (a destra).
Dall'angolo opposto:

Come si può notare in quest'ultima foto, sullo sfondo c'è il palazzo del parlamento, costruito in epoca jugoslava, e ricostruito recentemente.
Per cui andando verso ovest troviamo palazzi moderni che vedremo più avanti.
Il rione di Marijin Dvor chiude la zona asburgica della città verso ovest. Un tempo infatti, chi arrivava a Sarajevo in treno, giungeva alla stazione ferroviaria, a ovest della città, e prendeva poi un tram per arrivare in centro, ed il Marienhof era il primo grosso palazzo che si incontrava, andando quindi da ovest ad est.
Subito a fianco del Marienhof si trova la chiesa di S.Giuseppe (Sveti Josip) del 1932, che abbiamo visto nella prima pagine del thread, e che fu l'ultima opera dell'architetto Karlo Paržik.
Di fronte al Marienhof troviamo altri bei palazzi, mentre ritorniamo verso il centro nel senso opposto a quello che abbiamo percorso lungo le rive.
Il primo, adiacente all'ex Hotel Royal, da poco restaurato ed in color verdolino, è del 1913 e si chiama palazzo Halid (Halid Dvor):


Subito più in là troviamo invece questo palazzo color albicocca:



