Tra Trieste e Monfalcone : il Lisert, storia e leggende

e anche el Carso triestin che ghe sta intorno
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rofizal
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Tra Trieste e Monfalcone : il Lisert, storia e leggende

Messaggio da rofizal »

Oggi il Lisert è conoscuito soprattutto perché lì comincia l'autostrada, segnando il confine della provincia di Trieste.

A tal proposito vi consiglio una bella mappa della regione FVG : http://www.geoplan.it/prov/trieste.zip, mentre se ne volete una zoomabile della città http://www.turismo.fvg.it/tol_2006/download/Trieste.pdf o una dal satellite : http://www.comuni-italiani.it/mappa/?ll ... 5&z=14&t=k, zoomabile, molto dettagliata (si vedono bene le auto e i sentieri del Carso), ma direi risalente a circa un anno fa....

Ma torniamo al Lisert.

Il nome deriva probabilmente dalla parola "diserto", cioè deserto, o da "liserta", cioè lucertola, in ambedue i casi riferendosi alla trascuratezza e all'abbandono della zona, avvenuto tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma una volta doveva essere un quartiere signorile, abitato soprattutto, ma non solo, da contadini e pescatori.

Ai tempi di Plinio il Vecchio, quella che poi diventerà una palude, era un grande lago, chiamato Lacum Timavi, in mezzo al quale, tra di esso e il mare, emergevano le Insulae Clarae, cioè l'isola della Punta e quella del «Monte di Sant'Antonio». Quest'ultima isola era famosa, poiché su di essa sorgeva un'antica chiesetta dove si recavano i colpiti dal morbo pestilenziale del «fuoco sacro». Ogni 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, ivi avveniva pure la benedizione degli animali domestici. Si credeva inoltre che la «Grotta del Diàul», detta anche «Grotta delle Fate», si estendesse sotto ad essa. Queste isole sono ormai scomparse, perché completamente sfruttate per la qualità della loro pietra.

Nella zona (nelle vicinanze del Lisert e di San Giovanni di Duino) venivano allevate delle famose mandrie di cavalli, e al domatore Diomede, in onore del quale veniva annualmente sacrificato un cavallo bianco, era stato dedicato un tempio. Nel medieovo, a testimonianza del passato, si teneva l'annuale fiera di cavalli del 24 giugno.

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La leggenda di Diomede

Vale a questo punto ricordare qui la leggenda di Diomede.
Nativo dell'Etolia, dopo la guerra di Troia, con un gruppo di compaesani si recò in Puglia, dove le leggende si confondono. Alcune dicono venne ucciso da Enea, altre che divenne un semidio.

Però a noi interessa che pure si narra della sua venuta presso la foce del Timavo, assieme al medico Giapide, e di come qui divenne famoso appunto per l'allevamento di meravigliosi cavalli, tanto belli che il tiranno Dionisio ne acquistò una mandria che trasferì parte a Postumia (Postoina), e parte a Lipizza, dando forse origine ai famosi Lipizzani.

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Si svolgeva pure in questa zona una grande festa annuale, alla quale si recavano tutte le fanciulle desiderose di prender sposo. Per avere le più belle si pagava una certa somma che veniva data a quelle meno carine, che così disponevano di una dote per facilitare la loro impresa.

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La leggenda del "Diàul zot"

Abbiamo già citato la «Grotta del Diàul», detta anche «Grotta delle Fate», che si trovava sul «Monte di Sant'Antonio». Ad essa è legata una leggenda.

In tempi lontanissimi si rifugiò sull'isola un guerriero con un rocchissimo bottino, derivato da violenze e saccheggi. Raggiunto però dagli inseguitori e colpito mortalmente da una freccia, intuendo ormai prossima la fine, dispose che il bottino fosse destinato ai poveri, sperando così di ottenere il perdono di Dio.

Ma, non appena spirato, ecco comparire un angelo sfolgorante di luce ed uno spaventoso demonio. Ognuno dei due esigeva il tesoro, il primo in virtù dell'atto di donazione, il secondo perché frutto di terribili crimini. Vinse il diavolo, ma, mentre stava andandosene con il tesoro, cadde nella grotta e il pesante forziere gli spezzò una gamba. Non potendo quindi più proseguire in tali condizioni, decise di restare per sempre nella spelonca, a far la guardia a quella ricchezza.

Molti anni dopo era morto in odore di santità un sagrestano di Monfalcone soprannominato «Meneghieto» (o Monegheto) che in dialetto significa appunto "sagrestano". Esposta la salma sulla bara, era scoppiata una burrasca infernale, proprio sopra la sua casa, spalancando tutte le porte e le finestre. Cessato quel temporale, del cadavere non vi fu più traccia.
Consultati maghi, chiromanti ed esorcisti, essi dissero che voci dall'aldilà affermavano che Dio aveva condannato il sagrestano all'inferno, per le sue malvagità ipocritamente nascoste. Lucifero, al suo arrivo nel mondo degli inferi, lo mandò nella grotta del «Monte Sant'Antonio», in sostituzione del «Diàul zot», ormai vecchio, per sostituirlo nella guardia al tesoro. I coraggiosi che fossero scesi nella caverna lo avrebbero trovato a cavalcioni del forziere, proprio sotto il coro della chiesetta, e se avessero lottato contro di lui e lo avessero vinto, sarebbero entrati in possesso della immensa ricchezza.

Si dice che, nel corso dei tempi, parecchi ardimentosi avevano provato di entrare in quella grotta con fiaccole accese, ma queste erano state spente dalle correnti d'aria provocate dallo sbattere d'ali di strani uccelli notturni, che lì vivevano. Scambiandoli per demoni alati, erano tutti fuggiti verso l'uscita, con enorme spavento. Molti però non ce l'avevano fatta ed erano morti qualche giorno dopo. La stessa sorte sarrebbe toccata, nel 1729, a due abati degli Stati arciducali confinanti col territorio di Monfalcone, i quali avevano voluto tentare pure loro la fortuna.

L'avvocato Giacomo Filippo Del Ben (1729-1801) sosteneva di aver esplorato la grotta, e di essere riuscito a vedere pietrificati alcune donne e alcuni uomini, tra i quali anche un vecchio, dalla folta barba, seduto a cavalcioni di un vecchio forziere...


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rofizal
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Messaggio da rofizal »

Merita qui ricordare altre due famose leggende.

La leggenda di Giafet
Avevamo già narrato di Diomede, che si dice abbia fondato la città di Giapidia, dal nome del suo famoso medico. Questa città si sarebbe trovata a San Giovanni in Tuba o vicino alle Mandrie, presso la centrale termoelettrica della nuova zona industriale di Monfalcone.

Un'altra leggenda fa invece risalire la fondazione di Giapidia a Giafet (o Giapet), figlio di Noè, subito dopo il diluvio universale, essendo state le foci del Timavo uno dei primi territori emersi.

Giasone e il vello d'Oro
Per ultimo ecco forse la leggenda più famosa.
Si narra che, nel 1300 avanti Cristo, la bellissima Deodice, figlia di Creteo, re di Jolco, si innamorò di Frisso, fratello di Elle, figlio di Atamante, re di Tebe, e nipote dello stesso Creteo.

Jolco però non corrispose al sentimento, e allora Deodice, per vendicarsi, lo accusò di tentata violenza.

Scoppiata una terribile epidemia, l'oracolo suggerì di sacrificare i due nipoti, Frisso ed Elle. Ma al momento del sacrificio, apparve un montone sceso da una nuvola e portò i due nella Colchide, sul Mar Nero. Arrivati in salvo essi sacrificarono il montone come ringraziamento, appendendone ad un albero il famoso "vello d'oro", ponendo a guardia di esso un terribile mostro.

Molti si misero alla caccia del "vello d'oro", che si diceva portasse abbondanza e ricchezza al suo possessore. Dalla Tessaglia partì Giasone, sulla nave Argo, assieme, tra gli altri, a Ercole, Teseo, Orfeo, Castore e Polluce. Con l'aiuto della maga Medea, Giasone riuscì nell'impresa. Poi, tutti assieme, compresa Medea, proseguirono lungo l'Istro (il Danubio) e il Savo (la Sava) fino a Nauporto, che dovrebbe essere Lubianizza, vicino a Lubiana. Portando l'imbarcazione sulle spalle, poi attraversarono le Alpi e il Carso, arrivando al Timavo, dove tornarono a navigare verso casa.

Si racconta che durante questo viaggio Giasone fondò la città di Emona (Lubiana), forse anche Cittanova d'Istria e un'altra a nord del lago di Doberdò, i cui ruderi sarebbero ancora visibili.

Secondo Del Ben, Giasone forse costruì un castelliere per proteggere Medea, che potrebbe essere Medeazza, oppure il colle di Medea.


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Re: Tra Trieste e Monfalcone : il Lisert, storia e leggende

Messaggio da AdlerTS »

rofizal ha scritto:Ma torniamo al Lisert. Il nome deriva probabilmente dalla parola "diserto", cioè deserto, o da "liserta", cioè lucertola
Ogni giorno se impara una :-D


Mal no far, paura no gaver.
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Messaggio da babatriestina »

Secondo altri, Elle cadde in mare, mentre volava sull'agnello dorato, dando il nome all'Ellesponto ( per tutti questi miti, Miti Greci di Graves è un libro imprescindibile). Il Vello d'oro, possibilmente ispirato da una pelle di pecora usata per setacciare particelle d'oro, è posto in Colchide in fondo al Mar Nero, o in Crimea o in Georgia ( dove c'erano giacimenti ricercati). Giasone è considerato il primo navigatore greco ( Quando Giason dal Pelio- spinse nel mar gli abeti).., e c'è una gran confusione sul suo percorso, soprattutto il ritorno, a causa del nome Istro, che è il Danubio, ma di sui si favoleggiava uno sbocco nell'Adriatico, ed un collegamento con nome Istria. La storia di Giasone poi finisce male con la tragedia di Medea ( che dapprima, per salvare Giasone, uccide il proprio fratello, buttando in mare i pezzi in modo che la flotta del padre si fermi per raccoglierli lasciando a loro il tempo di fuggire, poi, abbandonata da Giasone per una nuova moglie greca, uccide i propri figli e anche la nuova moglie con una camicia infiammata offerta come dono di nozze... orrori immortalati da tragedie greche ( Euripide), latine ( Seneca) ed opere liriche ( impersonate splendidamente da Maria Callas, che per tornare un po' in regione, impersonerà poi Medea in un film di Pasolini)
le Bocche del Timavo sono cantate pure da Virgilio nell'Eneide ,che però ne descrive sette
I versi sono riportati su una lapide in zona:
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in realtà le bocche sono 3
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Messaggio da babatriestina »

La zona è piena di resti romani, tracce di carri e di strade, lapidi, in parte depositate al castello di Duino e lasciate in copia, in parte inserite nella chiesetta gotica di San Giovanni in Tuba,
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e non dimentichiamo che in zona c'è la grotta del Mitreo! e anche un sito di reperti paleologici ( è là che hanno trovato il dinosauro Antonio?)
Non lontano da là, verso il castellazzo di Doberdò, mi sembra di aver sentuito parlare di un leggendario accampamento di Attila e se Rofizal lo ritrova, avevo postato su Triestemia la storia della Battaglia del fiume Frigido o della Bora, una battaglia decisiva del tardo impero romano.
C'è anche un curioso capitello corinzio... :wink:


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Messaggio da rofizal »

babatriestina ha scritto:la grotta del Mitreo!
( è là che hanno trovato il dinosauro Antonio?)
Il ritrovamento del sito dei dinosauri è al Villaggio de Pescatore, poco distante dal mare.
babatriestina ha scritto:se Rofizal lo ritrova, avevo postato su Triestemia la storia della Battaglia del fiume Frigido o della Bora, una battaglia decisiva del tardo impero romano.
Cercherò di recuperarlo, come pure il topic sui dinosauri, ma ci vorrà un po' di pazienza. :wink:


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Messaggio da rofizal »

babatriestina ha scritto:Secondo altri, Elle cadde in mare, mentre volava sull'agnello dorato, dando il nome all'Ellesponto ( per tutti questi miti, Miti Greci di Graves è un libro imprescindibile)
Purtroppo non ho quel libro, ma ho pur sempre uno di A. Morelli che sono andato a riguardare e conferma pure lui la caduta di Elle. Il "mostro" che proteggeva il vello d'oro sembra fosse un drago. Frisso, il fratello di Elle morirà per mano o per ordine del suocero Eèta, temendo che gli volesse prendere il vello d'oro.

Per quel che riguarda Giasone, la cui vita è veramente complessa, forse merita ancora ricordare che gli Argonauti erano in 52, cui si aggiunsero altri durante il viaggio, poi la lotta controle le Arpìe, l'aratura con i due tori, la semina dei denti di drago e l'uccisione dei guerrieri da questi nati, il tutto risolto con l'aiuto di Medèa. Poi incontrano pure Circe, il cadavere di Fetonte, le Sirene, ecc. insomma di tutto e di più... L'Odissea non è nulla al confronto, o quasi... :wink:

Si dice che raggiunsero pure l'isola di Eea, che poi sarebbe Lussino.

Giasone poi morirà sotto la nave Argo, tirata in secca e capovolta, dove andava spesso a meditare: si staccò un pezzo di legno uccidendolo.

Da piccolo avevo letto un libro su questa storia. Non ricordo quasi nulla, ma il racconto (o la tragedia) di Giasone e gli Argonauti mi ha sempre affascinato. Credo che essendo così fortemente legato alle nostre terre dovrebbe essere un po' più conosciuto.


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Messaggio da babatriestina »

rofizal ha scritto: il racconto (o la tragedia) di Giasone e gli Argonauti mi ha sempre affascinato. Credo che essendo così fortemente legato alle nostre terre dovrebbe essere un po' più conosciuto.
devo dire che sono un po' condizionata dalle storie di Medea, e a me Giasone sta proprio antipatico. Se la prende fin che gli fa comodo per catturare il vello d'oro, e poi la scarica come "barbara" , figli inclusi, per sistemarsi con una " di buona famiglia", Glauce, figlia di Creonte.
Certo, una ventina d'anni fa ci fu un delitto nel paesino di Medea ( tornando in Bisiaccheria o quasi) ,e mi ricordo che mi sembrava molto strano leggere sul Piccolo " il processo per il delitto di Medea", mi sembrava che fosseri un po' in arretrato coi processi :-D
Personalmente, sono convinta che il collegamento con gli Argonauti sia alquanto tirato per i capelli,e che gli Argonauti ( ammesso che siano esistiti) qua non hanno mai messo piede, più logici i cavalli di Diomede, o per lo meno un culto di cavalli selvatici.
Per la rotta dei Argonauti, riporto dal Graves:
alcuni sostengono che [..] gli Argonauti invertirono la rotta, raggiunsero il Fasi nel Mar Caspio e di lì passarono nell'Oceano Indiano, entrando infine nel Mediterraneo dal Lago Tritonio. Altri dicono che l'Argo risalì il Danubio e la Sava e passò nel Po, ridiscendendolo fino all'Adriatico[..] Altri ancora che l'Argo risalì il corso del Danubio e giunse all'isola di Circe passando dal Po e dagli acquitrini dove questo fiume si congiunge cl grande Rodano. Altri ancora affermano che gli Argonauti vogarono lungo il Don finchè ne raggiunsero le sorgente: poi trasportarono l'Argo fino alle acque di un altro fiume che sfocia nel golfo di Finlandia. Oppure che dal Danubio passarono all'Elba fino allo Jutland.... queste tuttavia sono rotte impossibili. L'Argo in verità ritornò passando dal Bosforo..
Successivamente Graves riassume dicendo che vi sono due viaggi mitici degli Argonauti, uo a oriente in amr Nero ed uno a Occidente in Adriatico e che gli autori si sono dannati l'anima per conciliare le due versioni. certo, le isole del Quarnaro sono dette anche Absirtidi dal nome del fratello di Medea fatto a pezzi.


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Messaggio da rofizal »

Ci sono molte cose strane un questi racconti mitologici, e venirne a capo sembra il gioco più bello del mondo. :wink: Ma forse gli antichi creavano apposta questi paradossi, così la gente si ricordava di loro. :wink:
Ho trovato in rete questa bellissima cartina del Danubio:
http://www.osservatoriobalcani.org/file ... ownload/47
sembra proprio impossibile anche ipotizzare un percorso diverso qualche migliaio di anni fa (o di più?).

Ma poi anche sul sito di Repubblica si cita Erodoto (http://www.repubblica.it/online/cultura ... netre.html) :
"Il fiume Istro, infatti, che nasce dal territorio dei Celti e dalla città di Pirene, scorrendo divide a metà l'Europa. [...] l'Istro finisce in mare, nel Ponto Eusino, là dove i coloni di Mileto abitano l'Istria."

Hmmmm... come la spieghiamo? Il Danubio che sfocia in Istria? Due Istrie? Nomi tradotti malamente dal greco?

Mah, misteri, misteri, misteri.... C'è anche chi vorrebbe mettere Troia in Finlandia.... Chi lo sa, ma certo è che ci sono molte coincidenze nei nomi dalle nostre parti. Però forse potrebbero esser spiegate con una colonizzazione greca, dopotutto ci sonno città americane che portano il nome di città europee.... chi lo sa... chi lo sa... :wink:


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Messaggio da babatriestina »

rofizal ha scritto:

Hmmmm... come la spieghiamo? Il Danubio che sfocia in Istria? Due Istrie? Nomi tradotti malamente dal greco?
Sempre Graves p761:
Diodoro Siculo, il quale ebbe il buon senso di capire che l'Argo poteva essere ritornata in patria soltanto passando dal Bosforo, discusse del problema in termini molto realistici e fu l'unico a far notare, con molta intelligenza, che l'Ister (ora Danubio) fu spesso confuso con l'Istro, un fiumiciattolo che si getta in mare nei pressi di Trieste. Anche nei tempi di Augusto, infatti, il geografo Pomponio Mela diceva ( II 3 13 e 4 4) che il ramo occidentale del Danubio "si getta nell'Adriatico con una turbolenza ed una violenza che eguagliano quelle del Po"
Evidentemente el Istro xe el Timavo


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Messaggio da rofizal »

Pol eser, sicuramente ai tempi de Pomponio Mela, che te dixi contemporaneo de Augusto, qua no iera sorprese (ma sto mato parlava a vanvera?).... però...

La zona del Lisert, San Giovanni de Duino, Villaggio del Pescatore, Duino stessa, la xe ricca de storia. Molto ricca. Ogi quasi più niente.

Cosa ga de particolare questa zona?
Praticamente finisi el Carso costiero, la costa rociosa, el flytsch, e comincia la pianura aluvional. Tornè a vardar la zona dal satelite (el link xe nel primo mesagio), ingrandindola, xe bastanza interesante. Se usè l'opzion "Ibrida" ve apari anche i nomi dle località. Questa zona, Monfalcon a parte, la iera molto più importante in pasato che adeso. Beh, come dito, xe pianura, acqua dolce no manca, pure dei picoli fiumi dove se pol riparar le barche. Credo che ne pol riservar ancora sorprese sula sua storia passata....


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Messaggio da babatriestina »

No riguarda el Carso del Lisert, ma.. se parlava dela Leggenda dei Argonauti.. ben, ieri a Lubiana legio el opuscoletto in italian che dà el ufficio turistico, con la storia della città e i principai monumenti, e ghe trovo anche là i Argonauti!! :-D
la legenda che i ga trovado lori xe una variante de quele che gavemo contado de sora, i Argonauti, tornando dela Colchide col vello d'oro, inveze de ciapar el Bosfoto, i ciapa per error le bocche del Danubio, naviga controcorrente el Danubio, po ciapa su per la Sava, ciapa el ramo dela Lubjanica, se ferma a un'isoletta e.. fonda Lubiana!!
e za che el ghe xe, Giason va in una palude là vizin ( e ghe ne xe effettivamente là intorno), e de bravo eroe , copa un drago! che saria appunto el drago simbolo delle città.
( dopo di che no xe dito come che i va avanti, se i se porta la nave Argo a spalla e i sbarca in Adriatico, come che xe alcune varianti della leggenda)


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Messaggio da rofizal »

Se te riguardi el mio post del 11 dicembre (ore 12:10 pm), te trovi scrito :

"[...] tutti assieme, compresa Medea, proseguirono lungo l'Istro (il Danubio) e il Savo (la Sava) fino a Nauporto, che dovrebbe essere Lubianizza, vicino a Lubiana. Portando l'imbarcazione sulle spalle, poi attraversarono le Alpi e il Carso, arrivando al Timavo, dove tornarono a navigare verso casa.

Si racconta che durante questo viaggio Giasone fondò la città di Emona (Lubiana), forse anche Cittanova d'Istria e un'altra a nord del lago di Doberdò, i cui ruderi sarebbero ancora visibili."

No xe una variante, xe la legenda uficiale, o almeno quela più conosuda. :wink: Solo che lori i valoriza ste robe turisticamente, noi no. Come al solito.... :(


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Messaggio da rofizal »

Questa xe una scanerizazion de parte de una carta militare A.U. del 1914. Ghe ne go anche una del 1916, dove i fiumi xe coloradi in blu. No so se i segni fati a matita o penna su questa (e su l'altra carta) sia roba militare.

Se volè vederla ben, xe 300 kb circa (Franco scusime), ma altrimenti no se riva a leger.
Allegati
Lisert1914a.jpg


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Messaggio da rofizal »

Xe interesante veder le strade prima de l'apertura dela costiera. Nela zona de Sistiana (4 case de numero) per esempio ghe xe za un quadrivio, ma no xe ben ciaro, perché sembreria che la strada verso el mar se ricoleghi poi a quela che va zo ala baia.
Esisti za la stazion de Vizovlje (poi diventerà Visogliano) e, mentre per andar a Cerovlje (Ceroglie) ghe doveva eser un sotopasso per pasar oltre la ferovia, per andar a Mavhinje (Malchina) forsi ghe iera un pasagio a livel.

Se notè ga più case Ceroglie e Malchina che Sistiana.

Anche a Duino ghe xe solo el castel e tre case, il Vilagio del Pescatore non esisti, ale foci del Timavo ghe xe ancora un'isola, el Lisert xe palude, la Mandria credo che adeso sia compresa in Monfalcone città.

Tornando indrio, là dela Cava Romana, tra Sistiana e Nabresina (Aurisina), ghe xe segnado un H. St. Bivio, che devi eser la fermada feroviaria del Bivio de Aurisina. Ghe xe poi dei brevi trati traciadi con linee rete, che no so se sia teleferiche o linee de corente (podeva eser nel '14?), o altro.


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Messaggio da rofizal »

Questa inveze xe una parte dela cartina (sempre militare A.U.) del 27 maggio 1916. Xe compresa la zona del Lisert, Monfalcone, Doberdò, Duino e Sistiana. Xe interesante notar quante paludi ghe fosi, paludi che ritrovè nei resoconti dela prima guera, portartrici de malatie tra i soldai.

La cartina ne poderà tornar utile per altri discorsi e aprofondimenti sula zona.
Allegati
Lisert1916b.jpg


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Re: Tra Trieste e Monfalcone : il Lisert, storia e leggende

Messaggio da AdlerTS »

rofizal ha scritto:Ai tempi di Plinio il Vecchio, quella che poi diventerà una palude, era un grande lago, chiamato Lacum Timavi, in mezzo al quale, tra di esso e il mare, emergevano le Insulae Clarae, cioè l'isola della Punta e quella del «Monte di Sant'Antonio».
Come diseva Rof, in epoca romana la zona della foce del Timavo se presentava in maniera ben diversa: nella zona paludosa de oggi se podeva tranquillamente navigar e quel tratto de mar vigniva ciamado appunto Lacus Timavi.Per quel che riguarda le do isole, le "isolae Timavi" su una delle due ghe jera le famose terme e nel canal de comunicazion dal "porto" del Timavo e el mar ghe jera un faro denominado "Belguardo", che verso la fine del XIII sec. vien demolido dai veneziani che ghe costruissi sora un fortin. Adesso el scojo dove sorgeva el faro prima e el forte dopo, xe finido sotto el livel dell'acqua. El fatto xe che verso i primi anni del 1000 vien dirottado el corso dell'Isonzo, allontanandolo dalla zona de Monfalcon, e questo ga comportado che col tempo el flusso delle sue acque non ga più rivado tignir netto l'arenile alla foce, fazendo sì che che i sedimenti se accumulassi.
Faro, forte e isole xe presenti in tante mappe del XV e XVI sec.
Se non latro dovessi esser contenti de questo i abitanti del Villaggio del Pescatore, che altrimenti oggi non esisteria.
:-D


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Messaggio da babatriestina »

Se volete divertirvi con un po' di romanzo storico. Valerio Massimo Manfredi Le paludi di Esperia favoleggia un po' su Diomede dopo la guerra di Troia..
c'è da domandarsi fin dove i Greci si siano spinti a fondar colonie in Adriatico.. diamine! sono andati a fondarne molto più lontano...
e se volete foto del Mitreo e delle Bocche del Timavo, andate all'ultimo album del nostro mulo_triestino
http://bellatrieste.myphotoalbum.com/
NB il cippo con la dedica al dio Timavo dovrebbe essere una copia , l'originale dovrebbe essere al castelllo di Duino


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Re: Tra Trieste e Monfalcone : il Lisert, storia e leggende

Messaggio da 1382-1918 »

rofizal ha scritto:Ma torniamo al Lisert.

Il nome deriva probabilmente dalla parola "diserto", cioè deserto, o da "liserta", cioè lucertola, in ambedue i casi riferendosi alla trascuratezza e all'abbandono della zona, avvenuto tra la prima e la seconda guerra mondiale. Ma una volta doveva essere un quartiere signorile, abitato soprattutto, ma non solo, da contadini e pescatori.

Ai tempi di Plinio il Vecchio, quella che poi diventerà una palude, era un grande lago, chiamato Lacum Timavi, in mezzo al quale, tra di esso e il mare, emergevano le Insulae Clarae, cioè l'isola della Punta e quella del «Monte di Sant'Antonio».
Mi gavevo sempre savudo che Lisert vien dall'antico sloven "Ljezer", che vol dir laghetto o zona acquitrinosa, ricca de acqua, che me par sai più calzante de lucertola.
Anche perchè come se vedi anche da vecie mape, el nome xe sai vecio, e la trascurateza de cui se parla qua sora riguarda solo un breve periodo recente.
Ancora ogi in sloven Jezero vol dir lago.


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Re:

Messaggio da babatriestina »

babatriestina ha scritto: NB il cippo con la dedica al dio Timavo dovrebbe essere una copia , l'originale dovrebbe essere al castelllo di Duino
è al Museo Civico


"mi credo che i scrivi sta roba per insempiar la gente" ( La Cittadella)

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