La congiura dei Ranfi

dela Tergeste medieval fin ala proclamazion del portofranco nel Settecento
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babatriestina
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La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » martedì 6 febbraio 2007, 11:41

La congiura dei Ranfi- 1313
Uno degli episodi più misteriosi e mitizzati del Trecento triestino.
Marco Ranfo era un (nobile?) triestino, che in diverse occasioni alla fine del Duecento, inizi del Trecento, aveva rappresentato la città ed avuto importanti incarichi.
Improvvisamente scompare dalle cronache e compare un editto che prevede la morte per tutta la famiglia dei Ranfi, decapitazione per gli uomini e rogo per le donne, distruzione della casa, denunce contro eventuali sostenitori.. non c'è nemmeno la data, ma viene attribuita
al 1313.
Da secoli gli studiosi si chiedono cosa avesse fatto Marco Ranfo per meritarsi una condanna simile, ineguagliata nella storia di Trieste: le ipotesi vanno da tradimento verso i Veneziani all'instaurazione di una signoria personale, questa è l'ipotesi più diffusa, fino ad un collegamento con la condanna dei Templari ( guarda caso, nel medesimo 1313).
La casa di Marco Ranfo era in Cavana, si ipotizza la casa col timpano giallo o per lo meno il punto dovrebbe essere stato quello.
E mi chiedo se il misterioso "Marco Caco" non sia una derivazione da Marco Ranfo...



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Messaggio da AdlerTS » martedì 6 febbraio 2007, 12:38

So che nel recente passato xe stadi fatti dei spettacoli teatrali che voleva raccontar la sua storia, anche questi però senza spiegar el motivo definitivo della strage della sua famiglia.
Credo de aver letto che el spettacolo gabbi avudo un discreto successo.



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Messaggio da ffdt » martedì 6 febbraio 2007, 21:23

no go libri soto man, ma me par de ricordarme che pero` no i li ga copadi (trane forsi sior marco) ma i li ga fati papuzar via e i li gavesi copadi se i tornava ... chi se ricorda cualcosa de piu`?



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Messaggio da AdlerTS » martedì 6 febbraio 2007, 21:29

Questo me manda el sempre ottimo amico Mario:

Da Trieste Antica e Moderna di E. Generini

… Marco Ranfo, capo di quella trama, venne ucciso non si sa se per commovimento di popolo o per sentenza del Tribunale, i suoi figli furono tutti condannati a morte ed uccisi per mano dei sicari, le figlie dannate per l’infamia, una sola giovinetta di quella famiglia ebbe la grazia.
La casa domenicale dei Ranfi era sita ove ora sta lo stabile recante il n. 207 di via San Sebastiano, rasata al suolo e sparsovi su quel fondo il sale, venne decretato espresso divieto di mai più alzarvi sopra edificio.
Sul fondo dannato e vacuo dei banditi Ranfo una confraternita votata a San Sebastiano avea eretto nel 1365, col permesso del Comune, una modesta chiesetta dedicata al loro santo.
La chiesetta cadde ben presto in rovina, successivamente venne riedificata ed ampliata dal Piccolomini, anche questa durò poco poichè venne decretata la sua demolizione (maledidione dei Ranfi ?), appena nel 1543 venne edificata la chiesa dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano sul fondo n. 507

La politica del Comune oscilla tra Venezia e il patriarcato di Aquileia, che è in lotta con il conte di Gorizia per il controllo del Friuli. Queste oscillazioni contribuiscono non poco a rinfocolare le continue tensioni interne alla città, con eccessi di violenza e di rapine, lamentati ripetutamente nei documenti dell'epoca.
Tra le tante testimonianze di questo periodo turbolento, è particolarmente significativa la storia della congiura ordita dalla famiglia dei Ranfi, una delle famiglie più eminenti della città, del suo tentativo di abbattere il Comune per fondare un potere personale di dominio sulla città.
La storia, ignorata dallo Scussa e da Ireneo della Croce, fu riesumata dal Rossetti e dal Kandler ed ebbe un'ampia diffusione popolare a Trieste nel secolo XIX su giornali e riviste, dando origine anche a due tragedie. Pochi sono i documenti certi e diverse le interpretazioni: al suo rappresentante più influente, il “traditore” Marco Ranfo, ed ai suoi eredi e seguaci per mezzo secolo (dal 1315 al 1365) gli statuti comminarono pene durissime.
Secondo il Tamaro, Marco Ranfo, già console, ambasciatore del Comune e plenipotenziario alla Pace di Treviso, cercò ad un certo punto di abbattere il regime comunale per fondare una Signoria, un potere personale da tramandare poi come un'eredità.
Secondo altri studiosi Marco Ranfo, che era uno dei principali vassalli del vescovo e da questi era stato anche deputato a presiedere la curia feudale, si era prefisso di restaurare il potere vescovile.
In ogni caso, già a partire dal 1314, Marco Ranfo ed i suoi vengono banditi dal Comune e dalla città, quali nemici della patria: perfino la loro casa, che sorgeva in Cavana, viene completamente rasa al suolo.
Ma non dovevano essere i soli ad incorrere nell'ira di quelli che allora detenevano il potere: un documento del 1311 testimonia che a quel tempo le terre del Friuli erano già piene di esuli triestini, fuggiti o espulsi dalla città in seguito alle continue lotte interne. Nel frattempo i rapporti con l'Istria, che poco alla volta stava cadendo sotto il dominio veneziano e a cui Trieste geograficamente e storicamente era appartenuta, si attenuano sempre più.
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Messaggio da babatriestina » martedì 6 febbraio 2007, 21:34

Cannarella lassa in sospeso, ma Rutteri xe esplicito:
Marco, Giovanni e Pietro furono uccisi, le figlie Chiara e Ranfa furono trattate come adultere, trascinate nude dunque per le vie della città a suon di frusta, forse bollate a fuoco e poi bandite o cacciate in mare. Per Agnese, che era fuori Trieste, fu stabilito il bando perpetuo, e sembra che alla mannaia sia sfuggita anche la moglie di Giovanni con i suoi figli Qualcossa de simile in Bressan, storia di Trieste raccontata ai ragazzi



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Messaggio da babatriestina » lunedì 19 marzo 2007, 12:31

Tamaro conta istesso de Rutteri (me sa che xe Rutteri che se ga ispirado a Tamaro) per quanto riguarda la sorte dei Ranfi, per i motivi, lu xe della teoria del tentativo de poter personal, ma el considera, per po scartar, le ipotesi de vendita dela città ai Veneziani o a altri.



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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » domenica 7 ottobre 2012, 18:01

Qualche documento riguardante Marco Ranfo, nel Codice Diplomatico Istriano di Kandler
Anno 1285 8 marzo Pace fra Venezia e Trieste ed Aquileja e Gorizia

[--]quibus ita sic peratis [..] et dominus Lippus, dominus Jacobus de Ragogna, et Marcus Ramffus, Rantolfus de Basilio [..]fecerunt sibi invicem firmam [..] commento di Kandler ;fra i Procuratori del Comune figura quel Marco Ranfo che poi fece trista fine

Anno 1290 5 settembre
Raimondo Patriarca prega e consiglia Marco Ranfo rettore della città di Trieste di far restituire ad alcuni mercanti di Fano e di Perugia le merci tolte loro in mare dal corsale Cocco con barca dello stesso Marco Ranfo
Nota di Cumano Apprendiamo che Marco Ranfo li 6 settembre 1290 entrava con Zuffredo in carica di Rettore di Trieste


Anno 1293 4 luglio

Marco Ranfo e collega Oratori del Comune annunciano a Mosca della Torre la nomina di lui in Podestà di Trieste e le condizioni

Cum discreti viri D.D. Marchus Ranfus et.. de Tergesto dicerent D. Musce ds la Turre quod Commune Tergesti ipsum recepisset et elegisset in Potestatem Tergesti..


Anno 1304 8 maggio

Vescovo di Trieste Rodolfo Pedrazzani , di assenso della Curia dei Pari, nomina in suo luogotenete della Curia medesima il vassallo Marco Ranfo

dominus Episcopus deputavit et posuit loco sui Dominum Marchum Ramphum de Tergestuo ibidem presentem..


anno 1305 1 maggio

Il Comune di Trieste offre al vescovo Rodolfo Pedrazzani la restituzione del castello di Montecavo a condizione che ratifichi la alienazione del Vescovo Brissa de Toppo
nota di K: Quel Marco Ranfo ucciso a furore di plebe di popolo e di patrizi siccome ribelle a Trieste e nemico della pubblica libertà ( ccome allora inetndevano) figura in quest ccarta come sindaco e procuratore della città


Anno 1311 Remissione di un fitto

Nota di K era giudice primo quel Marco Ranfo che ventidue mesi più tardi veniva dichiarato traditor della patria, ucciso coi figli, spianato il palazzo, il c ui terreno doveva rimanere vacuo a perpetuità

Anno 1313 aprile

Pietro Ranfo figlio di Marco è con altri nobili al campo del Conte di Gorizia



Anno 1313 28 maggio Il Doge di Venezia protesta contro il Comune di Trieste per le ambagi di quest'ultimo nel prestar giuramento di fedeltà.

Nota di Kandler
Quest'anno 1313 fu l'anno dell'esterminio de' Ranfi accusati di tradimento e di voler togliere lo stato di Trieste. Non è noto ancora in quale mese preciso avvenisse ciò, se nei primi quattro mesi Giovanni Ranfo figlio di Marco era in magistratura; nel marzo 1314 Marco era già ucciso..

anno 1314 Aggiudicazione di una canova che già era di Marco Ranfo, ucciso dal Comune, al capitolo di Trieste, creditore di lui



Nota di Kandler:
Marco Ranfo, nobile, vassallo vescovile, Presidente della Curia dei Vassalli in luogo e per delegazione del Vescovo, Magistrato del Comune di Trieste, era stato come è probabile attorno al settembre 1313 dannato a morte fosse anche per sicario, dal Consigliod i Trieste, poi anche ucciso, siccome è manifesto dalli Statuti di Trieste e dal presente documento. Lo Statuto 1319 nella Rubrica 38 contiene diverse disposizioni [..] nella prima, condanna alla perdita di tutti i beni ed alla morte quelli che trattassero di dare ajuto a Marco Ranfo e ai di lui seguaci, e ricevessero lettere da loro senza presentarle alla Magistratura, e non potendoli pigliare, bando perpedtuo. i Rafi banditi perpetuamente, maschi e femmine, i loro discendenti ed eredi, i loro seguaci ed eredi,s e presi, i maschi verrebbero decapitati, le donne bruciate. poi posta taglia di 400 lire a chi uccidesse i Ranfi, 200 pei loro seguaci, ed impunità per delitti purchè non omicidio. Bandite le figlie che erano in Trieste, Poi pena di 10 lire a chi maledicesse gli uccisori dei Ranfi.
Queste minacce si trovano ripetute nelli Statuti del 1350 e del 1365.. [..] certo fu il delitto contro l'onore e lo stato di Trieste, forse macchinando grave alterazione a quella che dicevano la libertà del Comune.


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » sabato 15 marzo 2014, 17:27

C'è memoria lunga a Trieste anche fra i graffitari ( zona Rena vecchia)
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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da danilo43 » sabato 15 marzo 2014, 21:25

babatriestina ha scritto:La congiura dei Ranfi- 1313.........................
E mi chiedo se il misterioso "Marco Caco" non sia una derivazione da Marco Ranfo...
Dotta :-D dissertazion su Marco Caco". Baba, se xe vero el vigniva da le mie parti.
http://paolo-malaguti.blogspot.it/2012/ ... -caco.html



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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » sabato 15 marzo 2014, 21:53

Interessante storia, con personaggi come sior Intento famosi anche qua.
Ma come il signor Marco Cauco sarebbe finito ricordato a Trieste?

da ragazza avevo sentito un compagno di scuola che sosteneva di aver sentito una frase più completa " ai tempi di Marco Caco, traditore della città" e questo suggeriva l'identità con Marco Ranfo.
Un anno a Carnevale in via delle Torri comparve un bellissimo busto di cartapesta con dedica a Marco Caco

C'è un altro personaggio che ha a che fare fra Trieste e Venezia, ma non ricordo bene la storia. Fra le imprecazioni triestine c'è Orcotròn che dovrebbe discendere da un Orco Tron nei confronti di un nobile veneziano, probabilmente un Doge, poco disponibile nei confronti della nostra città.


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da danilo43 » sabato 15 marzo 2014, 22:36

ORCO TRON!
Nella grande Storia, in particolare quando un avvenimento si presenta poco comprensibile, spesso si insinua l’ l’immaginazione popolare apportando varianti che, seppur fantasiose. salgano agli onori della cronaca. Fra le molte leggende metropolitane triestine, vi proponiamo questa nata il 26 giugno 1380, il giorno in cui i fuoriusciti tergestini della guerra con Venezia del 1369, finalmente riuscirono a riconquistare la città assoggettata ai veneziani con a capo l'esecrato Donato Tron. http://www.eddavidiz.com/
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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da danilo43 » sabato 15 marzo 2014, 22:43

Guarda ben nel sito che la parla anche dei Ranfi. :-D



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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » domenica 16 marzo 2014, 6:38

i Ranfi hanno sempre eccitato la curiosità popolare. Spariti nel nulla, nell'ottocento qualcuno ( il solito Kandler, mi pare) ne scopre la "dannazione" negli Statuti triestini per alcune edizioni di seguito e da allora si scervellano a chiedersi cosa avevano fatto di terribile perchè non potesse essere scritto ma richiedesse una sorta di cancellazione. E giù ipotesi fino ad oggi... hanno tirato in ballo anche i Templari ( sono gli anni della liquidazione dell'ordine)....


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » mercoledì 7 marzo 2018, 14:04

:cheezy_298: :cheezy_298: :cheezy_298: e un paio di giorni fa su facebook qualcuno, per raccontare la storia, ha pensato bene di copincollare il nostro post introduttivo! ovviamente, dapprima senza dire da dove lo aveva preso e poi messo alle strette dall'autrice, ha detto di aver copiato da noi :-)

:cheezy_298: :cheezy_298: :cheezy_298: :twisted:


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da Nona Picia » domenica 18 marzo 2018, 11:12

babatriestina ha scritto:
mercoledì 7 marzo 2018, 14:04
:cheezy_298: :cheezy_298: :cheezy_298: e un paio di giorni fa su facebook qualcuno, per raccontare la storia, ha pensato bene di copincollare il nostro post introduttivo! ovviamente, dapprima senza dire da dove lo aveva preso e poi messo alle strette dall'autrice, ha detto di aver copiato da noi :-)

:cheezy_298: :cheezy_298: :cheezy_298: :twisted:
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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » mercoledì 11 luglio 2018, 12:56

Bene, ho letto , a prestito dalla Biblioteca civica, il romanzo della Rigotti su Marco Ranfo e ne ho concluso che è davvero un simpatico romanzo. L'autrice, che è attrice, regista, romanziera e autodefinentesi ricercatrice storica, ha autopubblicato il romanzo ed ha davvero fatto una bella ricerca storica per inquadrare l'epoca. i personaggi importanti sono descritti correttamente. poi il romanzo... bene, lei parte dall'assunto che sappiamo tutti: Marco Ranfo per qualche motivo , dopo essere comparso come illustre personaggio triestino, scompare dalle cronache improvvisamente. Lui e la sua famiglia risultano spariti e solo nell'ottocento le ricerche di Rossetti e Kandler trovano tracce di una condanna a lui, famiglia e cancellazione della memoria. E qua, come tanti, si domanda anche lei Ma cosa è successo e perché?
e da qua inizia il romanzo, perchè aggiunge un sacco di sue ipotesi che sostiene con prove decisamente forzate. Nulla da eccepire, se non che molti saltano alle conclusione e te lo portano ad esempio di testo storici..
iniziamo con la "damnatio memoriae". termine latino che significa condanna della memoria. Un uso che facevano per esempio quando moriva un imperatore e il successore lo voleva far dimenticare, esempio classico Nerone, ma anche altri, ne riciclavano le statue. la pratica senz a il medesimo nome è anche più antica, Tutmosis terzo in Egitto (XVIII dinastia) fece cancellare ritratti e nomi di Hathespsuth, e anche più moderna ( segni di precedenti regimi cancellati ne abbiamo visti nel Novecento. Ma perché la Rigotti ogni volta lo chiama Decreto di Arcadio? fra l'altro Arcadio- il fratello di Onorio fu un imperatore dell'impero d'oriente e non d'Occidente. Sì anche lui avrà cancellato qualche predecessore scomodo. ma la Rigotti lo presenta come un decreto importantissimo- che non compare in nessun testo dei diversi classici che ho letto sull'impero d'Oriente.


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » mercoledì 11 luglio 2018, 13:35

dopodiché andiamo al nostro Marco Ranfo. Ramphus o Ramph. Lei senza dubbi ( e senza prove) afferma che si tratta di latinizzazione di Reifenberg, un castello sul Carso. Ma non basta: la fa discendere da una misteriosa casata tedesca dei Diessen o Duessen spiegando che hanno dovuto cambiare nome e nascondersi sotto uno nuovo per una misteriosa persecuzione, e là si attacca ai Merovingi, il santo Graal, il sang royal, il Cristo, la Maddalena ( riconosciuta da lei in un affresco di Muggia vecchia). prova? l'estrapolazione di due parole della scritta sul melone. Il tutto per attaccarsi alla scritta su via cavazzeni di cui si parlava e che si trova non lontana da dove erano davvero i possessi dei Ranfi.
Motivazioni? e qua va a cercare cosa ci possa essere di grosso, e si ricorda la condanna dei templari. In Francia. E poi la dissoluzione dell'ordine. Ma i templari erano cavalieri di solito scapoli, e allora si inventa il fratello di Marco, templare, e Marco una specie di templare laico. Quindi condannati come templari, senza processo. Perché? e qua si fa ancora più romanzesco: Marco Ranfo davvero possedeva alcune navi. Da qua arriviamo alle navi di Marco donate ai templari , portate alla Rochelle ( che non so perché scrive sempre fra virgolette "La Rochelle") dove avrebbero caricato il tesoro dei templari, che conterrebbe: oro, gioielli, il Graal, la Sindone, l'Arca perduta, la Menorah dle tempio di Gerusalemme presa come bottino dall'imperatore Tito! e lo avrebbero portato , dove? ma in America, nel nuovo mondo, già scoperto dai templari ! e immagino che siano ancora là.. sembra un romanzo di Valerio Massimo Manfredi, tipo l'Ultima legione o la legione scomparsa..
Poi l'Autrice si addentra a visitare l'orto lapidario, e, grazie anche alla scarsità di cartellini, fa delle scoperte stupefacenti: un busto di personaggio dalle vesti indubbiamente seicentesche ( io ipotizzerei un magistrato veneto) per lei è un ritratto di Marco Ranfo! una donna con bambino che per me è dei primi del Novecento per lei è la figlia di Marco Ranfo; uno stemma con croce lo riconosce come dell'inquisizione, ovviamente
abrasi i simboli che lo fanno riconoscere come tale: uno stemma che credo d i aver postato per lei è indubbiamente dei Ranfo-Reifenberg.. ultima chicca, sempre per fare ancor a più noir, Ranfo muore non per esecuzione, ma sotto le torture dell'inquisizione- che per fortuna non mette nella camera rossa dei gesuiti! ma affida a fra Pace da vedano, che diventerà vescovo di Trieste e che aveva partecipato ad alcuni processi milanesi contro i Visconti.
E all'Orto lapidario ci sono a lcune lapidi tombali anonime, le i le dà er le tombe dei ranfi a cui sono state cancellate le iscrizioni.. nb la bibliografia che cita, tranne la parte sui misteri, è valida. Sono la maggior parte dei libri che ho letto sull'argomento e che trattino il tutto.
L'ho messo qua, ma avrei potuto metterlo nella sezione letteraria fra i romanzi...


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » sabato 14 luglio 2018, 8:02

ah ancora un dettaglio: per qualche ragione a me ignota l'Autrice mostra antipatia verso le Tredici casade, definendo coloro che si autoproclamavano discendenti dei nobili romani risiedenti a Tergeste più o meno un'accozzaglia mi miserabili mercantucoli. Credo che in questo ci sia l'intenzione di distinguere quellei che per lei sono i veri nobili, ossia discendenti dagli occupanti di famiglie tedesche come i Reifenberg o meglio i fantomatici Diessen o Duessen, dai discendenti dei precedenti italici. Per di più le Casade si son fatte ( diversi secoli dopo!!!) l'altare a s Antonio vecchio,c he era la chiesa dei francescani: che nel romanzo è vista come l'orrido covo dell'Inquisizione che tormenterà uil suo puro eroe senza macchia e senza paura.
E vedo che più di uno prendendola alla lettera denigrerà le Casade. Che erano una delle tante confraternite religiose ma almeno i suoi membri compariranno ripetutamente nella storia triestina

Ecco da un articolo del Piccolo qualcuno che ha preso il romanzo per libro di storia
Un giallo tuttora irrisolto a cui l'autrice nel romanzo storico "Damnatio Memoriae. Marcus il cavaliere templare sepolto dal silenzio" cerca di dare una spiegazione, basandosi sui documenti dell'epoca e la decifrazione di lapidi che ha individuato nell'Orto botanico come appartenenti alla casata. Oggi alle 16.30, alla Casa della musica, verranno presentati il libro e il video dall'autrice. All'inizio del 1300 l'Italia è dilaniata dalle lotte tra guelfi e ghibellini; nel 1313 l'imperatore del Sacro romano impero Enrico VII di Lussemburgo viene assassinato, papa Clemente V scatena l'Inquisizione e i templari sono condannati al rogo: così il vescovo Morandino si riappropria dei castelli della Val Rosandra e dei palazzi in città che appartengono ai vassalli dell'imperatore, accusandoli di eresia e congiura. Delatori e testimoni sono i patrizi delle 13 Casade, mercanti e artigiani che vogliono diventare i "nuovi nobili". Non avranno capacità né belliche né diplomatiche per mantenere l'autonomia di Tergeste, dovranno piegare la testa alla Serenissima finché nel 1382 la consegneranno all'Austria.
Prego di notare l'accuratezza dell'articolista che scambia l'orto lapidario per l'orto botanico ;--D


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » sabato 14 luglio 2018, 8:10

e per l'avvelenamento di Enrico VII "Professor Mallegni, andiamo con ordine. Come fu contagiato dall’antrace l’Alto Arrigo?
«Il carbonchio o antrace è un germe che viene trasmesso dagli animali. E’ assai probabile che l’imperatore lo abbia contratto dal cavallo. Morì dopo un anno perché la piaga fu curata a lungo con il solo rimedio possibile allora: unguenti a base di arsenico. Ho difatti ritrovate tracce consistenti di questo veleno sulle ossa del cranio. Esso penetra nelle carni e rimane sui capelli. " Sì, era veleno, ma allora lo usavano come medicina...


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Re: La congiura dei Ranfi

Messaggio da babatriestina » sabato 14 luglio 2018, 19:15

Mancava il noto acquerello ( Rieger? Gatteri? ) ottocentesco con la condanna di Marco Ranfo: fantasia romantica ovviamente
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