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gesuiti

La chiesa di Santa Maria Maggiore, nota anche come dei Gesuiti

La storia

Nel 1619 , per contrastare le tendenze protestanti che si manifestavano a Venezia e in Istria, la casa d'Asburgo, impegnata nella Controriforma, volle creare un Collegio gesuitico che fungesse da scuola ed evangelizzazione, rifiutando invece la richiesta di introdurre a Trieste l'inquisizione. ospitato dapprima nella chiesa di san Silvestro, ottennero il fondo vicino, da livellare per la costruzione di una chiesa che continuò dal 1637 al 1722, consacrata nel 1682. Il più vistoso esempio di architettura barocca a Trieste.

Soppressa la Compagnia di Gesù a fine Settecento, la chiesa mantenne il culto affidata a diversi soggetti, fra cui i francescani. I gesuiti ritornarono a Trieste molto dopo la ricostituzione della Compagnia, nel 1905, e ottennero la chiesa del Sacro Cuore di via del Ronco. Attualmente la chiesa è gestita da frati francescani

L'esterno

La facciata, di stile barocco, a lesene con capitelli ionici e timpano spezzato, era prevista per una chiesa richiusa fra stradine ed abitazioni per cui le prospettive previste erano laterali. Liberata dagli edifici circostanti degli sventramenti e con la scalinata nel 1956, la visuale è scenografica m a non quella prevista dai costruttori. Sull'attribuzione ad Andrea Pozzo, grande architetto gesuitico, le opinioni divergono ma la maggioranza tende ad attribuirgli la facciata, altri la danno invece al 1701 quindi posteriore

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dalla voluta sinistra spunta un martelletto ( che a destra non c'è) Il diffuso libro Trieste nascosta nel suo n 9 lo definisce senza ombra di dubbio “martelletto massonico” , ma il dott. Galimberti nel libro sulla chiesa dei Gesuiti spiega con riferimenti bibliografici che si tratta di un simbolo gesuita, “non massonico come erroneamente fu detto, anche perché all'epoca della creazione della facciata non si parlava di massoneria a Trieste

il monogramma dei Gesuiti IHS Iesous Christos Soter Gesù Cristo salvatore
monogramma mariano MRA Maria regina Angelorum
monogramma mariano ottocentesco sul fianco della chiesa

L'interno

La struttura è quella tipicamente controriformistica, il cui esempio più noto è il Gesù di Roma, a tre navate separate da pilastri ma comunicanti in modo da unificare lo spazio e l'unità dei presenti, con transetto leggermente sporgente

la cupola: i pennacchi sono dipinti a chiaroscuro da Bernardino Bison e rappresentano gli Evangelisti
san Marco col leone
san Giovanni con l'aquila
san Luca col bue

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san Matteo con l'angelo

L'altar maggiore

l'abside è appena del 1842 con affreschi del muranese Srbastiano santi l'autore dell'abside di s Antonio taumaturgo
le statue dell'altare rappresentano Santi gesuiti, è dell'ultimo quarto del Seicento

Il transetto

i due sontuosi altari sono dedicati a s Ignazio di Loyola e san Francesco Saverio

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l'altare di S Ignazio di Loyola del 1689 dono della famiglia Conti racchiude una pala restaurata di recente che è stata attribuita anche al Guercino raffigura l'Apparizione di Cristo a S Ignazio

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l'altare di s fFrancesco Saverio
la reliquia del Beato Monaldo da Capodistria

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Gli altari laterali

il neoclassico altare della Madonna delle grazie dono di Pasquale Revoltella
altare laterale dei SS martiri triestini della famiglia Argento, fra il 600 e il 700, ha la pala principale di autore imprecisato, ma attribuibile alla bottega di Andrea Celesti
la lapide dei Petazzi
l'altare dell'Angelo custode
l'altare dell'Angelo custode
il fastigio dell'altare del Crocifisso
la Madonna da Capodistria
l'altare del crocifisso
dal libro di Cuscito, il bellissimo crocifisso d'avorio trafugato

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il pulpito

Le lunette con vetrate dipinte.

Non sono descritte in nessuna guida, ma sono dipinte con stile veloce e con immagini collegate agli altari e cappelle sottostanti, probabilmente sono ottocentesche

i santi e padri della chiesa
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immagini mariane
santi triestini
passione di Cristo
angeli

La madonna della Salute

L'altare della Madonna,a destra della navata principale, è dei tempi d ella costruzione della chiesa, ma ospita una venerata immagine della Madonna attribuita al Sassoferrato e dono nel 1841 da Domenico Rossetti. Col tempo ha soppiantato nella venerazione la prima madonna della salute, o dei Fiori o della borella, una statua che si trova adesso in una cappelletta dell'edificio INAIL ai piedi della chiesa.

La madonna era stata incoronata come si usava nell'ottocento con una corona ricca che è stata rubata e sostituita da una più piccola d'oro

La festa il 21 novembre è tuttora molto sentita dai triestini che in quel giorno si recano a portare una candela alla Madonna. Eì lo stesso giorno della grande festa della Madonna della salute a venezia

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le pale di Wostry

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Dettagli dell'arredo

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i francescani come molti Ordini tendono a presentare le immagini dei Santi del loro ordine e poi un francescano polacco, dopo un papato polacco, è più diffuso. L'immagine non si riferisce al suo offrirsi al posto di un padre di famiglia per la morte nel lager, ma ad una sua visione, in cui vide la Madonna offrirgli due corone, e capì che quella rossa era il martirio, come è ben spiegato in una tavoletta sotto. “Mi è apparsa la Madonna, tenendo nelle mani due corone: una bianca, e l'altra rossa. Mi guardava con affetto e mi chiese se avessi voluto quelle due corone. La bianca significava che avrei perseverato nella purezza, e la rossa che sarei stato un martire. Risposi che le accettavo….Allora la Madonna mi guardò dolcemente e scomparve.» ”

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La sacrestia

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la leggenda nera

Accanto alla popolarità della chiesa in occasione della festa della Madonna della salute, in novembre, la chiesa di S Maria Maggiore ha anche una sua leggenda nera, collegata ai Gesuiti, i fondatori della chiesa e del collegio a fianco. I Gesuiti venenro fatti venire a Trieste nel XVII secolo indubbiamente per contrastare il diffondersi della Riforma e accanto alla chiesa fondarono il Collegio, come scuola , per difendere le dottrine ortodosse. A Trieste c'erano già francescani e domenicani e sembra che il Comune tentasse di opporli ai nuovi venuti. I gesuiti dal canto loro, a causa della loro gran dotazione di beni (fra cui i territori del Coroneo dal vescovo Cron di Lubiana) e della loro strategia di cercar di convertire le popolazioni attraverso le classi dirigenti, non erano sempre bene accetti e nel 1773 la congregazione venne soppressa. Successivamente la storiografia ottocentesca accentuò l'ostilità ai gesuiti sia in quanto gli irredentisti massoni e anticlericali bollarono come imposizione imperiale d'oltralpe sia al contrario come emissari italiani.

L'inizio della leggenda nera inizia da un articolo del Piccolo del 16 dicembre 1883, appunto nel pieno periodo di opposizione al rientro dei Gesuiti a Trieste: Gli scheletri nel sotterraneo della chiesa dei gesuiti, parlando di “pozzi, trabocchetti murati, celle nicchie, massi, sinuosità, tortuosità” ed accenna a ” arbitrii, soprusi, violenza, tortura“. Nel 1884 Antonio Tribel pubblicò Una passeggiata storica per Trieste nella quale si trovano delle decrizioni molto gotico-romantiche: ” un'alta e cupa torre- la cd torre del silenzio, vicino all'abside- una scala a spirale, nicchie profonde… nicchie e gallerie forse destinate a deposito di morti ingombre di ossa e frammenti di casse tarlate dal tempo e dall'umidità, teschi, costole, tibie,.. casse da morto… e conclude “nessun cenno storico di qualche importanza autorizza ad appoggiare le supposizioni di azioni crudeli commesse nei sotterranei”. ( ovviamente, fino ai primi dell'800 si usava seppellire i morti di importanza nel sottosuolo delle chiese..) nel maggio giugno 1927 il Piccolo riprende l'argomento con “ scheletri sparsi qua e là, camere mortuarie, tombe destinate alla sepoltura dei padri gesuiti .. nicchie con sedili circolari muniti dei anelli di ferro, una torre del silenzio, un pozzo delle anime, un vano detto rifugio dei peccatori e una camera rossa ” e suggerisce che potevano esser stati usati dall'inquisizione ( che peraltro a Trieste all'epoca nemmeno c'era!)

I primi rimaneggiamenti dei sotterranei sono avvenuti negli anni 60 quando, per mettere il riscaldamento nella chiesa, sono stati modificati i pavimenti. Dagli anni 80 in poi diversi scavi ed esplorazioni sono stati condotti, in particolare nel libro di Armando Halupca I sotterranei di Trieste Indagini ed esplorazioni Il complesso dei sotterranei di s Maria Maggiore 1988 e della cd camera rossa e tutto il folclore allegato non è apparso nulla! ( sembra che i sotterranei fossero principalmente delle camere per regolare la pendenza della chiesa, costuita sul fianco di una collina. Certo, violenze e orrori al carcere dei Gesuiti ce ne sono state sicuramente, ma sono avvenute durante la II guerra quando vi operarono i nazifascisti e al contrario la soffitta della chiesa- visitabile- mostra ambienti usati per ricoverare persone in fuga dal regime nazifascista.

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I sotterranei, visita

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La misteriosa Madonna romanica

Tamaro posta un'immagine di una Madonnina romancia che doveva trovarsi su una parete ma che è scomparsa da parecchi decenni

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A proposito della scomparsa Madonna lapidea di Santa Maria Maggiore, è stata battuta all'asta nel giugno 1971 col numero di lotto 188 nella Galleria Pandolfini di Firenze: da medioevo a Trieste

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gesuiti.txt · Ultima modifica: 21-03-2020 03:34 (modifica esterna)