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La ridistribuzione senza fini di lucro dei contenuti di questa pagina, anche se in forma parziale, deve citare il sito di provenienza www.atrieste.eu, i nomi degli autori, professori Fabio Francescato e Bruno Pizzamei, ed il fatto che si tratta della rielaborazione per il web di un ipertesto sviluppato dagli autori nel 1999 per conto del comune di Trieste e da questo distribuito gratuitamente nelle scuole. Non è ammessa la ridistribuzione con fini di lucro senza esplicita autorizzazione degli autori e dell'acquirente dell'opera.

PASQUALE REVOLTELLA

Pasquale Revoltella giunse con la famiglia a Trieste, “nel secondo anno di vita”, nel 1796. Era nato a Venezia, nel rione popolare di Cannaregio, da stirpe di macellai caduta in miseria; suo padre Giobatta aveva cercato fortuna nella città di san Giusto dedicandosi al commercio delle carni macellate: Pasquale avrebbe ricordato con grande affetto la madre Domenica; mai avrebbe parlato di suo padre.

Autodidatta, a tredici anni entra nel mondo del commercio e nel 1816, approfittando delle nuove possibilità aperte dopo la caduta del blocco napoleonico, entra nella ditta Collioud e Compagni, che svolgeva affari “in banco e speculazioni, in merci e commissioni”. Di suo egli può mettere solo il coraggio e le sue personali capacità, essendo del tutto privo di “legami di solidarietà familiare ed etnico-religiosa, tanto da costituire - come sottolinea Anna Millo – un caso atipico tra il ceto commerciale cittadino”.

Nel 1827 Teodoro Necker, rimasto solo proprietario e gerente della Casa, nomina Revoltella procuratore della ditta. Nello stesso anno Revoltella diventa membro del “Casino Vecchio”, ex “Casino Nobile”, la più esclusiva ed élitaria associazione ricreativa della Trieste di primo Ottocento: era il segno che il mondo degli affari e del potere politico apriva le sue porte al self-made-man di umili condizioni. Un documento redatto dalla polizia rinvenuto nel fascicolo intestato a Revoltella presso la Sezione penale del Tribunale provinciale di Trieste scrive al riguardo: “La sua figura imponente, il suo bell’aspetto, e il possesso di una gradevole voce da cantante, gli permisero di accedere nelle migliori case della città. Tra di esse è da ricordare specialmente quella di Marco Parente, con la moglie del quale Revoltella intrattenne un rapporto confidenziale e dalla quale egli ricevette pure un ragguardevole appoggio”.

Lasciata la ditta Necker, fonda una sua Casa di commercio e nel contempo si impegna coraggiosamente nel campo delle Assicurazioni. Fin dall’inizio il suo nome era comparso tra i sottoscrittori delle Assicurazioni Generali (1831) e alla fine degli Anni Trenta Revoltella entra nella direzione del Lloyd Austriaco e diventa uno dei direttori del Consiglio di amministrazione delle Assicurazioni Generali. Entra a far parte così di quella ristretta aristocrazia della finanza che vede nomi quali Giovanni Guglielmo Sartorio, Francesco Taddeo Reyer, e il “banchiere” Marco Parente, fratello di Aron Isach e fiduciario a Trieste dei Rotschild. Tra tutti Carl Ludwig von Bruck, “grande imprenditore, assicuratore, armatore, industriale, statista, ministro dopo il 1848 a Vienna, “internunzio” austriaco presso la Sublime Porta, grande finanziere” (Cervani).

Il “negoziante” Revoltella è ormai un uomo molto influente che non disdegna di impegnarsi anche in campo politico: nel 1848 lo troviamo nel raggruppamento “conservatore” della Giunta triestina, della quale uno dei leader è Bruck, Presidente del Lloyd e uomo di fiducia di Vienna, assieme a Stadion e Burger. Nello stesso anno viene inviato a Innsbruck assieme a Pietro Kandler per portare a nome della città un indirizzo di fedeltà all’imperatore. Negli anni successivi numerose saranno le prove di lealismo che gli meriteranno il titolo di cavaliere prima e di barone poi.

Sulla sfondo della Trieste divenuta “città immediata dell’impero” (“Reichsunmittelbare Stadt”) grazie alla sua fedeltà agli Asburgo Revoltella si muove con grande abilità e disinvoltura: “La sua attività – scrive Cervani - si svolge nel segno delle intese discrete e dei sapienti maneggi maturati nelle anticamere ministeriali o negli uffici della Creditanstalt di Vienna”. è il periodo di maggior fortuna dell’abile finanziere, che si fa costruire uno splendido palazzo in città – alla sua inaugurazione, nel 1859, furono presenti il principe Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e Lesseps -, una splendida villa nel suburbio, con cappella privata, nel parco della Villa al “Cacciatore” e che partecipa alla sottoscrizione delle azioni del canale di Suez con una somma di 500.000 azioni e con un corrispettivo di 250.000 franchi.

La grande fama di cui gode ormai a Parigi e a Vienna è ben testimoniata da una lettera che Lesseps invia al ministro Bruck alla fine del 1858: “Monsieur le Chevalier Revoltella a signé en sa qualité privée de banqueur un engagement dont son pays devra lui être reconnassaint dans l’avenir, et je vais moi même me porter fort pour lui dans la declaration légale et judiciaire de la constitution de la Compagnie en garantissant la solidité et la realité de la convention passée avec M. Revoltella”.

Dopo aver superato alcune grosse disavventure giudiziarie negli anni 1860-1861 – una delle imputazioni che gli furono rivolte fu di aver preso parte con altri “negozianti”, in combutta con il Feldmarschall Lieutenant barone von Eynatten, ad una grossa fornitura illecita di buoi per l’esercito austriaco schierato sul fronte – Revoltella riuscì poco alla volta a far dimenticare i suoi illeciti e la spregiudicatezza di molte sue operazioni finanziarie e commerciali e ad uscire sostanzialmente indenne dalla bufera. Come scrive Ugo Cova “è presumibile, infatti, che almeno alcune delle siffatte operazioni, alquanto spregiudicate, fossero abbastanza comuni nella piazza commerciale triestina. Ma Revoltella non era uomo comune, era una potenza finanziaria, il cui crollo inglorioso avrebbe provocato guasti forse insanabili per lo stato economico generale, nuocendo alla dignità stessa degli organi governativi austriaci. Non devono quindi meravigliare troppo i rimpalli di competenze fra tanti uffici giudiziari, come pure le sentenze assolutorie, in taluni casi poco convincenti o poco chiare negli indirizzi informativi e nella normativa applicata”.

Passato il momento più critico riprende i contatti con il Lesseps e si reca in Egitto – di questo viaggio ci rimane un diario, Voyage en Egypte, redatto dal suo segretario Louis Corboz - e si convince sempre più della necessità di far partecipare il governo austriaco, nonché il grande capitale finanziario di Vienna e di Trieste, alla impresa di Suez. Si impegna in modo deciso, speso frenetico, in questa attività “promozionale” in quanto è convinto della minacciosa concorrenza “da parte di Marsiglia, Genova ed Ancona”.

Ma il governo austriaco, che pure si era tra i primi manifestato favorevole all’impresa di Lesseps, aveva ormai da tempo modificato le sue scelte: l’aperto scontro di interessi tra Francia e Inghilterra e l’ostilità di Londra nei confronti del taglio dell’istmo avevano indotto Vienna a non inimicarsi il governo inglese, che aveva manifestato la sua disponibilità nei confronti dei progetti asburgici sui principati danubiani.

La partecipazione ufficiale al progetto viene quindi abbandonata e Vienna lascia l’iniziativa ai finanzieri e agli imprenditori triestini capitali.

Per anni Revoltella cercherà di convincere Francesco Giuseppe ed il suo governo sulla necessità di partecipare in prima persona alla realizzazione di questo progetto, ma senza risultati. Con questo spirito, ancora nel 1864 pubblica un opuscolo intitolato La compartecipazione dell’Austria nel commercio mondiale. Considerazioni e proposte. per esprimere - “idealmente a nome di tutto il ceto commerciale e finanziario di Trieste” (così Giulio Cervani) - le sue ottimistiche previsioni sul futuro: “Un soffio salutare ravviva l’Austria rigenerata e desta i vasti domini dell’Impero ad attiva vita intellettuale. Malgrado i perigli che minacciano dal di fuori e ad onta delle difficoltà intestine, progredisce indefessa l’opera di una benefica costituzione (…..) Sotto l’egida di un Monarca, che sta a livello dello spirito del secolo, la patria nostra comune va incontro ad un’era novella di gloria e di grandezza, di prosperità e di generale benessere (…)”.

Per raggiungere questi scopi, però, “Urge che l’Austria si adoperi a tutta possa per dilatare il suo orizzonte politico-commerciale, affine di associasi attivamente al commercio mondiale transoceanico (…). Anche ai nostri dì ad onta del progredito equilibrio nelle condizioni di popoli civilizzati, si può desumere lo stadio di cultura e prosperità di una nazione qualsiasi dalla natura e dalla utilizzazione delle comunicazioni che uniscono i suoi centri di produzione e di consumo a quelli dell’estero”.

A questo grande appuntamento il ceto mercantile triestino e l’Austria non dovranno presentarsi impreparati: “Se si effettua questo Canale “il quale, unendo il Mediterraneo al Mar Rosso, l’Europa con le Indie Orientali e coi paesi che si attergano all’Austria, riaprirà integralmente la via commerciale che dai tempi dei Tolomei sino a quelli di Vasco de Gama rendeva potenti e ricche le contrade del Mediterraneo, tale avvenimento darà senza dubbio altro indirizzo al commercio mondiale e favoreggerà specialmente quegli Stati ai quali il commercio marittimo per i mercati dell’Oceano Indico sarà maggiormente abbreviato in grazia della loro posizione geografica”.

Nello stesso, su incarico dell’imperatore, dà vita ad un comitato al fine di presentare a Vienna concrete proposte che mettano Trieste in grado di operare il necessario salto di qualità in vista delle grandi prospettive future. Ne esce nel 1865 il Rapporto sulla situazione sfavorevole dell’Austria nel commercio mondiale, nel quale Revoltella individua lucidamente i fattori che impedivano il progresso delle attività portuali, che ancora nel 1863 vedevano la navigazione a vela superare di poco meno del doppio quella a vapore. Da una parte l’esaurirsi della fase emporiale e il declino di quello spirito imprenditoriale che aveva fatta la fortuna della città, dall’altra la mancanza di collegamenti rapidi e concorrenziali con l’hinterland centroeuropeo. Il comitato propone la creazione di una moderna rete ferroviaria estesa a tutta l’Austria – la Nordbahn e la Südbahn operavano in regime di monopolio e praticavano tariffe troppo elevate – una politica finanziaria che impedisca la svalutazione della moneta e favorisca al contempo la formazione di capitali e la disponibilità di crediti ed infine una politica fiscale che espanda i consumi attraverso la modifica delle tariffe e dei dazi in adozione.

Come sintetizza lucidamente Cevani, “Fiducioso nel destino ormai felicemente avviato della città, orgoglioso di poter dimostrare come i presentimenti dei pionieri si fossero trasformati in concrete realtà, il ceto armatoriale triestino chiede sovvenzioni ed una politica di appoggio. Vienna nega le une e non s’imbarca in nessuna politica”.

Negli ultimi anni di vita Revoltella ricevette ancora riconoscimenti ed anche il titolo baronale tanto agognato, ma la sua influenza politica era ormai da tempo in declino. L’anno stesso della sua morte (1869), segno dei tempi nuovi, veniva fondata a Trieste la Società operaia triestina, dalla quale dovevano uscire – come scrive Anna Millo - “i dirigenti, liberal-nazionali, mazziniani, ma anche socialisti, che avrebbero guidato la lotta sugli opposti versanti, su cui la società triestina si sarebbe divisa in un’altra fase della sua storia”.

A lui si può ben estendere, conclude la Millo, una definizione nata nella sua stessa cerchia: “Fu sempre partigiano del progresso lento ma continuo, cioè conservatore progressista”.


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storia_ts/biografie/revoltella_pasquale.txt · Ultima modifica: 21-03-2020 04:35 (modifica esterna)