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storia_ts:documenti:herberstein



La ridistribuzione senza fini di lucro dei contenuti di questa pagina, anche se in forma parziale, deve citare il sito di provenienza www.atrieste.eu, i nomi degli autori, professori Fabio Francescato e Bruno Pizzamei, ed il fatto che si tratta della rielaborazione per il web di un ipertesto sviluppato dagli autori nel 1999 per conto del comune di Trieste e da questo distribuito gratuitamente nelle scuole. Non è ammessa la ridistribuzione con fini di lucro senza esplicita autorizzazione degli autori e dell'acquirente dell'opera.

MEMORIA RISERVATA DEL GOVERNATORE DI TRIESTE HERBERSTEIN A SUA MAESTÀ IMPERIALE (1641)

“Sacra Cesarea Maestà, Signore Nostro Clementissimo,

la grande libertà che in questa Città di Trieste godono gli Hebrei causa gravi disordini o scandoli con pericolo di gravi peccati in non puochi Christiani. Questi Hebrei con l’occasione che qui tengono banco feneratizio prestando ad usura a Christiani sopra pegni in raggion di 15% et a forestieri a 30 et più per cento si son fatti richi con le sostanze de molti poveri Christiani; et per esser richi sono fatti tanto licenziosi, che sotto l’ombra del banco, et sotto certa libertà che dicono godere mediante la concessione d’un Privilegio Cesareo s’han fatto lecito comprare diversi beni stabili di molto valore, avendone qui introdotte sin dieci Casate quale tutte vivono con le sostanze de poveri Christiani, che le passano per le mani.

“Questi vogliono far azione d’Hebrei con si ingorda usura da non tolerarsi et in mercantori con niuna conscienza come mercantano negozi di proviste, ogli, et simili merci con altri Hebrei di Senigaglia nella Marca; et sebene s’ha cercato da Mons. Vescovo di questa Città et da me porvi rimedio, questi però tutti si coprono col manto del Privilegio concessogli, et col banco feneratizio che qui esercitano.

“I disordini principali sono questi: Han occupato la più bella parte della Città in più luochi havendo comprato case o condote ad affitto tutte sopra la contrada maestra che è dalla parte di Cavana sin alla piazza, che può essere di longezza di passi 250.

“Tre fameglie d’essi habitano vicino alla porta ed altre incirco alla piazza, tutte le loro case sono a rimpeto Case da Christiani habitate, et in alcun luochi vi intercede una casa de Christiano ed una di Hebreo, hanno questi sotto le loro case sette botteghe chiamate di grasso, nelle quali vendono anco molte cose secondo il loro uso ad essi prohibite di mangiare, come formaggi, ogli, et simili oltre molti altri viveri di ogli, legumi, et altre merci di rame, curami [pellami], et di corde che vendono.

“Non portano alcun segno arancione per non essere conosciuti per tali anzi venendo qui alcun Hebreo foresto che ben spesso e molti ne vengono questi anco non si conoscono et se anche dal statuto della Città vien ordinato che debbano portare un – O – giallo al petto non lo portano, o portandolo lo coprono con la veste, talmente che, concorrendo qui molti forestieri, ben spesso trattano con gli Hebrei non conosciuti per tali, il che ben spesso avien et a me è successo.

“Et con l’occasione d’habitar sopra la strada maestra comprano nelle loro case e botteghe da molti contadini che portano a vendere et doverieno venire alla piazza, ova, polli, formaggio, anatre, legumi, et altri viveri et poi li rimandano nella piazza mediante donne Christiane con le quali s’intendono.

“Et quel che è peggio tengono secretamente nelle loro case serve Christiane che li servono et se ben gli viene inhibito non può in fino in tutto rimediare che alcune povere done non vadino da essi o di giorno o di note con pericolo non solo di apprendere i loro riti, ma anco di peggior male e più gravi peccati che faccia Dio che non sia successo ne succeda, come è molto da temere massima concorrendovi la comodità del banco dove concorono molte done che là portano robbe ad impegnare.

“Spero con favor Divino che qui si erigerà ben tosto un monte di pietà havendo Mons. Vescovo et io interposto l’autorità nostra, et quello eritto li fondatori ricorreranno alla M. V. Cesarea per la sua gratiosa confirmatione, et spero che a questo modo fra poco cesserà il banco di Hebrei.

“Ma poiché questi sono richi et fatti licentiosi et aroganti con scandalo grandissimo di molti eccessi e peccati, giudico che in ogni modo si deve rimediare, e così anco ritiene mons. Vescovo il quale anco per questo farà humil ricorso alla M. V. Cesarea.

“Ho deliberato di ancor io humilissimo portarli alle benigne orecchie della sacra M. Vostra alla quale humilmente raccordo et insistentemente supplico di voler degnarsi gratiosamente rimediare con ordinare che tutti gli Hebrei che qui habitano, habiterano o capitaranno debbino portare il Capello in specie di color rosso o giallo indistintamente acciò sijno conosciuti.

“Et acciò sij rimediato a scandoli che fanno nella più comoda parte della Città mescolati con Christiani, quelli in ogni modo, volendo habitare nella Città debbieno farsi un ghetto separato come in ogni altro ben retto luoco s’osserva, quale in questa Città secondo il mio humil parere doveria crearsi in quella parte della Città dietro l’Arena luoco separato, et a proposito per fabricare comodamente et ciò senza costante Privilegio di concessione né di banco né altra cosa in contrario. Questa si buon opera riuscirà senz’altro grata a S. D. Maestà et sarà di beneficio et salute di molte anime Christiane et sperando che la M. V. Cesarea con la solita innata sua Clemenza e pietà gradirà questo mio humilissimo ricorso mentre attenderò la sua gratiosissima risoluzione prostrato me gli inchino.

“Da Trieste li 10 aprile 1641.

“Dalla Sacra Cesarea Maestà Vostra
Devotissimo Humilissimo Vasallo et Servo
Giovanni B. d’Herberstein”.


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storia_ts/documenti/herberstein.txt · Ultima modifica: 21-03-2020 04:35 (modifica esterna)