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storia_ts:documenti:severo



La ridistribuzione senza fini di lucro dei contenuti di questa pagina, anche se in forma parziale, deve citare il sito di provenienza www.atrieste.eu, i nomi degli autori, professori Fabio Francescato e Bruno Pizzamei, ed il fatto che si tratta della rielaborazione per il web di un ipertesto sviluppato dagli autori nel 1999 per conto del comune di Trieste e da questo distribuito gratuitamente nelle scuole. Non è ammessa la ridistribuzione con fini di lucro senza esplicita autorizzazione degli autori e dell'acquirente dell'opera.

Iscrizione apposta sulla base calcarea della statua equestre dedicata a Lucio Fabio Severo

Testo latino

L(ucio) Fabio [L(uci) f(ilio)l Pup(inia) Sev[e]r[o] / quaestor(i) urbano /[de]cu[r(iones) et] plebs T[ergesti]norum//] K[a]l(endas) Novembr(es)/ [quod 3]spanius Lentulus / et [3]s Nepos II v[i]r(i) iur(e) dic(undo) v(erba) f(ecerunt) / [L(ucium) Fabium S]everum clarissimum vi/[rum m]ulta iam pridem in rem p(ublicam) nos/[tra]m beneficia contulisse ut qui a pri/[m]a sua statum aetate id ege[r]it uti in ad/[iuva]nda patria sua et dignitate et el[o]quentia cres/[ce]ret nam ita multas et magnificas causas publi/[c]as aput optimum principem Antoninum Aug(ustum) Pium / [a]dseruisse egisse vicisse sine ullo quidem aerari nos/[t]ri inpendio ut quamvis admodum adulescens senili/bus tamen et perfectis operibus ac factis patriam suam nos/que insupe[r] sibi universos obstrinxerit nunc vero tam gr/andi beneficio tam salubri ingenio ta[m] perpetua ut[iljitate rem / p(ublicam) n(ostram) adfecisse ut omnia praecedentia facta sua quamquam im/mensa et eximia s[i]nt facile superari[t] nam in hoc quoque mira/bilem esse c(larissimi) v(iri) virtutem quod cotidie in bene faciendo et in pa/tria sua tuenda ipse se vincat et id[cir]co [qluamvis pro mensu/ra beneficiorum eius impares in referenda gratia simus inte/rim tamen pro tempore vel facultate ut adiuvet saepe factu/[r]us rem[u]nerandam esse c(larissimi) v(iri) benevolentiam non ut iHum pro/niorem habeamus aliut enim vir ita natus non potest facere sed / ut nos iudicantibus gratos praebeamus et dignos tali decore ta/lique praesidio q(uid) f(ieri) p(iaceret) d(e) e(a) r(e) i(ta) c(ensuerunt) primo censente Calpurnio Certo / cum Fabius Severu[s vi]r ampfissimus adque darissimus tanta pietate tanta/[qlue adfectione rem p(ublicam) n(ostram) amplexus sit itaque pro minimis ma/[x]imisque commodis eius excubet adque omnem praestantiam / [s]uam exerat ut manifestum sit id eum agere ut non modo nobis sed pro/ximis quoque civitatibus declaratum velit esse se non ali quam / [pa]triae suae natum et civilia studia quae in eo quamvis admodum / iuvene iam sint peracta adque perfe[c]ta ac senatoriam dig/[ni]ta[t]em hac maxime ex causa concupivisse uti patriam su/[am clum omatam tum ab omnib[us] iniuriis tutam defensamque / praestaret interim aput iudices a Cae[sar]e datos interim aput ip/[sum I]mperatorem causis publicis patrorci]nando quas cum iusti/tia divini principis tum su[a] eximia ac [pr]udentissima oration(e) / s[e]m[pe]r no[b]is victoria firmiores r[e]misit ex proximo vero // ut manifestatur cael[es]tibus litteris Antoni/ni Aug(usti) Pii tam feliciter d[e]siderium pu[bllicum a/pud eum sit prosecutus impetrando uti Car/ni Catalique attributi a divo Augusto rei publilcae nostrae prout qui meruissent vita atque cen/su per aedilitatis gradum in curiam nostram admit[tej/rentur ac per hoc civitatem Romanam apisceren/tur et aerarium nostrum ditavit et curiam complev[itj / et universam rem p(ublicam) n(ostram) cum fomentis ampliavit adm[it]tendo ad honorum communionem et usurpation[em] / Romanae civitatis et optimum et locupletissimum /quemque ut scilicet qui olim erant tantum in redit[ul / pecuniario nunc et in illo ipso duplici quidem per / honorariae numerationem repperiantu[r e]t sin[t] / cum quibus munera decurionatus iam ut pauci[s one]/rosa honeste de pl[e]no compartiamur ad cui[ius rei] / gratiam habendam ut in saecula perm[a]nsu[ro eius] / modi beneficio oportuerat quidem si fieri poss[et et] / si verecundia clarissimi viri permitteret universos n[os] / ire et gratias ei iuxta optimum principem agere sed / quoniam certum est nobis onerosum ei futurum t[a]/le nostrum officium illut certe proxime fieri opo[r]tet o(b) statuam ei auratam equestrem primo quoque /tempore in celeberrima fori [n]ostri et i[n] / basi eius hanc nostram c[o]nsensionem adque hoc I decretum inscribi uti ad posteros nostros tam volt[us] I amplissimi viri quam facta per[m]aneant petique a / [Fa]bio Vero egregio viro patris Severi uti quando q[ui]dem et commentum hoc ipsius sit providentiae qua / rem publicam n(ostram) in[f)atigabili cura gubernat et in hoc / plus publici benefici(i) quod talem et nobis et imperio civem plro]creavit adque formavit cuius opera studioq(ue) et ornatio[res] / et tutiores in dies nos magis magisque sentiamus uti patiatu[r] / se in hanc rem ad fili[u]m suum legari mandarique sibi / uti gratias publice c[l]ariss[im]o viro mandatu no[s]/tro agat et gaudium universorum singulorumqu[e] / ac voluntatem ut mag[i]ster talium rerum in notitia[m] / eius perferat censuerunt

Traduzione

“… Calende di Novembre. … spanio Lentulo e … Nepote, duoviri con potere giurisdizionale, hanno riferito che già da tempo l'illustrissimo Lucio Fabio Severo rese molti benefici alla nostra comunità, essendosi adoperato subito, fin dalla prima giovinezza, a progredire nella dignità e nell'eloquenza, recando aiuto alla sua patria - tante infatti e di tanto prestigio sono le cause pubbliche da lui promosse, trattate e vinte presso l'ottimo principe Antonino Augusto Pio, senza alcun aggravio per il nostro erario, che per quanto assai giovane, tuttavia, con opere e azioni perfette e degne di un uomo anziano, si è assicurata la riconoscenza della sua patria e di tutti noi in particolare; ora poi si è reso benemerito verso la nostra comunità con un beneficio così notevole, con un'iniziativa così proficua, con un vantaggio così duraturo, da superare senza dubbio tutte le sue benemerenze precedenti, anche se immense ed esimie - infatti anche in questo è mirabile la sua virtù, nel fatto che ogni giorno supera se stesso nel bene operare e nel tutelare la sua patria, e perciò, sebbene non siamo in grado di ricambiarlo in proporzione dei suoi benefici, tuttavia, nella misura in cui lo consentono le circostanze e le nostre possibilità, dobbiamo premiare la sua benevolenza, non al fine di rendercelo più favorevole - un uomo nato con tale indole non può infatti agire diversamente - ma per mostrarci riconoscenti a chi ci giudica e degni di un tale onore e di tale appoggio. Pertanto è stata presentata la seguente proposta sulle decisioni da prendere al riguardo, per iniziativa di Calpurnio Certo: l'eccellentissimo e Illustrissimo Fabio Severo, avendo fatto della nostra comunità l'oggetto della sua devozione e del suo attaccamento, vigilando per i più piccoli come per i più grandi vantaggi di essa e adoperando in ciò ogni sua energia, tanto che evidentemente egli agisce così perché vuole sia palese non solo a noi, ma anche alle città vicine, che egli non vive per altri che per la sua patria, e che ha desiderato l'attività pubblica, da lui intrapresa ed esercitata con successo anche se in giovanissima età, e la dignità senatoria soprattutto a questo scopo, per assicurare splendore alla sua patria, e proteggerla e difenderla contro ogni sopraffazione, patrocinandone gli interessi ora di fronte ai giudici designati da Cesare, ora di fronte allo stesso imperatore in pubbliche cause, che grazie alla giustizia del divino principe e alla propria eloquenza straordinaria e quanto mai avveduta sempre vinse, rafforzando la nostra posizione; e ultimamente, come è reso noto da una celeste lettera di Antonino Augusto Pio, avendo egli saputo con tanto successo appoggiare presso di lui il pubblico desiderio, ottenendo che i Carni e i Catali, attribuiti dal Divo Augusto alla nostra comunità, possano in quanto meritevoli per condotta privata e per censo, essere ammessi, mediante l'esercizio dell'edilità, nella nostra curia, e ottenere con questo mezzo la cittadinanza romana, ha arricchito il nostro erario, ha completato la curia ed ha ampliato ed invigorito la nostra comunità, con l'ammettere alla partecipazione delle magistrature e al godimento della cittadinanza romana i migliori e i più facoltosi, in maniera che, come appare evidente, coloro i quali in passato erano fonte solo di un reddito pecuniario, ora risultano pur fonte di quel medesimo reddito, ma diventato duplice per il versamento della summa honoraria, ed abbiamo con chi dividere dignitosamente e pienamente gli obblighi del decurionato, diventati ormai onerosi a noi, ridotti di numero. Per ingraziarlo di questo beneficio, dato che il vantaggio arrecato durerà nei secoli, sarebbe stato il caso, se fosse possibile e se la sua modestia lo permettesse, di recarci tutti insieme a manifestargli la nostra gratitudine alla presenza dell'ottimo principe. Ma siccome abbiamo la certezza che tale nostro omaggio gli sarebbe sgradito, è doveroso rendergli senza indugio l'onore di innalzargli quanto prima una statua equestre di bronzo dorato nella parte più frequentata del nostro foro, e di incidere sulla sua base questo nostro decreto approvato all'unanimità, perché siano tramandati ai posteri il volto e le azioni di quest'uomo nobilissimo; ed è doveroso rivolgere all'egregio Fabio Vero, padre di Severo, poiché anche l'idea di questo provvedimento è dovuta alla sollecitudine con la quale, senza concedersi riposo, governa la nostra comunità, ed ancor più ci ha beneficiati, generando ed educando per noi e per l'impero un tale cittadino, la cui opera e il cui zelo sono tali che noi ci sentiamo di giorno in giorno più onorati e sicuri, la richiesta che ci permetta di inviarlo come nostro rappresentante al figlio suo e di affidargli l'incarico di esprimere a quello per nostro mandato la pubblica riconoscenza, e di informarlo, come colui che gli è stato maestro in tale pubblica attività, dell'esultanza e della simpatia di tutti e di ciascuno. Approvato”.


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storia_ts/documenti/severo.txt · Ultima modifica: 21-03-2020 04:35 (modifica esterna)