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filatelia:l_occupazione_militare_jugoslava

L’occupazione militare jugoslava

Brevi cenni di Storia

Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale, composto da tutte le forze politiche antifasciste con l'eccezione dei comunisti, proclamò l'insurrezione generale; al tempo stesso le brigate dei partigiani jugoslavi con l'appoggio del PCI attaccarono dall'altipiano. Gli scontri si registrarono principalmente nelle zone di Opicina (sull'altipiano carsico), del Porto Vecchio, del castello di San Giusto e dentro il Palazzo di Giustizia, in città. Tutto il resto della città fu liberato.

Alla sera del 1 maggio, dopo una lunga marcia forzata ordinata dal maresciallo Tito allo scopo di anticipare le forze anglo-americane e porre, in tal modo, una seria ipoteca sul territorio, la IV Armata dell’esercito di liberazione jugoslavo entra a Trieste, occupa la città, disarma i partigiani italiani, fa ammainare le bandiere italiane, senza peraltro riuscire, causa la mancanza di armi pesanti, ad eliminare la guarnigione tedesca.

Il 2 maggio anche gli Alleati raggiungono Trieste con la IIa Divisione neozelandese, che si limita ad attestarsi nel porto e in alcune zone di interesse militare: è ad essa che si arrendono i militari tedeschi.

Contemporaneamente l’ Armata jugoslava instaura in città un proprio governo, attraverso il “Comando Città di Trieste” sotto l’autorità del maggior generale J. Cerni e del commissario politico F. Stoka. Il 3 maggio viene emesso e diffuso attraverso l’affissione sui muri cittadini l’ “Ordine di occupazione n. 1”, che proclama per la città lo stato di guerra, stabilisce un ferreo coprifuoco (che consente la circolazione della popolazione solo dalle 10 alle 15), ordina la notifica degli autoveicoli, sposta indietro di un’ora il tempo degli orologi (per uniformarlo a quello jugoslavo) e sancisce l’autorità del Tribunale militare dell’Armata per la repressione delle violazioni.

Lo stato di fatto creato dagli jugoslavi con l’occupazione militare non solo dell’Istria ma anche di Trieste e di tutto il territorio giuliano ad est dell’ Isonzo, risulta ben presto in netto contrasto con gli interessi militari e politici degli anglo-americani. Dopo alcune settimane di stallo, prive di iniziative, ma impiegate per il consolidamento e l’organizzazione delle proprie forze, i Comandi Alleati danno inizio ad una forte pressione sull’ “alleato” jugoslavo, invitandolo, anche con la minaccia potenziale di un intervento armato, ad abbandonare il territorio triestino.

L'otto maggio Trieste era stata proclamata città autonoma in seno alla Repubblica Federativa di Jugoslavia. Sugli edifici pubblici venne sventolata la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore italiano con la stella rossa al centro. La città visse momenti difficili, di gran timore, con le persone dibattute tra idee profondamente diverse: l'annessione alla Jugoslavia o il ritorno all'Italia. In questo clima si verificarono confische, requisizioni e arresti sommari. Vi furono anche casi di vendette personali, in una popolazione esasperata dagli eventi bellici e dalle contrapposizioni del periodo fascista. Invano i triestini sollecitarono l'intervento degli Alleati. Il comando alleato e quello jugoslavo raggiunsero infine un accordo provvisorio sull'occupazione di Trieste. Il 9 giugno 1945 a Belgrado, Josip Broz Tito, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, concluse l'accordo con il generale Alexander che portò le truppe jugoslave a ritirarsi dietro la linea Morgan. Gli alleati assunsero allora il controllo della Città e del suo hinterland.

L’accordo viene definitivamente ratificato l’ 11 giugno a Duino dai Generali Morgan e Jovanovic ed il giorno successivo l’ esercito jugoslavo si ritira da Trieste e dalle altre zone di competenza Alleata. Contemporaneamente viene costituito un Governo Militare Alleato per la Venezia Giulia che eserciterà la sua autorità sulle province di Trieste e di Gorizia (43 Comuni) e sull’enclave istriano della città di Pola.


Storia Postale dell'occupazione

Dal punto di vista della Storia Postale, il periodo dell’occupazione militare jugoslava di Trieste, presenta caratteristiche del tutto particolari e degne di specifiche notazioni.

Il 1 maggio 1945 nel Palazzo delle Poste di Trieste si installano il “Comandante militare per le poste” ed alcuni funzionari sloveni delle Poste di Lubiana responsabili della sorveglianza sul servizio e della censura ed incaricati di redigere le comunicazioni postali anche in lingua slovena.

Il 9 maggio viene ripristinato il solo servizio corrispondenze, limitato peraltro alle corrispondenze circolanti nei territori occupati o dirette in Jugoslavia. Vengono mantenute le tariffe italiane già in vigore per l’interno (tariffe R.S.I. : 1 lira per la lettera e 50 cent. per le cartoline, con le relative riduzioni per il distretto, 1,50 lire per la sopratassa di raccomandazione, 1 lira per l’ avviso di ricevimento). I francobolli italiani (francobolli della R.S.I. o del tipo “Imperiale” coi fasci) presenti presso gli uffici vengono posti fuori corso.

Stante la situazione di totale emergenza per la cittadinanza e di “stato di guerra” per gli occupanti, la corrispondenza nel periodo fu molto scarsa. In partenza da Trieste esistono corrispondenze non affrancate dei Comitati di occupazione: portano sul fronte i bolli di franchigia con la “stella rossa”. Sempre in franchigia sono note, e sono rare, lettere e cartoline di militari e partigiani jugoslavi caratterizzate dai bolli viola del reparto e della censura militare

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Per quanto riguarda la corrispondenza civile, esistono quasi esclusivamente lettere e manoscritti, anche raccomandati e con ricevuta di ritorno, spediti da enti amministrativi e ospedalieri. Per quanto riguarda il pagamento della tassa postale di francatura, oltre all’annullo dell’ufficio postale, questi oggetti privi di francobolli si presentano con diverse caratteristiche:

- timbri ovali “P.Pagato” o “Pagato” e più raramente “R.P.Pagato” (erano stati precedentemente usati dalla R.S.I.):

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- scritta a mano “pagato” con indicazione o meno dell’importo:

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Eventuali oggetti affrancati con francobolli italiani, tollerati malgrado la messa fuori corso, sono da considerarsi rarissimi: è nota una sola cartolina con francobollo R.S.I. 25 cent. con annullo “Santa Croce di Trieste 23.5.45”, peraltro in difetto di francatura di 25 c.

Ben presto però la Delegazione Militare delle Poste di Trieste, sull’esempio di quella di Pola, si rende conto che i francobolli sono da sempre sono stati usati anche ai fini della propaganda politica. Sta di fatto che con un decreto del 25 maggio viene ordinato di soprastampare i francobolli della R.S.I. – serie “Monumenti distrutti” - giacenti in deposito, con un doppio obiettivo: commemorare l’occupazione della città da parte dell’Armata jugoslava e far pagare sulle corrispondenze un elevato sopraprezzo rispetto alle tariffe vigenti e a quelle probabilmente programmate in aumento. Il sovrapprezzo era destinato ad un “Comitato di assistenza ai bisognosi” presieduto dal Commissario politico F. Stoka.

La soprastampa sui francobolli comprende: un tassello che cancella la denominazione dello Stato fascista, la data 1.V.1945, la dicitura bilingue Trieste – TRST, la stella socialista ed il sovrapprezzo, affiancato su taluni francobolli al nuovo valore facciale:

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I tempi tecnici necessari a predisporre e realizzare le soprastampe non furono rapidi e tali da consentirne l’ impiego da parte degli occupanti jugoslavi, i quali tuttavia decisero di metterla in distribuzione il 12 giugno 1945, il giorno stesso in cui smobilitarono da Trieste, lasciandone il possesso agli Alleati. Vedremo in seguito quale sarà il destino di questi francobolli.

Immagini e testo tratte dal sito LA VOCE DEL CIFR con l'autorizzazione per l'uso concessa dal webmaster. Articolo originalmente redatto da Emilio M. Zucchi al quale ho apportato minori modifiche. http://www.cifr.it/indice.html

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