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Vocabolario triestino - italiano
Alla pagina indice del dialetto ci sono i collegamenti per scaricare le versioni pdf, epub, mobi e la versione cartacea del vocabolario.
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Premessa
L’idea del vocabolario è nata inizialmente per dare, a chi non parla il dialetto triestino, uno strumento per comprendere gli interventi del forum atrieste.eu e degli altri forum, blog ed e-zine dove si utilizza il dialetto triestino per comunicare. L’indirizzo internet del forum atrieste.eu è
https://www.atrieste.eu/Forum3
Oltre che sul web questo vocabolario è consultabile e scaricabile nei formati pdf ed epub.
Per costruire il vocabolario si è partiti dalle parole riportate nella sezione “El nostro dialeto” del forum citato; altre parole, poi, si sono aggiunte. Molte delle definizioni sono tratte da là; qualcuna no. Come succede nei forum, quindi, non c’è un autore, visto che i contributi sono di molti e tutti protetti da un soprannome, il cosiddetto nick name.
Se cercate un “vocabolario vero”, ci sono opere a stampa, alle quali si rimanda in bibliografia, per raccolte più sistematiche. Questo, che pure conta più di 4.100 voci, quasi di 5.400 definizioni complessive e un elenco di più di 250 frasi idiomatiche, per il fatto di riportare per lo più le parole e le espressioni caratteristiche citate in quella sezione del forum, rischia di essere incompleto. In particolare sono spesso assenti, volutamente, le parole che sono identiche, o quasi, nel dialetto e nella lingua italiana e che qui sono riportate solamente quando o hanno un significato diverso o compaiono in qualche espressione idiomatica particolare.
Alcune parole sono state tratte da scritti in dialetto di autori vari. Tutte le altre parole, o sono state citate da un utente del forum ed hanno trovato riscontro in uno dei vocabolari, o sono state citate da almeno due utenti del forum (questo per evitare di inserire parole troppo legate al lessico familiare).
Il forum è il luogo più adatto per segnalare, con bella maniera, errori, imprecisioni, mancanze che sicuramente ci saranno.
La struttura delle voci
Nella versione web le voci del vocabolario sono organizzate in tabelle di cinque colonne
- la prima riporta il lemma scritto in grassetto;
- la seconda, in corsivo ed abbreviata, la classe lessicale di appartenenza; si vedano a questa pagina le abbreviazioni usate;
- nella terza colonna è riportata la definizione del lemma in lingua italiana;
- nella quarta, scritti in corsivo, gli esempi d'uso;
- nella quinta la loro traduzione in lingua italiana.
Alcune colonne possono restare vuote.
Regole ortografiche
Pur esistendo numerose opere scritte in dialetto, alcune delle quali anche diffuse e premiate a livello nazionale, il triestino è stato fino a pochi anni fa utilizzato principalmente per la comunicazione orale. È stata la prepotente diffusione dei cosiddetti Content Management Systems, (iniziata con i forum ed i blog e proseguita con Facebook) a creare una grande quantità di scritti in dialetto ed a porre pesantemente il problema delle regole ortografiche e grammaticali, problema che sta dando, sul web, origine a numerose polemiche nelle quali non si intende entrare, anche perché non esiste nel forum una linea unitaria.
Si sono, così, seguite, per praticità e non necessariamente per adesione ad una scuola linguistica piuttosto che ad un’altra, le regole usate dal Doria nella prima edizione del suo Dizionario citato in bibliografia: niente doppie1) ed utilizzo delle 21 lettere dell’alfabeto italiano2) eventualmente modificate da alcuni simboli diacritici, la scelta dei quali, diversi da quelli proposti dal Doria, è dovuta principalmente all’esigenza di usare caratteri facili da riprodurre con la tastiera italiana nell’ambiente scelto per scrivere queste pagine. Il perché dell’alfabeto con soli 21 simboli verrà giustificato più avanti.
Si è detto della scelta, seguendo le regole della prima edizione del Doria, di non scrivere mai le doppie consonanti; va tuttavia ricordato che alcuni autori, come Carpinteri, Faraguna, Giotti, Kosovitz nel suo vocabolario e Zeper nella seconda edizione del Doria, talvolta le usano; usano in particolare la doppia s che in questo vocabolario non compare mai.
Si tenga, quindi, presente che la grafia usata è stata, sempre e soltanto, finalizzata a favorire la ricerca e la corretta lettura delle parole stesse da parte di un lettore di lingua italiana istruito da questa premessa e non vuole essere una proposta di ortografia.
Nel forum c’è una distinzione, portata avanti da alcuni, sulla q che viene sempre sostituita dalla lettera c: ad esempio qualcuno scrive cuando e non quando. Senza voler entrare nel merito sulla correttezza dell’abolizione della lettera q, che risolverebbe elegantemente alcune incertezze ortografiche, essa non è stata adottata, visto che anche autorevoli vocabolari la ignorano e la differenza fonetica, se c’è, è molto lieve. Si è, di conseguenza, usato il simbolo grafico qu quando, nella parola, il suono corrispondente è seguito da una vocale (fanno eccezione le parole cuor e tacuin). Si è usato il simbolo grafico cu quando, nella parola, il suono corrispondente è seguito da una consonante (cul, cusina, …). Non si è mai usato il gruppo cqu che è stato sempre sostituito da qu coerentemente con l’abolizione delle doppie consonanti.
Nella lingua italiana i gruppi nb ed np non esistono; si incontrano solo i gruppi mb ed mp. Nel dialetto triestino parlato, invece, si sentono. Noi non sappiamo, nessuno di noi è un linguista, se bonbon o inpignir siano forme più “pure” di bombon o impignir. Comunque, salvo qualche eccezione e qualche nota, nei lemmi abbiamo usato le forme mb ed mp, confortati in ciò dalle scelte fatte dal Doria nella prima edizione del suo dizionario (il Kosovitz, invece, sembra le riporti entrambe).
In generale, infine, quando nella fonetica della lingua italiana c’è un suono equivalente si è usata la grafia corrispondente, indipendentemente dall’origine della parola. Si è scritto, così, chifel e non kifel che rimanderebbe alla parola tedesca originaria kipfel, iota e non jota. Insomma, come detto in apertura, si è fatta la scelta di scrivere le parole in modo che un lettore di lingua italiana le possa leggere in modo ragionevolmente corretto: non vogliamo correre il rischio che, in epoca di anglicizzazione imperante, la jota, tipica minestra locale, diventi, all’inglese, “giota”.
Le vocali a, e ed o vengono dette molto aperte e talvolta possono sostituirsi tra di loro. Talvolta queste differenze sono state riportate, come nel caso di Amlet/Omlet, Balarin/Balerin, e così via. Spesso, però, delle voci ne è stata riportata una sola. Perciò chi cercasse la parola varigola, non trovandola, farà bene a cercarla anche sostituendo alla vocale a la e, e troverà verigola. Può, naturalmente, valere anche il contrario, che la parola si trovi con la vocale a invece che con la e.
Queste sono le regole seguite, regole che, è opportuno sottolinearlo ancora, hanno fini pratici e non ideologici; se, rispetto ad esse, è stato commesso qualche errore vi saremo grati se ce lo segnalerete.
Pronuncia
Nel dialetto ci sono alcuni suoni che non sono rappresentabili o differenziabili con i simboli dell’alfabeto italiano:
- La c dolce non seguita da i oppure e per la quale si è usato il simbolo c.3). Quando si legge la parola ploc, essa va letta come se dopo la c dovesse venire una i, che però non c’è e non si deve sentire. La parola ruc, invece, va letta come se dopo la c ci dovesse essere una vocale diversa dalla i o dalla e, ma che, anche in questo caso, non si deve sentire. Nella parola mic’cheno la sottolineatura della prima c indica che va letta come dolce, l’apostrofo indica che essa non va legata alla c successiva che si legge dura.
- I gruppi sci e sce che vengono letti senza legare la s con la c; in questo caso, nella grafia, si sono staccate la s e la c inserendo in mezzo un apostrofo: la parola s’cenza ne è un esempio. Ricordiamo anche che, nel dialetto, sono molto diffusi i gruppi sge e sgi (come ad esempio la parola sgionfo): vengono letti senza legare la s e la g, come, del resto, nella parola italiana sgelare.
Passiamo alla rappresentazione di suoni diversi che nella lingua italiana sono rappresentati con lo stesso simbolo, ma che vengono differenziati nei vocabolari per dare indicazioni sulla pronuncia corretta.
- La s ha, nelle parole, il suono aspro, come nelle parole italiane astuto o salpare. Quando la s è sonora, come nelle parole italiane chiesa o preciso, si è usato il simbolo s tranne che per la parola xe che, con questa convenzione, andrebbe scritta se; nel forum si trova spesso la x per la s sonora anche in altre parole; ad esempio si trova scritto caxa, ma qui invece scriveremo casa.4) Il simbolo diacritico per la s sonora è diverso da quello usato dal Doria, che usa la s con un punto sotto (simbolo non facilmente riproducibile nel nostro ambiente), ma la scelta di usare la x solo per la parola xe è derivata dalla scelta fatta nella prima edizione del suo vocabolario.
- La z viene scritta così quando è aspra, come nella parola italiana azione; quando è sonora, come nella parola italiana zanzara, è stata scritta z.
Vediamo infine gli accenti:
- Per favorire una pronuncia corretta sono stati aggiunti, nei lemmi, gli accenti che, talvolta, nel dialetto triestino sono diversi dall’italiano: ad esempio in dialetto si dice “màrtedi” e non “martedì”. Le sole parole non accentate, salve eventuali omissioni, sono le monosillabiche.
- Gli accenti sulle parole triestine sono stati messi sempre gravi (salvi errori): nè in triestino e né in lingua italiana in quanto la tendenza del dialetto è di pronunciare le vocali aperte.
- La dieresi. Si è messa per indicare che va letto come iato un gruppo vocalico che, altrimenti, andrebbe letto come dittongo. Si veda ad esempio boïdùra che va letto staccando la o e la i in due sillabe diverse, ma accentando la u successiva. Non è, quindi, un’indicazione per leggere le vocali come se avessero l’umlaut della lingua tedesca.
Queste convenzioni tipografiche sono usate nei lemmi, nelle espressioni idiomatiche, negli esempi all’interno delle definizioni e nei rimandi. Gli accenti, come già detto, sono stati riportati, tranne eccezioni e salvi errori, solo nei lemmi e, nel testo, nelle parole tronche. </WRAP>
Lemmi
Le parole sono riportate ordinate alfabeticamente. Nell’ordinamento alfabetico lo spazio tra due parole è considerato come se fosse inesistente; negli elenchi ordinati alfabeticamente dai computer non è sempre così, ma questa ci è sembrata la regola più naturale. Queste regole e quelle ortografiche definite in precedenza rendono facile la ricerca alfabetica dei lemmi; unica perplessità può derivare dalla lettera q del cui uso si è trattato nel capitolo precedente.
Se una voce compare in due forme che differiscono per la finale, come piasù e piasùdo, possono comparire scritte una volta sola nella forma piasù[do]. Se però tra le due forme si inserisce, in ordine alfabetico, un’altra parola, come in rabià, rabiada e rabiado, rabiado viene riportata come voce a sé con rimando a rabià.
Alcune locuzioni che iniziano con una preposizione, come a ùfete, si trovano riportate con la preposizione tra parentesi in coda: ùfete (a). Lo stesso dicasi per eventuali articoli. Sono state racchiuse tra parentesi rotonde eventuali forme alternative come, ad esempio, magnerà (magnarà), svodo (suto) come una canocia,
Nel vocabolario ci sono numerosi sinonimi per i quali si è data la definizione una volta sola, mettendo per gli altri il rimando; ad esempio anima e anema oppure balerin e balarin, bisiga e visiga, cianciùt e cinciùt, La decisione di mettere la definizione esplicita su una delle voci ed il rimando sulle altre risponde ad un’esigenza pratica e non vuole attribuire alla voce esplicitamente definita una patente di preferibilità d’uso.
Al termine dell’elenco alfabetico dei lemmi c’è una sezione con alcune espressioni gergali che sono trascritte, esse pure, in ordine alfabetico, senza però l’eventuale articolo iniziale, che viene riportato in fondo tra parentesi rotonde.
Etimologia
Non si è fatto cenno alle etimologie. Nessuno dei compilatori di questo vocabolario e, probabilmente, nessuno dei collaboratori del forum, è un linguista. Da inesperti, poi, si è avuta la sensazione che, talvolta, dietro alle etimologie ci fossero delle posizioni ideologiche preconcette, per cui si è evitato alcun accenno alle stesse, anche quando sembravano certe, interessanti o curiose. Sul forum, tuttavia, ci sono numerosi interventi relativi alle etimologie e ad esso si rimanda chi fosse interessato. </WRAP>
Riferimenti bibliografici
Ci sono noti alcuni vocabolari a stampa del dialetto triestino, ai quali talvolta si è fatto riferimento per avere conferme. In ordine cronologico di pubblicazione sono:
- Kosovitz, E., Dizionario-vocabolario del dialetto triestino e della lingua italiana, Trieste, Tip. figli di C. Amati, 1889 e recentemente ristampato da Svevo; di esso è disponibile una copia anche sul web all’indirizzo https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dizionario_triestino_%281890%29.djvu.
- Pinguentini, G., Dizionario storico etimologico fraseologico del dialetto triestino, Trieste, Borsatti, 1954 (riedito nel 2000 da DelBianco col titolo Nuovo dizionario del dialetto triestino).
- Rosamani, E., Vocabolario giuliano, Bologna, Cappelli 1958 (ristampato nel 1990 a Trieste da Lint).
- Doria, M., Grande dizionario del dialetto triestino, Trieste, Il Meridiano, 1987 di cui nel 2012 è uscita a dispense sul quotidiano Il Piccolo una nuova edizione curata da N. Zeper.
Molti dei termini portuali sono stati riportati, nel forum e nel vocabolario, dal libro di Guido Botteri, Il porto franco di Trieste: una storia europea di liberi commerci e traffici, Editoriale, 1988. Anche se di molti di essi si è avuta conferma da altre parti, oggettivamente non è certo che tutti siano ancora in uso, ma sembrava importante non ignorarli.
Si sono consultate, poi, anche se in maniera non sistematica, le seguenti opere:
- Autori Vari, El cinciut, pagina in dialetto triestino nel numero della domenica del quotidiano “Il Piccolo”.
- Carpinteri L., A modo nostro, MGS Press.
- Giotti V., Colori, Riccardo Ricciardi. In fondo al volume c'è un piccolo vocabolario; alcune parole, prese da là e non confermate da altri, sono state evidenziate con la scritta (Giotti).
- Sardoni Barcolani Vivi , Versetti Sardonici, Bianca e Volta edizioni (sono i testi delle canzoni triestine del complesso).
- Starec R., Canzoniere triestino, Edizioni Italo Svevo.
- Zeper N. (traduttore), La divina comedia di Dante Alighieri - L’Inferno, MGS Press.
- Zeper N. (traduttore), La divina comedia di Dante Alighieri - El Purgatorio, MGS Press.
- Zeper N. (traduttore), Pinuci, MGS Press, traduzione di Pinocchio di Carlo Collodi.
Da questi testi si sono prese, vista la finalità del vocabolario, solo le parole che ci sono sembrate ancora in uso nella parlata corrente evitando le forme che sono sembrate desuete; qualche eccezione è stata fatta per Giotti, visto che alcune sue poesie sono reperibili sul web.
Le parole dei testi citati sono state traslitterate seguendo le regole esposte all’inizio di questa premessa.
