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dialetto:falsiamici

Falsi amici

In linguistica si chiamano falsi amici quelle parole od espressioni che in una lingua hanno un significato ed in un'altra ne hanno uno diverso, pur avendo notevoli somiglianze ortografiche e/o fonetiche.

Anche tra il triestino e l'italiano ci sono di questi falsi amici; è bene conoscerli per evitare fraintendimenti. Qui sotto ne riportiamo un elenco, probabilmente incompleto.

Parola Significato
ArmelìnNon è l'ermellino, mustelide dalla pregiata pelliccia, con il suo nome pronunciato con una “e” particolarmente aperta come succede spesso in triestino. È l'albicocca. Il passaggio dal genere femminile al maschile per il frutto è un'operazione comune; si vedano, ad esempio, in questa pagina pero e susin.
Bagno Se in una calda giornata d'estate un triestino dice vado al bagno“, non vuol dire che va alla toilette a rinfrescarsi; in italiano la traduzione corretta della frase triestina è “vado al mare”.
CapoCome in italiano sta ad indicare qualcuno che ha una certa autorità, ma non solo; come la parola signore in italiano, può essere un modo per rivolgersi a qualcuno: “La scusi capo, dove xe piaza Goldoni?” si potrebbe tradurre con “scusi signore, dove è piazza Goldoni?”.
Oltre a questi significati non possiamo dimenticare che “capo” nei bar di Trieste sta per cappuccino, che è un caffè macchiato col latte, a differenza del resto d’Italia dove la parola intende un caffè con molto latte e servito in una tazza. “Un capo in bi”, poi, significa un cappuccino in un bicchiere.
CucàrIn italiano “cuccare” ha molti significati: ingannare, cogliere sul fatto, rubare, rimorchiare un ragazzo o una ragazza. In triestino “cucar” vuol dire sbirciare oppure sporgere. /“El ga cucà nela camera” non vuol dire che ha fatto sesso nella stanza, ma che ha sbirciato dentro.
DèiNon sono quelli dell'Olimpo, per i quali forse si potrebbe usare il termine dii. Se è un sostantivo si riferisce alle dita, della mano o dei piedi; questi ultimi sarebbero, ad esempio, “i dei dei pie”. E nell'esempio vediamo che, come in italiano, dei può essere anche una preposizione articolata.
Potrebbe essere però anche un esortazione: “dei!” non è l'inizio di un'imprecazione rivolta agli dei di una religione politeistica, ma un'esortazione e sta per “orsù”, “suvvia”.
DesìoIn italiano desio o disio è una forma poetica per dire desiderio; Dante nel canto VIII del Purgatorio scrive

Era già l'ora che volge il disio
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio;

In dialetto desio è invece una gran confusione, un gran disordine. I xe vignui a ripararme una spina che spandeva e, co i xe 'ndai via, i ga lasà un disio” si tradurrebbe “sono venuti a ripararmi un rubinetto che perdeva e quando se ne sono andati hanno lasciato un gran disordine”.
FalòpaIn italiano è il bozzolo del baco da seta dentro al quale la crisalide è morta e, andando in putrefazione, ha macchiato la seta rovinandola. Un termine tecnico molto particolare. Vale anche per millantatore, bugiardo. In dialetto, però, sta per grosso sbaglio: go fato una falopa, ho commesso un grosso sbaglio.
FrègolaIn italiano è quello stato smanioso, precedente l'accoppiamento, che dimostrano gli animali, dai pesci in su. In triestino sta per briciola; “eser in fregola” sta, come in italiano del resto, per essere in uno stato smanioso, che non è detto debba precedere l'accoppiamento.
LasagnaOggi ha assunto anche in dialetto il significato di rettangoli di pasta che si usano nel pasticcio, come nella lingua italiana. Ancora, però, in triestino, il termine lasagne indica le tagliatelle e più in generale, la pasta a striscioline larghe e sottili e le lasagne al forno possono essere tagliatelle variamente condite e passate in forno.
MareL'acqua del porto di Trieste non è il mare ma “el mar”; mare, al femminile, è la madre.
MatoIn italiano avrebbe le due t e “mato” in triestino vuol senza dubbio dire anche matto, pazzo: “se no i xe mati no li volemo” se non sono pazzi non li vogliamo. Ma “mato” è anche sinonimo di tale; “quel mato che speta el tram” non indica un pazzo che aspetta il tram, ma semplicemente quel tale.
PèroNon è l'albero, che in dialetto si dovrebbe dire “perèr”, ma il frutto; quindi “el pero” sta per “la pera”.
PiadaIn italiano la “piada” è un cibo di strada, cantato anche da Giovanni Pascoli in una sua omonima poesia. In dialetto è una pedata, un calcio.
Più frequente, in italiano, è il suo uso al diminutivo “piadìna”; con l'accento sdrucciolo, però, in dialetto “piàdina” è la terrina.
PilaNo go pila“ non vuol dire che non ho più una batteria per accendere la lampada tascabile, ma che non ho soldi.
PrecìsoUna bilancia, in italiano, è precisa se ripetendo più volte la pesata otteniamo sempre lo stesso risultato; diremo che è esatta se ripetendo più pesate otteniamo un valore medio che è quello che dovremmo ottenere. In dialetto “preciso” sta piuttosto per identico, talvolta rafforzato da compagno o spudà. Se due gemelli sono indistinguibili diremo che “i xe precisi” oppure “I xe compagni precisi” o anche “precisi spudai”; quest'ultimo può avere un significato spregiativo o di disapprovazione.
PulìtoIn dialetto non si dice che una cosa è pulita, si dirà, piuttosto, che “la xe neta” o “netada”, o “lavada”.
Pulito in triestino può essere un avverbio di modo e vuol dire “bene”. Ad esempio “Come va suo fio a scola?” “Pulito”.
Può avere anche il significato di un'esclamazione. Davanti ad una situazione che al momento non ci prospetta una via di uscita diremo “Pulito ciò!” che si potrebbe tradurre con “Ben messi siamo!”
SpìnaIn dialetto può essere con lo stesso significato dell'italiano.
Si usa, però, al maschile, “spin” per definire la lisca del pesce.
Spina può essere anche, come in italiano, la parte terminale di un filo elettrico con la quale ci si connette alla rete attraverso una presa.
In dialetto, però spina è anche il rubinetto dell'acqua e la spina ioza vuol dire che il rubinetto dell'acqua perde.
Strucar[se]Struccare o, più comune, struccarsi, in italiano sta per levare il trucco.
In triestino “strucar una naranza” non vuol dire togliere il trucco ad un arancio, ma spremerlo per estrarne il succo.
Strucarse, invece, sta per pomiciare, starsene abbracciati stretti scambiandosi effusioni amorose.
SusìnNon è l'albero di susine, ma il frutto stesso. E può essere anche un bernoccolo.

Per facilitare la ricerca nel vocabolario, riportiamo qui sotto i riferimenti alle pagine del vocabolario Triestino - Italiano del sito

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dialetto/falsiamici.txt · Ultima modifica: 02-06-2020 10:31 da sono_piccolo_ma_crescero